TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – FEBBRAIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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FEBBRAIO
LE BUGIE: giorno 1

Iniziamo la settimana con Piccoli fantasmi  di T. Robberecht e P. Goossens Ed. Zoolibri

Piccoli fantasmi è un albo che descrive cosa succede alla coscienza quando si dicono le bugie.

Sara ama giocare con i gioielli della mamma. Ce n’è uno in particolare con cui vorrebbe giocare di più: la collana di perle. La mamma le ha proibito di toccarla e questo divieto non fa altro che rendere l’oggetto ancora più desiderabile.

La voglia di prendere la collana è tale che la bambina entra di nascosto in camera della mamma e gioca con il gioiello ma, ahimè, si rompe e le perle rotolano sul pavimento. Nascoste le perle in fondo al cassetto, la bambina comincia a nascondere anche la verità. Inizia così a dire una serie di bugie pur di non essere scoperta.

Succede però che, ad ogni bugia detta, dalla bocca di Sara esca un fantasmino dispettoso che canticchia ciò che la bambina non riesce a dire, cioè la verità. Nessuno, oltre lei, può sentire o vedere gli spiriti spioni e, con il passare dei giorni, i fantasmi diventano sempre più numerosi. Gli spettri, che altro non sono se non la coscienza della bambina, la disturbano continuamente: non la lasciano dormire di notte, si intromettono tra lei e il papà nel momento delle coccole, la inseguono mentre va a scuola.

Il senso di colpa provato da Sara è tale da portarla ad isolarsi in un angolo della casa per piangere.

Il messaggio trasmesso dall’albo è chiaro: le bugie costruiscono un muro tra noi e le persone a cui vogliamo bene, ci impediscono di vivere serenamente la quotidianità, ci perseguitano in ogni momento.
Una volta che la protagonista riuscirà a dire la verità, i fantasmi spariranno e la bambina capirà cosa succede quando si raccontano le bugie. Il finale è interessante: Sara ammette che, nonostante l’esperienza vissuta, talvolta fatica ancora a raccontare tutto a mamma e papà. L’ultima pagina dell’albo sottolinea quanto sia importante instaurare con i propri figli un rapporto di fiducia, che consenta ai bambini di aprirsi con i propri genitori nonostante le possibili conseguenze.

Le illustrazioni di Piccoli fantasmi riempiono l’intera pagina e descrivono molto bene la storia. La protagonista, dal viso dolce e rotondo, è l’unica a essere disegnata per intero. Di mamma e papà, per tre quarti del libro, si scorgono solo le gambe per poi comparire in modo completo alla fine del racconto, cioè nel momento in cui la bambina dice la verità. Sembra quasi che la consapevolezza di mentire le impedisca di guardare negli occhi i propri genitori. L’unico altro personaggio disegnato per intero fin dall’inizio è il gattino di casa, testimone del guaio commesso da Sara e custode della verità. Il piccolo animale, proprio per questo, sembra riuscire a vedere i fantasmini che escono dalla bocca della bambina, disegnati con un’espressione un po’ antipatica e dispettosa.

 

LE BUGIE: giorno 2

Oggi proponiamo Teodoro e il fungo parlate di L. Lionni Ed. Babalibri

Teodoro e il fungo parlante racconta di quanto le bugie abbiano le gambe corte e che, prima o poi, la verità viene a galla.

Teodoro è un topo pauroso che vive con quattro amici nel ceppo di una vecchia quercia. Ogni coinquilino si vanta di una qualità posseduta: la lucertola può farsi ricrescere la coda come una magia ogni volta che la perde, la rana può nuotare sott’acqua, la tartaruga può rinchiudersi nel suo guscio. E il piccolo topo? Imbarazzato, senza riuscire a trovare nessuna qualità che possa essere considerata straordinaria, a Teodoro viene in mente solo una cosa: “Io posso correre”. Gli amici lo deridono per quella che, ai loro occhi, non è certo una caratteristica di cui vantarsi.

Un giorno accade qualcosa che cambierà la vita del topo: mentre scappa impaurito, convinto di essere attaccato da un gufo, che in realtà è solo una foglia che cade da un albero, Teodoro si nasconde sotto un grosso fungo blu che è in grado di dire un’unica parola:”Quirp”.

Al topolino balena un’idea: inventarsi una storia per ingannare gli amici. Racconta loro di avere scoperto un fungo parlante. “Ne esiste uno solo in tutto il mondo”, sussurra Teodoro agli altri animali. “È il fungo della verità, ho imparato il suo linguaggio e dice che il topo deve essere venerato da tutti gli animali”.

Dal quel momento, il piccolo protagonista diventa re, gli amici gli costruiscono una corona e lo trasportano su cuscini di fiori.

Peccato che la menzogna venga presto svelata: un vero guaio per il topolino! Spaventato dalla rabbia dei suoi amici, fugge veloce attraverso il bosco e scopre che, in fondo, saper correre non è poi tanto male!

Teodoro e il fungo parlante, dal finale un po’ crudele in cui il protagonista non viene perdonato dagli amici adirati, è un albo che racconta di quanto le bugie abbiano vita breve e di come la delusione e la rabbia di coloro che vengono ingannati possa rovinare per sempre la fiducia riposta nelle persone che hanno commesso il tradimento.

Le illustrazioni, che ricordano un collage fatto di carte colorate e dai bordi strappati, sono arricchite di tratti a matita. Sfogliando le pagine si ha l’idea di percorre, insieme ai personaggi, i diversi panorami che fanno da cornice alla storia: si passa dal bosco e se ne superano i confini, si arriva ai campi di erica e oltre colline mai attraversate prima per giungere alla valle dove, infine, la menzogna sarà svelata.

 

LE BUGIE: giorno 3

Oggi vi proponiamo Le bugie di Marino di R. Aliaga, S. Mulazzani Ed. Logos

Le bugie di Marino è un albo che racconta del sottile confine tra realtà e immaginazione. Talvolta i bambini e le bambine sono talmente presi/e dalle loro fantasie da rendere difficile, sia per se stessi che per gli altri, capire cosa sia reale e cosa no.

La bugia, in questo caso, viene detta sì per giustificare una propria inadempienza (il protagonista marina la scuola), ma diventa quasi reale, tanto che Marino si immedesima nella bugia raccontata arricchendola di numerosi personaggi di fantasia.

Marino è un topolino che vive in campagna. La mattina la nonna lo sprona per andare a scuola. “Forza, Marino, sbrigati” disse la nonna “Oppure stamattina farai tardi a scuola!” Marino uscì dalla sua tana, ma di andare a scuola non ne voleva sapere… Era un topo di campagna, mica un topo di biblioteca!

Così il topolino decide di saltare la scuola per andare a cercare mandorle e nocciole. Marino corre rapito dall’immensità della campagna, si diverte a fare capriole e nel suo vagare incontra altri animali e ognuno gli chiede sempre la stessa cosa: “Che cosa ci fai da queste parti, Marino? Dovresti essere a scuola!” Il piccolo protagonista inizia così ad inventare una serie di storie come giustificazione del fatto di non essere dove dovrebbe: alla pecora racconta di aver incontrato un lupo cattivo che l’ha fatto scappare, alla gallina di essersi imbattuto in una volpe che lo voleva assaggiare, al passero di aver visto un gatto pronto a metterlo nel piatto.

