TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – APRILE

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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APRILE
   L’AMICIZIA: giorno 1

La prima proposta della settimana è Il leone e l’uccellino  di Marianne Dubuc Ed. Orecchio acerbo

È autunno. Leone s’incammina lungo il giardino di casa per raccogliere le foglie che cadono leggere dagli alberi. Un animale mite e gentile, molto diverso da come si immagina un leone. Mentre sistema placidamente l’orto, Leone sente un rumore. Nel cielo uno stormo di uccelli passa indifferente. Cosa sarà stato quel tonfo? Il grosso animale vede un piccolo corpo disteso sull’erba: un uccellino è caduto ed ha un’ala rotta.

Con delicatezza, il leone raccoglie il volatile e gli fascia l’ala. Purtroppo lo stormo è ormai lontano e per l’uccellino è impossibile raggiungerlo. Leone decide di ospitarlo e lo porta a casa con sé: in fondo la casa è grande e possono tranquillamente condividere tutto quello spazio.

 Il leone e l’uccellino racconta di una tenera amicizia tra due esseri tanto diversi. Un’amicizia scandita dal susseguirsi delle stagioni, una storia che percorre un intero anno. I due protagonisti si incontrano per la prima volta in autunno e insieme passano tutto l’inverno. Il leone si prende cura del piccolo amico, perché l’amicizia è anche sapersi curare dell’altro. Lo accoglie nella sua casa per dargli un rifugio, lo sistema nella sua criniera o nel buco del suo cappello di lana per riscaldarlo dal freddo dell’inverno. Insieme passano le lunghe giornate invernali: cenano insieme chiacchierando, Leone legge a voce alta un libro mentre il piccolo amico ascolta crogiolandosi nel calore del focolare e insieme dormono, l’uno nel letto, l’altro infilato in una pantofola adibita a giaciglio.

I due non solo condividono la casa, ma anche la quotidianità: insieme stanno bene, a dimostrare che può nascere un’amicizia anche tra diversi, di quanto sia importante l’affinità tra caratteri e di come, talvolta, tra le persone possa scattare fin da subito una sintonia inspiegabile.

I giorni passano in armonia, la neve si scioglie, la natura si risveglia e gli uccelli tornano. Leone lo sa che il suo piccolo amico deve andarsene e lo accetta, perché un vero amico è chi non ti lega a sé forzatamente, chi ti lascia la possibilità di scegliere. L’amicizia non significa sovrapporre la propria esistenza a quella dell’altro, ma accompagnarsi nella vita e vivere insieme esperienze, gioie, dolori e passioni senza costringere chi si ama a restarci sempre accanto.

Leone lascia andare l’uccellino, ma non senza provare tristezza. La primavera e l’estate passano lentamente, velate di malinconia. Le illustrazioni trasmettono chiaramente lo stato d’animo del leone. Non c’è testo che lo descriva, solo le immagini che ripropongono le attività quotidiane che l’animale svolgeva in compagnia del piccolo amico e che ora si ritrova a vivere in solitudine: lo sguardo basso mentre cena, il libro a terra mentre è seduto davanti al focolare, la difficoltà ad addormentarsi. Tutto ci parla della tristezza del leone, di come sia difficile tornare ad essere soli dopo aver conosciuto il piacere della condivisione.

Il tempo passa e sono molti gli indizi che ce lo raccontano: le piantine dell’orto sbucano dal terreno, crescono, fioriscono e danno i frutti. Ad un certo punto l’autunno ritorna, annunciato dalla fogliolina gialla caduta nel lago dove Leone sta pescando. Ed ecco che l’animale guarda il cielo e si chiede se il suo amico tornerà da lui. Improvvisamente, in una pagina completamente bianca, appare una nota… l’uccellino è tornato, la nota è il suo canto. I due passeranno in compagnia un altro inverno e insieme avranno meno freddo.

Il leone e l’uccellino è un albo straordinariamente delicato e ricco di contenuti emotivi che racconta di come i rapporti di amicizia riescano a completarci, a donarci gioia e ci arricchiscano interiormente. Al contempo decidere di voler bene a qualcuno comporta il rischio di soffrire, è ciò che si deve mettere in conto quando si instaurano delle relazioni umane profonde.

È un albo che insegna a bambini e bambine un concetto importante: essere un vero amico significa rispettare i desideri e le necessità dell’altro, anche se questo vuol dire mettere da parte il nostro volere per il bene di chi ci sta accanto.

Le illustrazioni raccontano in modo talmente chiaro sia la vicenda che le emozioni provate dal protagonista, che il testo scritto diventa quasi marginale. I colori sono delicati, il personaggio del leone molto espressivo. Le immagini a doppia pagina si alternano a quelle più piccole, all’interno di ovali in cui sono descritte le azioni quotidiane del leone e dell’uccellino.

