Allacciare le scarpe da soli si può #Restiamoacasa

 

Qualche passo verso l’autonomia….ALLACCIARE LE SCARPE DA SOLI SI PUÒ!

In questo periodo a casa, in cui i tempi sono più lenti, i bambini e le bambine possono imparare ad essere più autonomi!

Oggi vi proponiamo il video per costruire una scarpa insieme ai vostri e alle vostre figli/e, proprio per aiutarli ad imparare ad allacciarla da soli!

Buon divertimento!

Materiali necessari:
un cartone (tipo quello delle scatole da scarpe)
un laccetto o un filo di lana spesso
un pennarello colorato a scelta
un pennarello nero
colla in stick
forbici
un cutter, o punteruolo, o forbici appuntite

Impariamo ad allacciare le scarpe!

Qualche passo verso l’autonomia….ALLACCIARE LE SCARPE DA SOLI SI PUÓ!In questo periodo a casa, in cui i tempi sono più lenti, i bambini e le bambine possono imparare ad essere più autonomi!Oggi vi proponiamo il video per costruire una scarpa insieme ai vostri e alle vostre figli/e, proprio per aiutarli ad imparare ad allacciarla da soli!Nei commenti troverete anche il template da scaricare e stampare.Buon divertimento!Materiali necessari:un cartone (tipo quello delle scatole da scarpe)un laccetto o un filo di lana spessoun pennarello colorato a sceltaun pennarello nerocolla in stickforbiciun cutter, o punteruolo, o forbici appuntite

Pubblicato da Associazione Officina Educativa su Sabato 11 aprile 2020

Storie in CAA #Restiamo a casa

In questa pagina metteremo a disposizione storie in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).

CAA è  un sistema di simboli ed immagini. In questo modo si favorisce la partecipazione alla lettura di bambine/i che ancora non sanno leggere,  con disabilità e difficoltà nella lettura, stranieri o con scarsa conoscenza dell’italiano.

Buona lettura!

Ape Tina fa una gita

 

 

 

 

La festa per Popi

 

La gabbianella e il gatto

 

 

Cappuccetto Rosso

 

 

 

Ape Tina fa colazione

 

 

Mimì è un gatto

 

 

 

 

Cowboy Timo

 

 

 

Ape Tina e la primavera

 

Bobo e Lele   

PARLARE DI BULLISMO ALLA SCUOLA DELL’ INFANZIA E ALLA PRIMARIA, SI PUÒ?

 

Quando si parla di bullismo, è facile pensare che tale fenomeno colpisca esclusivamente ragazzi e ragazze in età preadolescenziale e adolescenziale.

In realtà è possibile che, sia nella scuola dell’infanzia sia nel primo ciclo della primaria, si presenti il problema. Potrebbero venire sottovalutati alcuni segnali che, di fatto, sono veri e propri campanelli di allarme di qualcosa che potrebbe evolversi e svilupparsi in condotte aggressive stabili.Quando si lavora con bambini di questa fascia d’età, gli scontri tra bambini non possono essere sempre ridotti a semplici liti tra compagni.

Un intervento precoce può essere rilevante per la prevenzione del fenomeno, affinché non si sviluppi in modo incontrollato in un’età in cui intervenire sarebbe molto più complesso.

È bene ricordare che, a differenza degli interventi che si possono attuare con bambini più piccoli, correggere i comportamenti negativi in preadolescenti e adolescenti è assai difficile.

Differenze e somiglianze

Il bullismo all’infanzia e alla primaria è molto diverso rispetto alle classi superiori: all’infanzia è facile assistere soprattutto ad atti di emarginazione e prevaricazione come, per esempio, prendere possesso con prepotenza di giochi, oggetti, spazi, posti  a sedere oppure all’esclusione di alcuni compagni dai giochi. Soprattutto nell’ultimo biennio della scuola primaria (talvolta anche prima), possono insorgere anche aggressioni fisiche come schiaffi, spinte, pugni, aggressioni verbali quali offese, derisioni, insulti, oppure danneggiamento o sottrazione di oggetti di proprietà dei compagni.

Anche se il bullismo nei più piccoli è differente, alcune dinamiche sono le stesse che si possono riscontrare nei ragazzi più grandi, come la presenza di un “capo” che dirige i giochi e dei suoi gregari che eseguono gli ordini e lo sostengono. Un segnale cui prestare attenzione è la costituzione di una coppia o un trio molto affiatato e caratterizzato da un bambino che funge da leader, prevarica sugli altri e comanda. Spesso ci sono bambini che, pur di compiacere il leader, soddisfano le sue richieste, anche se questo significa assumere comportamenti negativi.