Tutti questi personaggi di fantasia prendono vita e iniziano a rincorrere Marino e gli altri animali della fattoria. Stanco dei personaggi da lui stesso creati, Marino torna a scuola, confessa al maestro di essere in ritardo, perché voleva cercare noci e mandorle, e di aver mentito per sfuggire alle domande della pecora, della gallina e del passero. Raccontata la verità, avviene la distinzione tra realtà e fantasia, i feroci predatori scompaiono magicamente e tutti tornano alla serenità, compreso Marino.

I testi sono semplici, scritti in rima, adatti alla lettura con i bambini e le bambine più piccoli/e che facilmente si riconosceranno nel protagonista e nel suo giocare con la fantasia, proveranno sollievo nel finale, in cui si capisce come tutto ciò che è frutto dell’immaginazione può svanire, basta volerlo.

Le illustrazioni, realizzate con un misto di tecniche, occupano l’intera pagina. Il protagonista, vestito con una salopette a righe, si muove tra le pagine come se danzasse. Mentre Marino corre nella campagna, tanto che “A volte gli sembrava perfino di volare”, osserva i panorami, rappresentati in una prospettiva dall’alto, proprio come se stesse volando. I personaggi di fantasia sono disegnati con la matita, il loro colore è lo stesso dello sfondo, come se fossero trasparenti, proprio per sottolinearne l’irrealtà. Stessa cosa riguarda il testo che ne descrive la comparsa, composto di lettere senza riempimento.

 

LE BUGIE: giorno 4

La proposta di oggi è Tea quanto pesa una bugia?  di S. Serrelli Ed. Giunti Kids

Tea quanto pesa una bugia fa parte di una collana di libri che vede protagonista la piccola Tea, una bambina di sei anni. In questo albo si affronta il tema del senso di colpa e delle sensazioni che si provano quando si dicono le bugie.

Tea non ha mai mentito, tanto che alla domanda posta dal maestro alla classe: “Quanto pesa una bugia?”, proprio non sa rispondere.

Durante il pranzo con mamma e papà, la bambina racconta la sua prima bugia: i genitori le chiedono come sia andata la verifica di matematica e Tea, consapevole di non essere andata bene, mente spudoratamente: “Bene, ho preso un bel voto” risponde Tea tenendo gli occhi bassi sul piatto.

Fin dalle prime pagine vengono descritti quali effetti può provocare raccontare le bugie: incapacità di guardare negli occhi l’interlocutore, diventare rossi in volto, difficoltà a dormire, sentire un peso sul cuore.

I genitori non solo le credono, ma la riempiono anche di complimenti: inizialmente Tea si sente soddisfatta, pensa che mentire sia molto facile, tanto che si sente tranquilla e quando va la parco a giocare con le amiche, quasi si dimentica dell’episodio. Tutto cambia nel momento in cui la bugia detta le si ripresenta davanti agli occhi in ogni momento: il padre le dice di avere raccontato ai colleghi di lavoro del bel voto preso, la mamma che la nonna, saputo del suo successo scolastico, le vuole regalare la bambola tanto desiderata. Tea si sente schiacciata dai sensi di colpa per aver ricevuto lodi non meritate e prova tristezza.

Il peso che sente per la menzogna detta, è rappresentato nel libro come un grosso macigno che la schiaccia e che diventa sempre più grande ogni giorno che passa. Quando il sasso ormai è così grosso da non poter essere più sopportato, Tea urla a tutta la famiglia la verità, esausta dalla situazione che lei stessa ha creato.

Tea quanto pesa una bugia è un albo che aiuta bambini e bambine a prendere consapevolezza di ciò che comporta raccontare bugie e spiega quanto sia importante riuscire a dire la verità. Spesso capita che le persone che ci vogliono bene e che ci conoscono a fondo si accorgano molto presto delle nostre menzogne, proprio perché il peso che si prova per averle dette ci porta a comportarci in modo diverso dal solito e scatena in noi una serie di reazioni che ci tradiscono.

Le illustrazioni, per lo più caratterizzate da sfondi vuoti che mettono in risalto i personaggi, sono molto colorate. I comportamenti che accompagnano le bugie sono ben rappresentati: lo sguardo basso di Tea mentre sta mentendo, il rossore sulle guance, l’espressione triste. I genitori sono mostrati per intero solo nel momento in cui la piccola protagonista confessa di aver mentito: dire la verità toglie dall’imbarazzo e riunisce agli affetti più cari.

 

LE BUGIE: giorno 5

Oggi vi proponiamo  È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario  di I. Lammertink, E. Vermeltfoor Ed. Clavis

L’albo di oggi spiega ai bambini e alle bambine l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, attraverso una storia che vede protagonista Matilde, una bambina molto vivace. Ogni volta che commette una marachella, Mati incolpa sempre qualcun altro.

Un giorno, mentre si trova a casa della nonna, la bambina vede un barattolo di caramelle alla frutta: la voglia di mangiarle è tale da prenderle senza chiedere il permesso. In un lampo, Matilde svuota il vaso delle caramelle. “Chi avrà mai svuotato il barattolo delle caramelle?” chiede la nonna a Mati. La bambina, ancora con la bocca piena, indica il muro ed esclama: “Non sono stata io, è stata BIRBA! ECCOLA QUI!”

Birba non è altro che la sua ombra proiettata sul muro, che incarna l’amica immaginaria di Matilde. Da quel momento, Mati combinerà diversi guai ed ogni volta darà la colpa alla sua dispettosa amica, anche quando viene colta sul fatto. Colpevolizzare Birba diventa la normalità, tanto che l’ombra ad un certo punto si stacca dai piedi di Matilde e si muove autonomamente.

I disastri commessi dalla bambina si accumulano sempre più: rompe i vasi della vicina di casa, suona i campanelli di una palazzo disturbandone gli abitanti, imbratta il muro di casa con la vernice rossa e molto altro ancora! Fino a quando, in un pomeriggio piovoso, Matilde fa il grande passo e si prende la responsabilità di ciò che ha combinato: mentre è sdraiata sul tappeto di casa a giocare con il suo cagnolino, la bambina trova il rossetto della mamma e decide di mettersene un po’ sulle labbra. Purtroppo il rossetto le cade sul tappeto e il cane inizia a giocarci sporcando dappertutto!  “Chi ha combinato questo disastro?” chiede la mamma. Mati si guarda intorno ma… non vede nessuno.

Non riuscendo a trovare Birba, Matilde dovrà ammettere di essere stata lei a combinare il guaio.  Questo è il momento in cui l’amica immaginaria della bambina svanisce. Matilde riconosce i propri errori, li accetta e non teme di ammetterli, perché ha raggiunto la consapevolezza che, anche se lo farà, gli adulti che fanno parte della sua vita continueranno a volerle bene.

È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario è un albo che parla non solo di bugie e di assunzione di responsabilità, ma anche di amici immaginari.

Capita di frequente che alcuni/e bambini/e si creino un compagno immaginario, condizione che può destare nei genitori preoccupazione. In realtà l’amico immaginario è per il bambino e la bambina una presenza utile, perché permette di proiettare su di lui i propri sogni e le proprie paure. Crescendo, il/la bambino/a svilupperà una maggiore consapevolezza di sé e imparerà ad affrontare il complesso mondo degli adulti, fatto anche di regole e divieti.

L’albo è dotato di un approfondimento che spiega ai genitori come comportarsi con un/una bambino/a che ha un amico immaginario.

Le illustrazioni, molto colorate, riempiono l’intera pagina. Matilde è disegnata con un aspetto da vera monella: capelli corti che le danno un’aria sbarazzina con il viso coperto da lentiggini. L’idea di rappresentare Birba come l’ombra della bambina, chiarisce che il ruolo dell’amico immaginario è proprio quello di proiettare su di lui i propri timori e desideri.