Ben rappresentati lo scorrere del tempo e il susseguirsi delle stagioni, come nella doppia pagina interamente bianca seguita da un’altra in cui fa capolino un bucaneve, chiaro segno di un paesaggio innevato che presto darà il posto all’arrivo della primavera.

Molto tenera l’immagine del leone che guarda, con occhi pieni di malinconia, il suo amico partire in volo: voltando pagina ritroviamo Leone più piccolo e immobile, nell’immensità del bianco della pagina, come immensa è la solitudine da lui provata.

 

 L’AMICIZIA: giorno 2

La proposta di oggi è Sulla collina  di Linda Sarah e Benji Davies Ed. Giralangolo

Una piccola casa di legno circondata dalla natura, i panni stesi in cortile si asciugano nell’estate luminosa, tutto intorno una distesa di campi ricoperti di erba verde e gialla, forse bruciata dal sole, decorata di papaveri rossi e fiorellini gialli. Le rondini volano spensierate nell’azzurro del cielo.

Due bambini scavalcano la staccionata portando due grandi scatole di cartone e corrono, entusiasti, verso il loro posto preferito: la collina. Questo angolo che quasi è un rifugio, diventa lo scenario per vivere grandi avventure e i due amici, con i loro scatoloni, giocano ad essere dei re, degli astronauti, dei pirati che solcano mari in tempesta. Leo e Uto sono grandi amici e trascorrono tutti i giorni insieme, fino all’arrivo del tramonto che li sorprende, seduti sul tetto della piccola capanna, a guardare il rosso del cielo.

Un giorno incontrano un altro bambino, Samu. Anche lui porta con sé una grossa scatola di cartone. Samu ha osservato i due amici per molti giorni e finalmente ha trovato il coraggio di chiedere se può giocare con loro. All’improvviso, il ritmo a due tanto apprezzato da Uto è spezzato dalla presenza del terzo bambino che subito entra in sintonia con Leo. Il cielo si copre di nuvole, la pioggia inizia a cadere e i tre bambini si riparano, ognuno nel proprio scatolone. Uto si mette in disparte, si sente strano e una sera distrugge la propria scatola. Non vuole andare più sulla collina, preferisce restare in casa a disegnare, evita Leo e Samu che, qualche volta, passano a chiamarlo.

Un giorno si presentano a casa di Uto con una sorpresa: un enorme scatola dotata di ruote, con tante cose scintillanti appese e piena di colori. Uto, è estasiato da ciò che ha appena visto, esce da casa correndo per unirsi alla combriccola e giocare con l’incredibile Mostro Creatura Scatola Cosa!

Adesso ad Uto piace giocare con Samu: lui è gentile, divertente, audace e coraggioso. Trascorrere il tempo con i suoi due amici lo rende felice, scopre che questo ritmo a tre gli piace, perché è nuovo. Perché è bello.

Sulla collina è un racconto delicato che parla di amicizia e di emozioni. L’arrivo di un terzo bambino altera inevitabilmente l’equilibrio tra Leo ed Uto, ma mentre il primo si adatta senza difficoltà al cambiamento, il secondo viene sconvolto dalla gelosia, si sente insicuro, arrabbiato. Teme che il nuovo arrivato prenda il suo posto, che per lui non ci sia più spazio. Ad Uto non resta che rinunciare e rinchiudersi in casa. Chi ti vuole bene, però, non ti lascia andare, ma cerca di riconciliarsi con te. È quello che Leo e Samu decidono di fare, senza farsi scoraggiare dai rifiuti di Uto. L’idea che hanno per riconquistarlo è fantastica: la costruzione di una scatola speciale, risultato dell’unione di tre scatole, fa tornare la voglia ad Uto di unirsi a Leo e di accogliere Samu.

L’amicizia è salva ed è diventata ancora più bella in quel nuovo ritmo a tre.

Nel guardare le illustrazioni, ci si sente parte di quelle giornate d’estate. Le linee curve, le nuvole che si sovrappongono tra loro, l’azzurro del cielo, i riflessi sui prati e le sfumature rendono i paesaggi luminosi, mentre il colore steso senza che ci siano linee a contenerlo, dona alle immagini fluidità e movimento.

 

L’AMICIZIA: giorno 3

Oggi proponiamo Telefonata con il pesce  diSilvia Vecchini & Sualzo Ed. Topipittori

“Il bambino seduto al banco vicino alla finestra non parla. Cioè, a casa sì, ma a scuola no.
Neanche una parola.
 – È molto timido – dice la sua mamma.
Ha qualcosa che non va – dicono gli altri genitori.

Inizia così Telefonata con il pesce, un albo di una dolcezza infinita, in cui la voce narrante è una compagna di classe del piccolo pesce muto, una ragazzina che prova a mettersi nei panni di questo bambino silenzioso per capire come poter arrivare a lui.