È importante quindi prestare molta attenzione a questi segnali, perché se alcuni episodi tendono a ripetersi è buona prassi pensare di pianificare un intervento mirato.

Come intervenire?

Come intervenire su questo tema con bambini di questa fascia di età?

Riconoscere situazioni a rischio nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della scuola primaria è più difficile che nelle classi superiori, poiché a quest’età è facile confondere comportamenti vivaci con atteggiamenti da bullo e viceversa. Allo stesso tempo, intervenire è più facile, perché è un’età in cui il carattere ancora non è formato ed è più plasmabile.

Un punto importante e di cui bisogna tenere sempre conto quando si decide di pianificare un intervento è scegliere degli strumenti che siano adatti alla fascia di età cui ci si sta rivolgendo. Alla scuola dell’infanzia l’intervento è più di tipo disciplinare, spiegando ai bambini i comportamenti scorretti nel momento stesso in cui si presentano. Scegliere insieme poche regole da rispettare utilizzando sempre le immagini perché siano comprensibili ai più piccoli.

Un altro strumento, adatto sia all’infanzia che alla primaria, è la favola o la fiaba: ad oggi è possibile trovarne moltissime che trattano il tema del bullismo in modo diverso a seconda dell’età del bambini. Partendo da una lettura di questo tipo è possibile affrontare un lavoro sulle emozioni, con i più piccoli di semplice riconoscimento per passare ad un lavoro più articolato con i più grandi attraverso la drammatizzazione della storia letta e di riflessioni sulle emozioni individuate al fine di sviluppare le competenze empatiche.

Sono molti gli ambiti su cui si può lavorare alla primaria al fine  di promuovere il benessere a scuola, educare al rispetto dell’altro e delle differenze, sostenere la comunicazione assertiva, educare alla prosocialità, condividere regole e valori. Altrettanti sono gli strumenti che ci permettono di effettuare un intervento efficace: oltre alla fiaba, il role-playing, giochi per promuovere la collaborazione fra pari, cooperative-learning, l’uso di storie sociali, attività di problem solving e molto altro ancora.

Questi strumenti permettono ai ragazzi di conoscere il problema del bullismo e i rischi che si possono correre senza parlare in modo esplicito del fenomeno che, vista la giovane età, è di difficile comprensione.

Il benessere richiede tempo

Un intervento, per risultare veramente efficace, non deve essere ridotto ad un numero definito di incontri limitato nel tempo. È importante che, intrapreso un percorso, esso sia mantenuto nel tempo. Questo tipo di lavoro, andrebbe svolto tutto l’anno scolastico in modo costante: scegliere un momento ogni settimana o ogni due settimane per affrontare alcuni temi (soprattutto alla scuola primaria) o per svolgere delle attività che prevedano l’uso degli strumenti sopra citati, permette ai bambini di comprendere a pieno e di interiorizzare modalità di comportamento e di relazione efficaci per il proprio e l’altrui benessere.

Il ruolo della scuola

La scuola è il primo luogo dove i bambini sviluppano le relazioni sociali tra loro e, proprio per questo ruolo educativo, deve impegnarsi a promuovere quei valori che favoriscano il benessere scolastico: educare gli alunni al rispetto reciproco rendendoli consapevoli dell’unicità di ciascuno, aiutarli a gestire le proprie emozioni, ad essere empatici, saper accettare e ascoltare le opinioni altrui, insegnare il rispetto delle regole per una convivenza civile e aiutarli a risolvere i problemi in modo efficace.

È importante che i bambini, fin da piccoli, prendano coscienza di se stessi e degli altri, perché il fenomeno del bullismo si può prevenire attraverso una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle altrui.

Impara l’arte. Il processo creativo nell’educazione

 “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per

                                                                                              guardarsi l’anima” (George Bernard Shaw)

 

Le attività grafico-figurative e plastiche sono connesse a processi percettivi, intellettivi e sociali propri delle varie fasi di sviluppo dell’individuo. In queste attività si rivelano alcune caratteristiche della capacità intellettiva e del carattere. In base a quanto detto, allora ci si domanda: “qual è il ruolo delle attività artistiche nell’educazione? Qual è il loro contributo nella formazione della personalità?” Sicuramente, nella produzione artistica c’è la convergenza delle emozioni, della percezione e del pensiero, che riconosce come inerente all’espressione il comunicare, l’uscire in qualche modo da se stessi, stabilendo un rapporto significativo con la realtà fisica e con gli altri, il considerare quindi l’arte come un fattore d’integrazione della personalità e dell’individuo con l’ambiente.