 

LE BUGIE: giorno 6

La proposta di oggi è Voglio il mio cappello!

In Voglio il mio cappello! si racconta di due aspetti legati alle bugie: a volte chi mente continua a farlo nonostante la bugia sia evidente, pur di farla franca; le conseguenze delle bugie, per chi inganna, spesso non sono piacevoli.

I personaggi di questo albo sono gli animali del bosco, il protagonista un orso che non trova più il suo cappello rosso. L’orso inizia così a chiedere agli abitanti del bosco se abbiano visto il suo cappello: alla volpe, alla tartaruga, al serpente e a molti altri. Nessuno ne sa nulla, c’è chi ne ha visto uno blu, chi addirittura non sa neanche cosa sia un cappello.

Arriva il turno del coniglio che, senza dubbio, è il colpevole. L’animale, infatti, indossa il rosso cappello dell’orso, il quale non si accorge di niente, nonostante il coniglio lo porti sfacciatamente in testa. Alla fatidica domanda: “Hai visto il mio cappello?” il coniglio risponde in modo agitato e confuso, come se fosse stato ingiustamente accusato di una colpa mai commessa. È chiaro che il coniglio è consapevole di essere il ladro e invia una serie di segnali fisici e verbali che ne sottolineano la colpevolezza.

L’orso, ormai rassegnato al fatto che non troverà mai più il suo cappello, improvvisamente si rende conto di chi gliel’ha rubato e, naturalmente torna a riprenderselo! Il finale è molto divertente, anche perché a vestire i panni del bugiardo sarà proprio l’orso!

Voglio il mio cappello! è un albo che affronta in modo spassoso ed ironico il tema della menzogna, toccando diversi aspetti: non solo insegna a riconoscere i segnali di chi sta mentendo, ma anche ad essere consapevoli che la menzogna può tornare indietro, come dice il proverbio “chi la fa l’aspetti”: ingannare gli altri, infatti, può portare a conseguenze e a problemi non sempre facili da risolvere.

Le illustrazioni sono davvero esilaranti: tutti i personaggi sono molto buffi. L’orso ha, per tutto l’albo, la stessa espressione che cambia solo nel momento in cui capisce di essere stato ingannato. Lo sfondo è assente, mettendo in risalto i personaggi. Soltanto la pagina in cui l’orso si rende conto di essere stato preso in giro dal coniglio è colorata di rosso, sottolineando la rabbia del protagonista. Stessa cosa riguarda la parte in cui parla il coniglio: il testo è scritto di rosso, come a mettere in evidenza l’agitazione dell’animale, consapevole della sua disonestà.

 

LE BUGIE: giorno 7

Come ultimo albo della settimana proponiamo La bugia di C. Grive, F. Bertrand Ed. Lapis

Come vive un/una bambino/a la consapevolezza di aver detto una bugia? Che effetti ha sulla vita di tutti i giorni?

La protagonista di La bugia, un giorno, mentre pranza con i suoi genitori, dice una bugia. Non si sa quale sia la menzogna detta, non è importante: quello che conta è che sia stata detta. Inizialmente la bugia prende la forma di un piccolo pallino rosso sospeso sulla testa della protagonista mentre legge seduta sulla poltrona. E nemmeno se ne accorge. Quando la bambina si reca in camera per andare a dormire, la bolla rossa la segue e si posiziona accanto al comodino. La bambina la vede e sa che si tratta della bugia.

La mattina seguente è ancora lì, più grande del giorno prima, davanti al lampadario. La piccola le sussurra di andarsene. La bugia ubbidisce, ma dopo poco ritorna, mentre è in bagno a lavarsi i denti. Il pallino rosso la segue ovunque e diventa sempre più grande, tanto quanto aumenta il disagio provato dalla bambina. Lo ritrova per strada mentre va a scuola, copre il viso della maestra, le impedisce di godersi il momento del bagno. E mai l’abbandonerà, fino a quando non riuscirà a dire la verità.

La bugia analizza gli stati d’animo e le paure che i bambini e le bambine provano quando sanno di aver mentito. Come la protagonista, si pongono delle domande: “Dopo una bugia, le persone non ti credono più?” “Dopo una bugia, le persone non ti vogliono più bene?”

È un albo che si sofferma sulla presa di coscienza delle possibili conseguenze dell’atto di mentire, ma anche sull’importanza che i genitori si accorgano del disagio dei/lle propri/e figli/e, in modo che i bambini e le bambine si sentano accolti e riescano ad ammettere di non essere stati sinceri. E a quel punto, potranno far esplodere la bolla rossa.

Le illustrazioni, esasperate, sono caratterizzate da prospettive distorte. La bugia, sotto forma di bolla rossa, aumenta sempre più di volume, per sottolineare l’angoscia della bambina che diventa sempre più profonda. Molto carino il finale, in cui il momento della confessione viene rappresentato da uno spillo che, bucando la bolla, la fa esplodere.

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – GENNAIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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GENNAIO
L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 1

La proposta di oggi è Orecchie di farfalla  di Luisa Aguilar e André Neves ed. Kalandraka

È comune che i bambini  e le bambine si divertano, quasi fosse un passatempo, a prendere in giro i coetanei per i loro difetti fisici, per come si vestono, o perché non possiedono oggetti all’ultima moda.

Orecchie di farfalla è un albo che tratta in modo poetico questo tema.

Il libro inizia con un gruppo di bambini/e che canzonano la piccola protagonista, Mara, per un suo difetto fisico: “Mara ha le orecchie a sventola!” La mamma la rassicura trasformando ciò di cui la bambina si vergogna in qualcosa di particolare e ricco di originalità: “No, figlia mia. Hai le orecchie come farfalle”. Da questo momento, Mara vede se stessa da un altro punto di vista e non sente più il bisogno di nascondere ciò che la caratterizza, ma sceglie di valorizzare ogni sua diversità.

Saprà così rispondere decisa alle provocazioni di bambini e bambine: “Mara s’è vestita con una tovaglia!” “No! Ho un vestito per giocare a scacchi o a dama!”, le sue scarpe consumate diventano scarpe che hanno molto viaggiato, la sua pancia che brontola un’orchestra che suona. Saranno molte le risposte che la bambina darà ai coetanei dispettosi per mostrare a loro, ma soprattutto a se stessa, che quello che può apparire come un difetto è, in realtà, una ricchezza.

Orecchie di farfalla è un albo che racconta di un viaggio interiore in cui si impara ad apprezzare la propria unicità, ad essere orgogliosi della propria diversità per giungere, infine, all’accettazione di sé.

Un albo utile per iniziare ad aiutare i bimbi  e le bimbe a non cadere nella trappola dell’omologazione, adatto soprattutto alla fascia d’età in cui il desiderio di far parte di un gruppo è forte e può comportare problemi.

Le illustrazioni sono molto fantasiose e originali, da guardare e riguardare

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 2

L’ albo che proponiamo oggi è: Alla ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein ed. Orecchio Acerbo

Alla ricerca del pezzo perduto è un albo che presenta moltissimi spunti di riflessione. Nella lettura del libro, emerge un importante messaggio: il voler raggiungere la perfezione non solo è frustrante, poiché impossibile, ma anche inutile, perché è proprio l’imperfezione a rendere le persone uniche. E l’unicità è bellezza.