Lei propone alla classe di giocare al gioco del silenzio, ma a non parlare mai il tempo scorre lento e ad un certo punto non ce la fa più, perché “Parlare è come respirare”.

Tutti trovano strano il nuovo compagno di scuola: c’è chi gli pesta un piede per vedere come reagisce, c’è chi lo paragona ad un sasso, ma la piccola narratrice sa che non è vero, che anche lui ha pensieri ed emozioni. “Come sarà la sua voce?” si domanda la bambina.

Ed ecco che durante la gita scolastica al museo di scienze, la ragazzina trova, in una delle stazioni del percorso, uno spunto per entrare in comunicazione con il compagno: un acquario pieno di pesci, apparentemente silenzioso, se collegato ad una cornetta telefonica rivela un’infinità di suoni e rumori. E allora anche il bambino, come l’acquario, avrà dentro di sé molte parole inespresse, basta trovare il modo giusto per entrare in contatto con lui.

E il finale rivelerà una magnifica sorpresa alla bambina, perché il suo desiderio sarà finalmente esaudito.

Telefonata con il pesce è un albo che parla di empatia: la capacità della protagonista di mettersi in contatto con il bambino silenzioso senza utilizzare le parole, mostra che se siamo disposti ad aspettare e a trovare lo strumento giusto,  sarà possibile avvicinarsi a chi siamo interessati, anche se può sembrare difficile.

La pazienza, la sensibilità e l’assenza di pregiudizio della ragazzina la porterà a rompere il silenzio del compagno e a dare il via all’inizio di un’amicizia.

L’albo è costituito, in parte, da vignette che ricordano un po’ un fumetto.

Le illustrazioni, dalle tinte azzurre e ocra, sembrano immerse nel mare, come se tutto facesse parte dell’acquario. Sembra quasi vogliano trasmettere la disponibilità della bambina di entrare nel mondo del compagno, silenzioso come un pesciolino.

Le immagini esprimono molto bene le emozioni provate, attraverso l’uso di inquadrature eloquenti: l’occhio della bambina quando avvicina all’orecchio la cornetta del telefono collegato all’acquario, i primi piani sui pesciolini che si rincorrono, si baciano e sorridono, il viso della ragazzina che si intravede attraverso l’acqua, la sorpresa sul suo volto quando, finalmente, sente la voce del suo nuovo amico.

 

L’AMICIZIA: giorno 4

Oggi proponiamo La scatola  di Isabella Paglia, Paolo Proietti Ed. La Margherita

Guardando la copertina già si capisce che quando andremo a sfogliare l’albo ci troveremo in un bosco. E così è: un bosco che sembra incantato, immerso in una leggera foschia mattutina. Sull’erba, tra gli alberi, spicca una scatola bianca, con due buchi in un lato. Appoggiato sopra al coperchio, un pettirosso guarda incuriosito lo strano cartone.

“Come è capitata qui?” “Quando è arrivata?” “Chi ce l’avrà portata?” si domandano perplessi gli animali del bosco.

La volpe e la lepre sono le prime ad avvicinarsi e a toccarla. Gli animali invitano il misterioso ospite ad uscire e gli urlano un sonoro “Benvenuto!”

Ad un certo punto, accade qualcosa di inaspettato: dalla scatola qualcuno lancia un grido di rifiuto, chi la abita non ha la minima intenzione di uscire da lì.

Gli animali allora si allontanano, iniziando a fare ipotesi sul motivo che spinge colui che si nasconde nel cartone a non farsi conoscere. C’è chi pensa che abbia una giornata storta e si senta triste, chi suppone che gli sia capitato qualcosa di brutto e adesso abbia paura. Qualunque sia il motivo, gli animali del bosco sono determinati a trovare un modo per mettere a proprio agio il nuovo arrivato in modo che si senta sicuro e decida di uscire.

Organizzano uno spettacolo con tanto di pianoforte e numeri circensi, una festa con torte appetitose e limonata dolce, ma nulla cambia e l’unica cosa che si intravede dai buchi della scatola è un paio di occhi che osservano.

Il giorno dopo l’orso abbraccia teneramente la scatola come a volerla scaldare, lo scoiattolo infila nei buchi delle noccioline, la volpe la avvolge con la sua morbida coda e il gufo vi poggia sopra dei fili d’erba. Il cielo si copre di nuvole, il vento si alza e inizia a piovere. Tutti gli animali corrono per cercare un rifugio e con loro portano la scatola. “Presto! Il nostro amico ha bisogno di un riparo. Altrimenti si bagnerà!”  La determinazione e la disponibilità degli animali, li premierà: il misterioso abitante della scatola si rivelerà, infine, ai suoi nuovi amici.