Il ruolo dell’arte nell’educazione

Poco importa se l’attività grafico-figurativa e plastica del bambino sia “arte” o meno. Per il bambino, l’arte non è la stessa cosa che per l’adulto. L’educazione artistica, non ha il compito e l’obiettivo di formare “artisti accademici” , bensì un ruolo più impegnativo, ed è quello di scoprire e sviluppare le capacità creative, presenti in ogni individuo fin dall’infanzia. Ciò indipendentemente dalle direzioni specifiche in cui esse potranno esplicarsi una volta adulto.

La produzione artistica può svolgere un compito di rilievo nello sviluppo della nostra società e merita per questo un posto non marginale nel sistema educativo.

Rapporto arte e bambino

Disegnare, dipingere o costruire costituiscono processi nei quali il bambino fonde elementi diversi del suo ambiente per ottenere un tutto nuovo e significativo. Nelle fasi di selezione, di interpretazione e di rielaborazione di questi elementi, il bambino ci dona ben più di un quadro o di un modellato; ci dona una parte di se stesso, ci rivela come pensa, come sente e come vede. Per il bambino questa è  un’attività dinamica e unificatrice.

Se osserviamo i bambini più piccoli, spesso troviamo in loro una libertà di azione che prescinde totalmente da tutte le conoscenze che l’umanità ha acquisito riguardo a quel determinato gesto. I bambini imparano a camminare senza una conoscenza intellettiva del controllo motorio implicito in quel movimento. Ciò che una persona sa, o non sa, può non avere alcun rapporto con l’azione creativa. Ci si sente dire a volte che ci sono delle fasi propedeutiche che precedono il processo creativo, e che la preparazione è il passo più importante. Tuttavia, si può notare come i bambini riescano a creare, qualunque sia il loro grado di conoscenza di cui dispongono. L’atto di creazione può fornire nuove indicazioni e nuove conoscenze per azioni ulteriori. Probabilmente la migliore preparazione per il processo creativo è l’atto creativo stesso.

L’educazione artistica, esercitata fin dai primi anni di vita, può determinare la formazione di un essere umano flessibile e creativo. Educare alla creatività significa investire sul futuro della società.

Nessun bambino deve essere considerato “incapace” di creare. In alcuni casi la creatività è nascosta sotto la superficie, ed è compito dell’adulto aiutarlo a liberarsi delle restrizioni indotte dal conformismo e dal proprio senso di insicurezza. A tutti i livelli di esecuzione creativa, essi hanno bisogno di essere incoraggiati a progredire oltre le loro capacità attuali e ad avvicinarsi quanto più possibile al conseguimento di uno spirito genuinamente creativo.

Le qualità dell’esperienza artistica

Per comprendere meglio il processo realizzativo e la sua relazione con l’ “educare” sono stati individuati dei fattori:

  • La sensibilità verso i problemi, gli atteggiamenti delle altre persone e le esperienze di vita. La capacità di usare gli occhi per vedere ma anche per osservare, le orecchie per udire ma anche per ascoltare, le mani per toccare ma anche per sentire.  Certamente questa è l’esperienza centrale nell’attività di manipolazione dei materiali artistici, nella quale la sensibilità verso una linea o forma può essere incoraggiata e sviluppata a tutti i livelli di età.
  • La scioltezza è la capacità di produrre un gran numero di idee in un breve lasso di tempo e di essere capaci di pensare velocemente e liberamente. Questa scioltezza può essere intesa sia verbale che non. Certo è che il soggetto creativo possiede la capacità di venire a capo di un problema con numerose soluzioni e idee.
  • La flessibilità nell’adattarsi a nuove soluzioni e di cambiare il proprio pensiero in maniera rapida. E’ esattamente l’opposto della rigidità, dello stato di chi è cocciutamente ostinato nel proprio atteggiamento. Il colore può versarsi o lo scalpello scivolare, chi li sta utilizzando deve adattarsi e trarre vantaggio dall’ imprevisto. L’ incidente gli potrà fornire un mutamento e un nuovo indirizzo di pensiero.
  • L’originalità probabilmente è l’attributo più noto del soggetto creativo. E’ la capacità di pensare a nuove risposte, che si colloca all’opposto di tutto ciò che è banale e scontato.
  • La ridefinizione (o riorganizzazione) è la capacità di riadattare le idee o di mutare l’uso o le funzioni degli oggetti, di vederli sotto una nuova luce. E’ apparentemente una qualità per cui si utilizza ciò che già si sa, ma per scopi nuovi e diversi. Il fatto di spostare o cambiare elementi costituisce un processo costante di riorganizzazione. La sperimentazione di materiali nuovi porta continuamente a nuove esperienze.
  • L’astrazione è la capacità di analizzare le varie parti di un problema o di vederne gli specifici rapporti.
  • La sintesi è la capacità di riassumere diversi elementi di un complesso in una nuova forma.
  • L’organizzazione è la capacità di gestire le varie parti in maniera efficiente.