Il lungo viaggio che percorre il nostro piccolo protagonista, è ricco di incontri e di peripezie. Fa capire quanto il raggiungimento della felicità e della soddisfazione personale non sia legato unicamente all’arrivo, ma si costruisca nel tragitto che si compie, talvolta costellato di difficoltà da superare.

In questo albo si toccano temi quali: il senso d’incompletezza, la ricerca di qualcosa che colmi un vuoto, la difficoltà a trovare la parte percepita come mancante, la frustrazione che ne consegue e la scoperta che ciò che può sembrare una mancanza o un difetto è in realtà un valore. Ed è proprio tale scoperta a portare ad una rivalutazione di sé.

Ne Alla ricerca del pezzo perduto si racconta di un cerchio imperfetto, a cui, per l’appunto, manca un pezzo. Lo spicchio vuoto, in realtà, assomiglia ad una bocca, con cui il protagonista riesce a parlare, cantare e sorridere.

Il cerchio rotola, alla ricerca del suo pezzettino. Il suo rotolare è lento e se è vero che la mancanza della piccola parte gli impedisce di muoversi agilmente, gli permette però di fermarsi a chiacchierare con un verme, gli dà occasione di annusare il profumo di un fiore, di ammirare una farfalla.

Il viaggio è lungo e difficoltoso, il protagonista supera giungle e paludi, attraversa oceani, rotola sotto la pioggia e sotto la neve. Incontra molti pezzi, ma nessuno è quello giusto. C’è chi è troppo grande, chi è troppo piccolo, chi è troppo appuntito e la ricerca continua fino a quando non trova quello che calza a pennello. Ed ora che il piccolo cerchio è perfetto, sarà davvero felice?

Le illustrazioni, in bianco e nero, sono essenziali ed elementari, ma straordinariamente espressive nella loro semplicità. L’illustratore mantiene sempre la linea orizzontale, come a voler rappresentare un lungo viaggio, una strada su cui il protagonista si muove senza sosta e che porta il lettore a viaggiare insieme a lui, alla ricerca della felicità.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 3

La proposta di oggi è Leo otto volte eroe di Sara Sahinkanat e Paolo Domeniconi ed. Sinnos

Diventare grandi non è facile. Spesso capita che non ci piaccia come siamo fatti, che gli altri ci sembrino meglio di noi: sono più alti o più magri, con il naso più bello o con le gambe più lunghe. Accettare la propria natura e riconoscere le potenzialità di cui siamo dotati è un difficile compito.

L’albo racconta di un piccolo polpo che fatica ad accettare se stesso: Leo ha, come tutti i suoi simili, otto tentacoli che sono la sua disperazione. Per vestirsi si deve svegliare prestissimo, quando ancora il sole non è spuntato e togliere il pigiama è una vera fatica, con ben otto maniche da sfilare! Per non parlare dei vestiti da indossare… una vera tortura! Anche fare colazione risulta un’impresa complicata. In inverno poi, tra maglione, cappotto e guanti, impiega un’eternità ad uscire di casa.

Leo ogni giorno sogna di diventare un’anguilla, per poter vestirsi indossando tutto il corpo in una sola manica. Una mattina, mentre si reca a scuola con lo scuolabus, accade qualcosa di inaspettato: la sua amica anguilla è in grave pericolo e l’unica cosa che permetterà di evitare una tragedia saranno proprio i suoi otto tentacoli. Leo si renderà finalmente conto di come ciò che ha sempre considerato un fastidioso prolungamento di sé è di fatto qualcosa di cui essere orgogliosi.

Le illustrazioni mostrano un mondo marino che assomiglia alla realtà dei giovani lettori, con i personaggi che compiono azioni e vivono giornate simili a quelle degli esseri umani, si vestono, fanno colazione, si lavano i denti e si recano a scuola. I personaggi sono disegnati con linee arrotondate, hanno grandi occhi che esprimono dolcezza e si muovono in uno scenario coloratissimo, ma dalle tinte delicate.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 4

Oggi proponiamo Il coccodrillo che non amava l’acqua di Gemma Merino ed. Valentina

Il senso di appartenenza e di riconoscimento di sé ad un gruppo è un aspetto fondamentale nella vita di ogni bambino e bambina. Questa necessità si scontra spesso con la consapevolezza dei propri limiti, il non riuscire in ciò in cui riescono gli altri, il sentirsi in difetto, il timore di non essere accettati e amati, la paura di essere esclusi.

Il/La bambino/a dovrà fare un lungo percorso per scoprire che ognuno possiede dei talenti e che può essere, in qualche modo, di aiuto alla comunità di cui fa parte.

È un percorso che porta all’accettazione di sé, considerando ciò che ci differenzia dagli altri come una particolarità e non come una mancanza.

Per capire il proprio valore e trovare una collocazione nel mondo, il/la bimbo/a dovrà fare molti tentativi e si imbatterà in numerose sconfitte, che gli causeranno dolore e timore di non essere all’altezza delle aspettative degli altri.

Il coccodrillo che non amava l’acqua racconta di un piccolo coccodrillo che, a differenza dei suoi simili, non sopporta il contatto con l’acqua. Mentre i suoi fratelli e sorelle si godono lunghi bagni in vasca e si tuffano in grandi laghi saltando dai trampolini, il giovane protagonista se ne resta in disparte, incapace di unirsi agli altri e cercando consolazione arrampicandosi sugli alberi: un divertimento piuttosto insolito per un coccodrillo!

Lo sconsolato e triste coccodrillo le prova tutte per farsi piacere l’acqua e poter sentirsi come i suoi fratelli. Con i propri risparmi compra addirittura una ciambella che gli permetta di restare a galla. Purtroppo si rivela estremamente scomoda e gli impedisce di muoversi liberamente e di giocare con gli altri, poi l’acqua è talmente fredda!

Quando ormai sembra tutto perduto, accade qualcosa che farà scoprire che l’avversione del coccodrillo per l’acqua non era poi così tanto assurda!

Leggendo questa storia, il/la bambino/a si può facilmente immedesimare nel protagonista e vedere che dietro le difficoltà si può sempre trovare una soluzione che porta ad un lieto fine. Un finale che rassicura, perché rivela che, prima o poi, ognuno riuscirà a scoprire il proprio talento.

Le illustrazioni, dalle tinte delicate, mostrano protagonisti animali che vivono in un mondo umano: ci sono le vasche da bagno, le ciabatte, la palla, la ciambella, tutte cose che fanno parte della vita dei bambini e delle bambine e che aiutano ad immedesimarsi con il protagonista e nella storia.

Il protagonista è disegnato con tratti che esprimono dolcezza, che lo rendono molto espressivo e in grado di trasmettere il senso di solitudine che lo pervade.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 5

L’albo proposto oggi è Rosso. Una storia raccontata da Matita di Michael Hall ed. Il Castoro

Un albo che parla di identità, ma anche di pregiudizi e di convenzioni sociali.

Rosso è un pastello a cera blu che è stato avvolto in una carta rossa con scritto Rosso al centro. Il nostro protagonista ha un problema: quando colora, colora di blu. Gli altri pastelli non se ne capacitano: se sopra di lui c’è scritto rosso, doveva per forza colorare di rosso!

Tutti provano ad aiutarlo e dispensano consigli di ogni genere o esprimono opinioni sul motivo del suo fallimento. La maestra sostiene che abbia bisogno di maggiore esercizio e gli suggerisce di disegnare delle fragole rosse insieme al suo compagno Scarlatto, ma ciò che riesce a produrre è una fila di fragole blu. La mamma Verde Oliva, gli propone di mescolarsi con Giallo, per disegnare una bella arancia, ma il risultato è disastroso: un’arancia verde!

C’è chi pensa che sia solo pigrizia, chi non s’impegni abbastanza. Rosso è desolato e non sa proprio come rimediare. Tutto l’astuccio vuole intervenire per aggiustare il pastello sbagliato: Scotch ritiene che sia rotto all’interno e lo avvolge stretto stretto, Temperino che non fosse ben temperato. Niente da fare: Rosso continua a colorare di blu.

Un bel giorno Prugna fa una cosa che nessun altro abitante dell’astuccio aveva mai fatto: assecondare la natura di Rosso. Il risultato è stupefacente. Grazie a Prugna, il protagonista capisce di non essere sbagliato: semplicemente, non era rosso, ma blu!

Rosso è un albo che racconta della ricerca della propria identità, insegna a liberarsi dei pregiudizi, a scrollarsi di dosso le etichette che gli altri ci vogliono a tutti costi attaccare, per accettare se stessi e diventare consapevoli della propria unicità e dei punti forza di cui si dispone.

Le illustrazioni catturano lo sguardo del lettore: caratterizzate da colori brillanti su uno sfondo nero che rappresenta l’interno dell’astuccio, metafora della società, si snoda la vicenda di Rosso e della scoperta della propria natura.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 6

La proposta di oggi è Ranocchio è un… ranocchio di Max Velthuijis ed. Bohem Press Italia

In Ranocchio è un… ranocchio, il protagonista è alle prese con l’accettazione di sé. Per riuscire in questa difficile impresa, dovrà prendere coscienza dei propri limiti, passando attraverso la frustrazione e la sensazione di essere un incapace, mettendo in dubbio il proprio valore. Guarda gli altri personaggi che lo circondano e ha l’impressione che tutti siano dotati di qualcosa tranne lui.

La storia inizia con Ranocchio che si ammira in uno specchio d’acqua e, soddisfatto di sé, dice: “Sono proprio fortunato! Sono bello, so nuotare e so saltare meglio di tutti. Essere un ranocchio è la cosa migliore del mondo.” “Però io posso volare e tu non sei capace” ribatte l’amica Anatra pronta a prendere la rincorsa e a spiccare il volo, lasciando Ranocchio sbalordito e desideroso di volare come la sua amica.

Il piccolo protagonista le prova tutte per riuscire a decollare e librarsi nel cielo: agita le zampe come fossero ali dopo aver preso una lunga rincorsa, si costruisce delle ali con un vecchio lenzuolo, ma ogni tentativo finisce in un fallimento. Ratto interviene cercando di spiegargli che i ranocchi non possono volare e che dovrebbe saperlo. Questa spiegazione non è sufficiente a convincere Ranocchio, il quale chiede chiarimenti ad altri suoi amici.

Scopre così che nessun altro è in grado di volare, ma che ognuno è bravo in qualcosa: Porcello sa cucinare molto bene e Lepre sa leggere, mentre Ranocchio, nonostante ci provi, non è in grado di fare nessuna di queste cose. Sarà l’amico Lepre ad aiutare lo sconsolato protagonista a diventare consapevole delle proprie abilità, che sono uniche e che non tutti hanno ed è proprio il suo essere ranocchio a renderlo importante e amato da tutta la comunità.

Il protagonista, ora sollevato, torna al suo stagno e si specchia soddisfatto di sé, orgoglioso di essere un ranocchio.

Ranocchio è un… ranocchio è un albo che parla di un’esperienza che molti/e bambini/e vivono nella loro quotidianità: il desiderio di possedere le abilità di alcuni amici considerando le proprie come poco interessanti e di nessuna utilità è molto comune. Il racconto insegna ad apprezzarsi per come si è e a valorizzare al massimo le proprie competenze, attribuendo a queste il valore che meritano.

Le illustrazioni sono all’interno di cornici che ricordano dei piccoli quadri, con sfondi dai toni delicati e ben definiti. Il protagonista è rappresentano con occhi sporgenti e un costume a righe che gli donano un’aria simpatica.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 7

L’ultima proposta di gennaio è La cosa più importante di Antonella Abbatiello ed.Fatatrac

Il racconto inizia con un’accesa discussione tra gli animali su quale fosse la cosa più importante. Ognuno individua una propria caratteristica come fondamentale e di maggior valore rispetto a quelle degli altri animali. Il coniglio sostiene che avere lunghe orecchie sia indispensabile, perché permettono di sentire ogni minimo rumore e scappare dai pericoli. Il riccio si trova in disaccordo, dal momento che a rendere veramente sicuro sono gli aculei che proteggono. Per la rana è essere verdi, perché permette di mimetizzarti e di sfuggire ai predatori.

Molti bambini e bambine sentono di avere una caratteristica che li contraddistingue, un pregio che considerano dominante e che può essere fonte di invidia degli altri.

Nel bosco accade esattamente la stessa cosa: ogni animale percepisce la propria particolarità come la più importante e tutti gli altri si chiedono se, in effetti, sia vero.

Sarà il saggio gufo a porre fine alla discussione, spiegando che non c’è una caratteristica migliore di un’altra, perché ognuno può dare un contributo importante utilizzando la propria: il coniglio può avvertire gli altri animali di un pericolo grazie alle sue lunghe orecchie, l’uccello può volare in alto per perlustrare il territorio, la giraffa procurare del cibo con il suo lungo collo. E così sarà per ogni animale.

Essere diversi fa sì che ognuno possa dare il proprio speciale contributo alla comunità attraverso la condivisione e la collaborazione, diventando così utile al gruppo.

Come negli albi fino ad ora proposti, anche ne La cosa più importante si tocca il delicato tema dell’accettazione di sé e della diversità, quest’ultima elemento fondamentale per avere un mondo vario dove ognuno può aiutare mettendo a disposizione degli altri ciò di cui è dotato.

Le illustrazioni dai colori vivaci, appaiono molto divertenti: ogni volta che un animale si vanta con gli altri della propria peculiarità definendola come la più importante, tutti gli animali del bosco ci pensano su e si immaginano con quella caratteristica. Nel libro è così possibile aprire un’aletta in cui si vedono tutti gli animali dotati della particolarità tanto decantata: un momento avranno lunghe orecchie da coniglio, in un altro la proboscide e in un altro ancora zampe palmate. Tutto questo rende le illustrazioni, per la loro stranezza, decisamente buffe.

L’IMPORTANZA DELLA COMPONENTE EMOTIVA NEI DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO

 

Quando si affronta un disturbo o un deficit spesso si tende a porre maggiore attenzione alle cause e alle possibili soluzioni. Tuttavia ogni disturbo porta con sé una serie di problematiche che vanno ad aggiungersi, e spesso ad amplificare, quella principale. Questo aspetto non può essere sottovalutato quando si intraprende un percorso educativo, terapeutico o riabilitativo di qualsiasi genere ma si rende ancora più evidente nel caso dei bambini affetti da Disturbi specifici dall’Apprendimento (DSA).

Cosa sono i DSA?

I DSA sono disturbi di natura neurobiologica, che riguardano solo specifiche aree di apprendimento (lettura, scrittura e calcolo) senza compromettere l’intelligenza generale dell’individuo. Si tratta di un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano in difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità di ascolto, espressione orale, lettura, ragionamento e matematica, probabilmente dovuti a disfunzioni del sistema nervoso centrale.