Queste sono solo alcune delle qualità fondamentali di ogni esperienza artistica.

Nell’ educazione artistica, che non è da confondersi con le Belle Arti, si pone l’accento sull’effetto che i processi creativi hanno sugli individui.

L’arte come amica

In poche parole, dipingere, disegnare o costruire rappresentano processi costanti di assimilazione e creazione, mediante i quali si acquisisce attraverso i sensi, un vasto insieme di conoscenze. Queste vengono accumulate e unificate nell’Io psicologico, e utilizzate attraverso forme nuove degli elementi che appaiono adatte di volta in volta alle necessità estetiche dell’artista. E’ l’interazione tra i simboli, l’Io e l’ambiente che fornisce il materiale per i processi intellettivi astratti.

L’ uomo apprende mediante i sensi. La capacità di vedere, di sentire, di udire, di odorare e di gustare fornisce i mezzi da cui si origina una interazione tra lui  e l’ambiente. Perciò l’arte dovrebbe diventare l’amica a cui i bambini  si rivolgono con le loro gioie e i loro dolori, i loro timori e le loro frustrazioni, tutte le volte che le parole divengono inadeguate. Attraverso tali esperienze, l’espressione artistica diviene per il bambino “parte integrante di tutto il corso della vita”.

 

Comunicazione Aumentativa Alternativa e Autismo: quale legame?

 

Co’sé la Comunicazione Aumentativa Alternativa?

Con il termine Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) si intendono le modalità di comunicazione che possono aiutare le persone che hanno difficoltà a utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio verbale e la scrittura.

La CAA andrebbe considerata come un approccio integrato piuttosto che come una tecnica specifica, a causa della varietà di modelli e aree di applicazione in cui si è sviluppata negli anni.

Il termine Aumentativa connota la possibilità di facilitare e sostenere l’apprendimento del linguaggio verbale e lo sviluppo della consapevolezza per cui è possibile cambiare l’ambiente fisico facendo richieste all’interlocutore.

Il termine Alternativa si riferisce invece alla possibilità di apprendere codici di comunicazione alternativi a quelli basati sul linguaggio verbale, con la conseguente possibilità di utilizzare codici basati su immagini e simboli.

 

Perché usare la CAA in caso di Disturbo dello spettro autistico?

 Sebbene non rappresenti un approccio sviluppato esclusivamente per l’intervento educativo di individui con un Disturbo dello spettro autistico (DSA), l’applicazione dei sistemi di CAA basati sull’utilizzo di immagini e simboli rappresenta ad oggi uno strumento di fondamentale importanza nel trattamento delle difficoltà comunicative dei bambini con DSA.

Data la centralità dei deficit comunicativi, presenti spesso anche nelle forme di alto funzionamento cognitivo, si rende necessario fornire risposte adeguate ai bisogni educativi speciali di questi individui.

I soggetti affetti da DSA spesso non riescono a comprendere le domande dell’interlocutore e allo stesso tempo non riescono ad esprimersi con gesti e parole. Si può riscontrare anche l’incapacità di comprendere i significati delle frasi. Dunque non è possibile per loro avviare una discussione in maniera autonoma. Pertanto la CAA ha il compito di compensare tali invalidità cognitive attraverso un sistema basato su simboli e immagini che facilita la comprensione.

 L’utilizzo della CAA può essere utile anche per i bambini che hanno ricevuto una diagnosi di Sindrome di Asperger. La possibilità di condividere un codice di comunicazione basato su simboli e immagini consente difatti ai bambini con elevata funzionalità cognitiva di esprimere le proprie emozioni e desideri.