L’influenza dell’ambiente sui disturbi specifici dell’apprendimento

Tuttavia, numerosi studi hanno rilevato che una buona parte dei/lle bambini/e con DSA presenta anche problematiche di tipo emotivo-relazionale. La natura di queste problematiche risiede probabilmente nella nostra società, e in particolare nel sistema scolastico. Sappiamo per certo che l’ambiente incide sempre su un disturbo specifico per cui si potrebbe e dovrebbe cominciare a ripensare e riorganizzare l’ambiente in cui i/le bambini/e apprendono e la modalità che si utilizza per insegnare. Non solo a scuola, anche in famiglia, sarebbe opportuno agire per fare in modo di contrastare il maggior numero di difficoltà possibili. La scuola in questo senso cerca di farlo. Esiste infatti il Pdp, il Piano didattico personalizzato, che però, da solo non è in grado di supportare in toto le difficoltà, come nemmeno gli strumenti compensativi e men che meno quelli dispensativi sono in grado di aiutare adeguatamente i/le bambini/le con DSA.

Tutto ciò può verificarsi soprattutto quando non è stato ancora diagnosticato il disturbo. Nell’ambiente scolastico e in quello familiare a volte si può commettere l’errore di rimproverare il/la bambino/a scambiando il suo insuccesso scolastico per disattenzione o pigrizia.

Diversi sono gli studi che hanno messo in relazione il DSA con la scarsa autostima e il senso d’inadeguatezza. Questi problemi derivano proprio dalle esperienze sperimentate dal/lla bambino/a, il quale, impegnato in prove per la quale non possiede gli strumenti adeguati, ottiene valutazioni negative e, di conseguenza, sperimenta il fallimento. Questo fallimento genera emozioni e stati d’animo negativi che comportano notevoli ripercussioni dal punto di vista emotivo e relazionale. In questo modo il soggetto interpreterà gli insuccessi come una conferma della sua inadeguatezza e probabilmente manifesterà stati emotivi negativi e frustrazione di fronte alle future prove.

È quindi importante porre maggiore attenzione a questi aspetti affinché questi/e bambini/e sviluppino la loro autostima in modo positivo e costruttivo.

Come possiamo aiutare i/le bambini/e con DSA ad accrescere la loro autostima?

Oltre a concentrarsi sui loro deficit e aiutarli in merito a questi, bisognerebbe dunque chiedersi come questi/e bambini/e vivono le loro difficoltà, cosa provano, quali sono i loro vissuti e le loro emozioni. Infatti, oltre ai deficit specifici legati al disturbo queste persone spesso portano con sé problematiche di natura emotiva, di adattamento, comportamentali, di autostima che derivano dall’osservare la loro disfunzionalità e i loro fallimenti.

Innanzitutto è necessario proporre compiti adeguati alle loro personali capacità, creando quanto più possibile un contesto di apprendimento cooperativo basato non solo sul prodotto, ovvero sul punteggio ottenuto in termini di correttezza delle prove, ma sul processo, ovvero sull’impegno. L’impegno però non deve essere inteso come “restare tanto tempo sui libri” ma come la propensione a riflettere sul materiale di studio grazie all’utilizzo di strategie efficaci per quel/la bambino/a.

Bisogna quindi intervenire sui problemi di scrittura, lettura e calcolo, ma senza tralasciare la sfera emotivo-relazionale. La diagnosi e la sua spiegazione assume un’importanza fondamentale in questo discorso. E’ necessario spiegare al/alla bambino/a in cosa consiste il disturbo  e far presente che le difficoltà da lui/lei riscontrate non sono dovute a deficit intellettivi, ma da una “neurodiversità”, ovvero che il loro cervello è costruito e funziona in modo differente da altri. E’ necessario quindi fornire tutti gli strumenti per far fronte al DSA e alla sofferenza psicologica che ne deriva.

Compito sia della scuola che della famiglia sarà quello di fornire supporto e sostegno adeguato al /alla bambino/a offrendo gli strumenti necessari per far fronte ai suoi deficit di apprendimento, sostenendo nelle difficoltà e rinforzando i suoi successi.

SPIDER-MAN AMA ARRAMPICARSI SUI MURI E ADORA I FILM D’AMORE

 

Azzurro per i bambini e rosa per le bambine, giochi da maschi e giochi da femmine, cartoni per lui e cartoni per lei…

Giocattoli, vestiti, programmi tv spesso sono fruitori di stereotipi di genere, che semplificano la realtà e attribuiscono caratteristiche ben precise agli uomini, alle donne e alle loro relazioni. Gli stereotipi di genere sono le fondamenta della divisione dei ruoli tra i sessi.

Se si osservano molte pubblicità di giocattoli per bambini, dai termini utilizzati per descrivere i prodotti emerge una netta differenza tra i giocattoli rivolti ai maschi e quelli rivolti ad un pubblico femminile: per i primi si utilizzano vocaboli come azione, potenza, astuzia, difendere, sfida, conquista, correre, catturare, costruire e vincere, per il secondo parole come make up, moda, bella, fashion, splendente, brillante, magico, principessa.

In generale alle bambine sono assegnati comportamenti quasi sempre legati a situazioni statiche, alla cura del proprio aspetto, a un mondo di fate e principesse, mentre i bambini sono rappresentati in situazioni di azione, in cui possono esplorare e scoprire.

Sicuramente negli anni c’è stata un’evoluzione in senso positivo, quantomeno del modo di rappresentare i personaggi femminili: si pensi alle eroine dei film animazione della Disney, in cui si è passati da protagoniste che contavano principalmente su grazia e bellezza (Biancaneve ne è un esempio) ad altre che si distinguono per l’indipendenza e la tenacia, l’altruismo e il coraggio, l’intelligenza e l’intraprendenza (Tiana de “La principessa e il ranocchio”, Elsa e Anna in “Frozen”, Merida di “Ribelle”).

Ciò cui abbiamo assistito, è un cambiamento dell’immagine femminile verso un modello più maschile: caratteristiche come l’indipendenza, il coraggio o l’intraprendenza sono sempre, nell’immaginario, appartenute agli uomini. La delicatezza, la sensibilità, la capacità di intenerirsi, di prendersi cura dell’altro (basti pensare alle pubblicità di bambole e bambolotti in cui bambine accudiscono finti neonati) alle donne.

Se è vero che le bambine sono spesso rappresentate come principesse o pop-star (come si può notare nell’ abbigliamento per l’infanzia di molte pubblicità) è anche vero che i bambini sono sempre relegati a ruoli di azione e mai rappresentati a giocare con giocattoli considerati da “femmina”.

Tale riflessione porta inevitabilmente ad una domanda: si riuscirà mai a non incasellare maschi e femmine in ruoli e comportamenti predefiniti?

Liberi di essere se stessi

Il punto non è portare le donne verso un modello maschile affinché si superino gli stereotipi di genere, ma fare in modo che i bambini siano liberi di essere se stessi, prestando attenzione alle loro inclinazioni, ai loro interessi, a ciò che amano fare.

Non esiste un unico modello da seguire, non si deve essere per forza o tutto rosa o tutto azzurro, non ci sono cose giuste per le femmine e cose giuste per i maschi. Ognuno può scoprire i propri talenti e le proprie passioni andando oltre rigidi schemi di genere.

Nessun adulto e nessun bambino sono una cosa sola: ciascuno ha moltissime sfaccettature e tanti lati diversi del carattere ed è giusto poterli esplorare ed esprimere liberamente. Si può desiderare di correre all’aria aperta e al contempo amare leggere libri in tranquillità sul divano, si può essere bambine con la passione per le fate e le principesse e trovare irresistibile rotolarsi sull’erba indossando una tuta, ci sono bambini che amano arrampicarsi sugli alberi come scimmie e disegnare sirene. Una cosa non esclude l’altra: una bambina non può aver voglia di vestirsi con un paio di pantaloncini e scarpe da ginnastica un giorno e indossare un abito scintillante il giorno dopo?

Non bisogna sostituire uno stereotipo con il suo opposto, altrettanto rigido. I bambini dovrebbero poter scoprire ogni lato di sé. Essere bambine libere non vuol dire travestirsi da maschio rinunciando totalmente alla propria femminilità. In egual modo, un bambino che desidera giocare con la casa delle bambole non deve subire lo scherno e il disappunto degli altri, facendolo sentire inadeguato o sbagliato.

Educare fin da piccoli

Perché la società si scrolli di dosso questi preconcetti in modo da crescere bambini e adulti liberi, è importante educarli fin da piccoli alla libertà di espressione di sé, a non limitarsi a dei ruoli predefiniti, a prendere in considerazione che si può essere tante cose pur essendo un’unica persona, maschio o femmina che sia.

A tal scopo si possono trovare molti albi illustrati che affrontano questo tema e che, una volta letti ai bambini, è possibile analizzare insieme, invitandoli a fare delle riflessioni e a parlare di loro stessi attraverso lo svolgimento di attività mirate.

Qui di seguito alcuni titoli di albi illustrati

 

Principessa Kevin di Michael Escoffier

Età di lettura: da 4 anni

Descrizione: perché le femmine possono vestirsi da cowboy o da pirati e i maschi non possono travestirsi da principessa? È ora di finirla! Che gli altri ridano pure, a Kevin non importa! Kevin si vuole vestire da principessa e non gli interessa se gli altri lo trovano ridicolo. Non capisce cosa ci sia di male nel travestirsi da principessa. In fondo ci si straveste per non essere riconosciuti, altrimenti non serve a nulla! E poi chi ha deciso che solo le femmine possono vestirsi così?

 

Biancaneve e i 77 nani di Davide Calì

Età di lettura: da 3 anni

Descrizione: 77 piatti da lavare, 77 fagotti da preparare, 77 barbe da spazzolare… Biancaneve ne ha abbastanza e prende una decisione imprevedibile. La rivisitazione di una fiaba classica nel rispetto della libertà di ciascun

 

Ettore. L’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche

Età di lettura: da 5 anni.

Descrizione: Ettore, l’uomo straordinariamente forte, lavora in un circo ed è capace di cose incredibili! Tutto il pubblico impazzisce per lui. Quando è lontano dalle scene, ama stare da solo, è molto riservato e ha un segreto… adora fare l’uncinetto! Un giorno due domatori gli giocano un brutto scherzo e rivelano la sua passione a tutti. La storia di un uomo straordinario, con un grande talento e innamorato di una bravissima ballerina.

 

Il pianeta stravagante di G. Keraval e A. Roveda

Età di lettura: da 3 anni

Descrizione: sul lontano pianeta Glatifus, una classe di piccoli Glatifusiani deve svolgere un difficile compito assegnato dal maestro: come si distinguono i Terrestri maschi dai Terrestri femmina? Il compito si rivela più complesso del previsto…

Una storia scritta dalla classe II della scuola primaria Jatteau di Moissy-Cramayel.

 

 

Sono una selvaggia di Irene Biemmi e Ilaria Urbinati

Età di lettura: da 3 anni

Descrizione: Anna è una bambina che ama correre, saltare, ruggire come una tigre e vestirsi comoda, proprio come una selvaggia! Anna però non è soltanto questo, è anche una bambina che ama fare sogni da favola mentre dorme, è una bambina a cui piace sentirsi libera di essere ciò che vuole…

 

Julian è una sirena di Jessica Love

Età di lettura: da 4 anni

Descrizione: Mentre è con la nonna, Julian vede tre bellissime donne dai morbidi capelli e una coda da sirena. Il bambino ne rimane totalmente affascinato e desidera essere come loro…

 

C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa?  di Raquel Diaz Reguera

Età di lettura: da 5 anni

Descrizione: Carlotta è una principessa che vive in un mondo tutto rosa: vestiti rosa, armadio rosa, letto rosa, lenzuola rosa… Carlotta era stufa del rosa! Voleva poter vestirsi di rosso, smettere di baciare continuamente rospi nella speranza che si trasformassero in principi. Carlotta voleva vivere avventure da favole, immaginava di combattere con i draghi e di solcare i mari.

 

Amelia che sapeva volare di Mara Dal Corso

Età di lettura: da 3 anni

Descrizione: Amelia aveva un sogno, e da grande fece quello che nessuno aveva mai tentato prima. La storia della piccola Amelia Earhart, la prima donna aviatrice che, nel 1932, attraversò l’Atlantico in solitaria.

Attività e giochi #Restiamoacasa

 

In questa pagina proponiamo alcuni spunti e idee per svolgere attività con i vostri bambini e le vostre bambine. Attività adatte a bambini e bambine nell’età dell’infanzia o con difficoltà dovute a disabilità. Proviamo ad utilizzare materiale da riciclo e oggetti di casa!

 


A CIASCUNO IL SUO COLORE
Per imparare a riconoscere e discriminare i colori, classificare i colori, favorire la concentrazione.
 
Materiali necessari:
fogli, cartoncino, forbici, colla, colori( pennarelli, pastelli…)
 
Come si fa?
Stampare le schede, incollarle su cartoncino spesso, ritagliare le immagini. Colorare le scritte in base al colore indicato.
La/Il bambino dovrà posizionare ogni immagine nella griglia corrispondente al colore dell’oggetto raffigurato.

 


CORDINI IN PASTA

Per esercitare la motricità fine, la coordinazione occhio-mano e favorire la concentrazione.

Materiali necessari:
un cartoncino, pasta (sedani,maccheroni,penne), un cordino (es. laccio di scarpe, nastro…), colla

Come si fa?
Incollare su un cartone la pasta in colonna, con colla a caldo/colla vinilica/attack. Fissare un’estremità del cordino con la colla nella parte alta del cartoncino. La/Il bambino dovrà far passare il cordino all’interno di ogni maccherone.

 


MEMORY DEI MEZZI DI TRASPORTO
Per favorire la capacità di discriminazione e la concentrazione, esercitare la memoria e l’alternanza dei turni.
 
Materiali necessari: carta, cartoncino, colla e forbici
 
Come si fa?
Stampate le carte, incollate su cartoncino e ritagliate.
Due o più partecipanti. Mettere le tessere a faccia in giù e a turno cercare le coppie di immagini.

 


SCATOLA DELLE FORME E DEI SOLIDI

Per favorire le abilità spaziali e la percezione visiva e tattile dei solidi, per
potenziare le abilità fino-motorie, migliorare la coordinazione oculo-manuale, favorire la concentrazione.

Materiali necessari: una scatola di scarpe, un contenitore, oggetti di vario tipo che ricordino i solidi ( palline, cannucce, cubi, lego, bastoncini…), solidi che possiamo costruire noi (es. palline con la carta di alluminio, rettangoli con il cartone…), taglierino.

Come si fa?
Raccogliere gli oggetti in un contenitore, praticare sul coperchio della scatola i buchi che permettano il passaggio degli (massimo sei buchi, uno per ogni forma).
La/Il bambina/o dovrà inserire gli oggetti nei buchi corrispondenti.

 


DRACULA PRENDE IL SOLE E ALTRE STRAMBERIE!