 

Un sistema CAA: l’agenda visiva

L’uso delle sequenze temporali, basato sull’utilizzo di agende visive come le tabelle di comunicazione prima-dopo, può risultare utile in qualsiasi intervento educativo orientato all’insegnamento di abilità pragmatiche e comunicative ai bambini con DSA ad alto e basso funzionamento cognitivo. Un compito fondamentale nella strutturazione del contesto educativo per questi individui è svolto dalle agende visive per l’organizzazione delle attività quotidiane, nel contesto familiare e ed educativo. La tabella di comunicazione prima-dopo permette difatti una maggiore comprensione della sequenza di attività da svolgere. I simboli relativi alle attività da svolgere prima delle altre vengono posizionati a sinistra, mentre quelli che indicano le attività successive si trovano sulla destra. Un tipico esempio è rappresentato dal simbolo del bambino seduto alla scrivania o dal simbolo della lettura (libro aperto) che in genere indica la scuola. Il simbolo corrispondente all’attività successiva (ad esempio il simbolo del pranzo) è posizionato a destra.

L’organizzazione di un contesto educativo basato su schemi visivi consente inoltre la riduzione del disagio associato alle alterazioni della percezione temporale. L’uso immediato del simbolo che rappresenta l’attività che il bambino sta svolgendo, ad esempio, ha un effetto rassicurante sulla sua percezione della quantità di tempo rimanente al termine dell’attività. La tabella prima-dopo è una forma di adattamento dell’ambiente di apprendimento allo specifico profilo cognitivo tipicamente associato ai DSA caratterizzato da rigidità e comportamenti problematici, spesso causati proprio dall’ansia di non sapere quando termineranno le attività proposte e quale sarà l’attività successiva.

 

Favorire le abilità sociali

 I sistemi di CAA possono favorire la capacità di conversazione e facilitare l’apprendimento della lingua e il suo corretto utilizzo nelle diverse circostanze. La capacità di utilizzare la lingua in modo appropriato nei diversi contesti sociali e l’abilità di iniziare e mantenere una conversazione sono aspetti carenti del bambino con DSA. Pertanto, l’uso mirato dei sistemi di CAA, potrebbe anche fornire opportunità per il miglioramento delle abilità sociali. In altre parole, le opportunità offerte dai sistemi di CAA possono contribuire allo sviluppo della comunicazione funzionale nei bambini con alto funzionamento cognitivo.

 

Prevedibilità dell’ambiente

Il profilo cognitivo dei bambini con DSA è caratterizzato da esigenze educative specifiche rappresentate dal bisogno di prevedibilità e di mantenere routines stabili.  Pertanto, i sistemi di comunicazione basati sulla CAA possono rappresentare una soluzione appropriata in risposta a questa esigenza, basata sulla responsabilizzazione del contesto ambientale. Tale contesto di apprendimento è in grado di stimolare l’iniziativa spontanea del bambino facilitando la comprensione delle istanze proposte dal sistema educativo.

 

L’utilizzo di CAA nel contesto scolastico

Le opportunità offerte da questo sistema di facilitazione della comunicazione possono essere facilmente dedotte, specialmente se la sua attuazione è promossa già dai primi anni della scuola dell’Infanzia. L’insegnante può infatti indicare sulla tabella comunicativa il simbolo corrispondente all’attività che il bambino sta facendo e i simboli delle attività seguenti per aiutarlo a comprendere la struttura temporale di ciascuna sessione di attività. In questa prospettiva, l’uso dei sistemi di CAA potrebbe essere considerato un supporto efficace all’apprendimento della comunicazione spontanea funzionale per il bambino con DSA.

L’approccio della CAA fornisce uno sfondo adeguato per l’introduzione di sistemi educativi basati sull’uso di programmi visivi e, più in generale, di tutti i sistemi che prevedono lo sfruttamento delle capacità di memoria visiva, una competenza generalmente conservata nel profilo cognitivo associato al disturbo autistico.

Grazie alla CAA, i soggetti affetti da DSA possono interagire con il mondo esterno e sentirsi liberi di comunicare. I sistemi di CAA, in altre parole, rappresentano un’opportunità di comunicazione per promuovere processi partecipativi di persone con disabilità nelle decisioni che potrebbero influenzare il loro destino, con la conseguente possibilità di favorire il loro benessere ed esercitare i loro diritti di cittadinanza.