Un gioco buffo per le bambine e i bambini che stanno imparando a leggere

Come si gioca?

Ritaglia le immagini e le carte.
Metti tutte le immagini sul tavolo in modo che siano visibili. Mescola le carte con le frasi e mettile una sopra l’altra a faccia in giù (troverai due versioni: una in stampatello maiuscolo e una in minuscolo).
Pesca una carta, leggi cosa c’è scritto e mettila sotto l’immagine corrispondente.
Rispondi alla domanda leggendo il fumetto.

Dracula prende il sole e altre stramberie  (CARTE DA STAMPARE)

Si possono usare anche per giocare a Memory, in cui ogni partecipante deve trovare la coppia esatta frase-fumetto.

 


 

MEMORY DEI VERBI

Imparare la coniugazione dei verbi può essere noioso e faticoso. Vi proponiamo alcune giochi per rendere più piacevole lo studio e il ripasso dei tempi verbali.

Memory dei verbi

Come giocare:

Due o più partecipanti. Stampare le tabelle, incollare su cartoncino e ritagliare.

Memory: potete scegliere un tempo verbale e un verbo coniugato alla volta o mischiarli.  Girate le tessere a faccia in giù e a turno dovrete trovare la coppia corretta tempo verbale-verbo coniugato.

Tombola: in un sacchetto mettete le tessere di un verbo coniugato e distribuite ai partecipanti le tessere dei tempi verbale. Si estrae una tessera alla volta (es. IO GIOCO) e i partecipanti verificano se tra le loro tessere è presente il tempo corretto ( INDICATIVO-PRESENTE-1 PER. SING.)

Quiz: in un sacchetto mettete le tessere dei tempi verbali, ne estraete una alla volta e il/la bambino/a dovrà coniugare un verbo a suo piacimento secondo l’indicazione della tessera

 

 


CHIODINI NEL TUBO

Per favorire la concentrazione, esercitare la motricità fine e imparare a riconoscere e discriminare i colori.

Materiali necessari: tubo di cartone, pennarelli (da 2 a 4 colori), forbici, chiodini.
In assenza dei chiodini si possono usare cannucce colorate tagliate, bastoncini da spiedino tagliati e colorati

Come si fa?
Con la punta della forbice praticate tanti piccoli fori nel tubo e colorate i contorni dei fori.
La/Il bambina/o dovrà infilare i chiodini ( o pezzi di cannuccia o bastoncini) nei fori rispettando le indicazioni di colore.

 


MEMORY DELLE TABELLINE

Lo sappiamo, studiare le tabelline può essere davvero noioso e poco motivante. Ecco un gioco per chi sta imparando le tabelline e vuole divertirsi!

Memory delle tabelline  (stampare)

Come si gioca:

Partecipanti due o più. Stampate le tabelle , incollate su cartoncino spesso e ritagliate. Potete scegliere una tabellina alla volta o mischiarle. Girate le tessere a faccia in giù e a turno dovrete trovare la coppia corretta moltiplicazione-risultato.

 


CHIAVI COLORATE

Per esercitare la motricità fine e la coordinazione occhio-mano, favorire la discriminazione e associazione dei colori e l’orientamento degli oggetti

Materiali necessari: scatola di cartone, cartoncini, pennarelli, forbici

Come si fa?
Disegnare e ritagliare sul cartoncino tante chiavi. Colorarle di vari colori (da 2 a 5 colori). Nella scatola ritagliare delle fessure strette, tante quante i colori usati per le chiavi, e colorare i contorni, ognuna di un colore diverso.
Il/la bambino/a dovrà inserire le chiavi nelle fessure corrispondenti in base al colore.


IL PESCATORE DI AZIONI

Un gioco per chi sta imparando a leggere e vuole divertirsi.
In ogni carta è scritta un’azione che bisogna eseguire.

CARTE- AZIONI

Come si gioca:
Partecipanti due o più.

Si ritagliano le carte e si piegano in modo da nascondere il lato in cui è scritta l’azione.
Si inseriscono le carte all’ interno di una scatolina o di un sacchetto.
A turno i giocatori sorteggiano una carta, leggono a voce alta l’azione e la eseguono.
Potete disegnare o stampare una griglia vuota su cui potrete scrivere tante nuove azioni inventate da voi!

 


IL BRUCO NELLA MELA

Per esercitare la motricità fine, favorire la coordinazione oculo-manuale e la concentrazione.

Materiali necessari: cartone o cartoncino, forbici, pennarelli o tempere, un cordino o laccio da scarpa

Come si fa?
Ritagliare la sagoma della mela e colorarla con il/la bambino/a. Praticare dei fori con le forbici. Legare il cordino a uno dei fori per fissarlo. Il/la bambino/a dovrà far passare il cordino in ogni foro.

 

 


ATTACCA LA MOLLETTA

Per allenare la motricità fine e i muscoli delle mani, per favorire la concentrazione e per imparare a distinguere i colori.

Materiali necessari: una scatola, mollette di due colori, due cartoncini colorati o due pennarelli, colla/scotch, spago, stoffa.

Come si fa?
Rivestire i due lati lunghi della scatola: si possono utilizzare dei fogli o cartoncini colorati oppure si possono colorare i lati della scatola con dei pennarelli.
Il/La bambino/a dovrà sistemare le mollette da bucato sul bordo della scatola rispettando le indicazioni del colore.
Per rendere più divertente il gioco e e favorire la coordinazione potete attaccare uno pezzo di spago ai due bordi corti della scatola (fate un piccolo foro su ognuno dei due lati, passate lo spago e fate due nodi), ritagliare dei piccoli pezzi di stoffa degli stessi due colori delle mollette e giochiamo a stendere il bucato: il/la bambino/a appenderà sul filo/spago i pezzi di stoffa con le mollette del colore corrispondente.
A fine attività staccherà le mollette e rimetterà tutto nella scatola.

 


BOTTONI NEL BARATTOLO

Per migliorare l’attenzione e per potenziare le abilità fino-motorie.

Materiale necessario
Un o più contenitori (barattolo, scatola con coperchio), un tappo per ogni contenitore su cui ritagliamo, bottoni/tappi/gettoni/cerchi di cartone. Il tappo può essere del barattolo ma possiamo costruirlo anche noi con del cartone e attaccarlo con lo scotch.

Come si fa?
Ritagliamo sul tappo una feritoia del diametro dei bottoni che useremo (non più grande)
Il/la bambino/a dovrà infilare i cerchi nel barattolo centrando la fessura. L’attività può essere resa più divertente e complessa utilizzando più barattoli e cerchi di colore diverso: in questo modo il/la bambino/a dovrà inserire i cerchi abbinando il colore al barattolo corrispondente.

 


CILINDRI ED ELASTICI

Per allenare la motricità fine e i muscoli delle mani, per favorire la concentrazione e per imparare a distinguere i colori.

Materiale necessario
Una scatola, sei rotoli di carta igienica, una ciotola di piccole dimensioni, tre colori (tempere o pennarelli), elastici dei tre colori corrispondenti a quelli usati per dipingere i rotoli e colla per fissare i rotoli sul contenitore

Come si fa?
Su una scatola rigida incolliamo tre modelli di rotoli di carta igienica, precedentemente colorati con tre colori diversi e incollati tra loro. Un modello è formato da tre rotoli, uno da due e uno è composto da uno. In un’altra piccola ciotola sono riposti gli elastici dei tre colori diversi. Il/la bambino/a dovrà inserire ogni elastico sui diversi rotoli in base al colore corrispondente.