Ne La scatola, gli animali del bosco insegnano che ognuno ha i propri tempi e che vanno rispettati. Ci mostra come i veri amici non si arrendano mai, ma cerchino di capire ciò di cui abbiamo bisogno e siano determinati a scoprirlo.

Dedicare del tempo a qualcuno, non allontanarsi anche nei momenti di difficoltà e sforzarsi di capirne le necessità sono gli ingredienti per far nascere un’amicizia vera.

Le illustrazioni sono caratterizzate da colori delicati che donano alle immagini un’atmosfera da sogno, nel cielo che si confonde con la terra come se ci fosse sempre una sorta di nebbia, quasi sembra di entrare in un mondo fatato.

 

 L’ AMICIZIA: giorno 5

Oggi proponiamo Ma orso ritornò. Storia di un’amicizia di Sauer Tammi e Dan Taylor Ed. Sassi

Diventare amici richiede tempo, non sempre gli altri sono disponibili ad allacciare un’amicizia fin da subito.

Ma Orso Ritornò racconta di un orso caparbio che non si arrende di fronte ai continui rifiuti del bambino di cui tanto vorrebbe diventare amico.

L’albo inizia con l’immagine di un bambino seduto sul divano di casa, intento a leggere un libro dal titolo “101 attività da fare da soli”, quando qualcuno bussa alla porta: un orso vorrebbe entrare, ma il bambino gli spiega che gli orsi vivono dei boschi e gentilmente lo invita ad andarsene. Orso il giorno dopo si ripresenta, portando con sé l’amico Fenicottero. Il bambino imperterrito continua a mandarlo via. Il grosso animale però non si arrende ed ogni giorno torna a casa del bimbo il quale, esasperato dalla sua presenza, ad un certo punta urla: “Ti avevo detto di andare casa, Orso!” Orso non ritornò più.

Inizialmente il bambino è contento di non avere più l’animale tra i piedi, ma poi trovarsi nuovamente a passare la giornata da solo comincia a pesargli. Orso gli manca.

Non gli resta che andare a cercarlo: appende cartelli con l’immagine di Orso per il quartiere, prepara ciotole di bacche per lui, mette un biglietto con scritto “Benvenuto Orso” alla porta di casa, ma purtroppo Orso non si fa vedere. Finché un bel giorno, Orso ritornò.

Ma Orso Ritornò spiega che diventare amici non è uno scherzo: richiede impegno e determinazione. Per far sì che gli altri nutrano fiducia in noi, è necessario far sentire la nostra presenza ogni giorno, anche quando stare accanto alla persona a cui vogliamo bene è difficile.

Allo stesso tempo non bisognerebbe mai dare per scontata l’amicizia, dal momento che è proprio quando gli amici si allontanano da noi che ci rendiamo conto della loro importanza.

L’albo ha un finale rassicurante: un amico vero torna sempre, anche quando l’abbiamo trattato in malo modo, soprattutto se siamo capaci di ammettere di aver sbagliato e facciamo capire quanto sia importante la sua presenza per noi.

Le illustrazioni, dalle tonalità color pastello, raccontano scene di vita quotidiana in cui l’unica stranezza è la presenza di un orso in una casa di umani. Molto divertenti sono alcuni dettagli che si riescono a scorgere osservando le immagini: il libro che legge il bambino all’inizio e che sottolinea la sua vita solitaria e quello che l’orso offre al piccolo padrone di casa, dal titolo “Tu & il tuo orso. Manuale”, un’esplicita richiesta di amicizia.

Il bambino che scruta l’interno del camino alla ricerca dell’animale o che guarda, malinconico, un orso di schiuma mentre fa il bagno nella vasca, esprime molto bene il senso di solitudine che il bambino prova nel momento in cui si rende conto che Orso, dopotutto, gli manca.

 

L’ AMICIZIA: giorno 6

Oggi vi proponiamo Il sentiero di Marianne Dubuc Ed. Orecchio Acerbo

Il sentiero racconta di un’amicizia che si instaura, a piccoli passi, tra due personaggi di età molto diverse.

La signora Tasso è ormai vecchia, abita ai piedi di una montagna e, ogni domenica, sale sulla cima Pan di Zucchero per ammirare il magnifico paesaggio che questo luogo le offre.

Durante il tragitto, l’anziana signora raccoglie alcune delle cose che ha visto negli anni, come un sasso molto tondo, un pezzo di maiolica, il nido vuoto di un usignolo. Tutte cose che ha conosciuto e che vuole conservare, perché sono parte della sua vita. Mentre s’incammina lungo il sentiero, la signora Tasso incontra quelli che, nel tempo, sono diventati i suoi amici e con gentilezza li saluta, li pensa (raccoglie dei funghi per Alessandro, la sua amica volpe) e li aiuta nei momenti di difficoltà.

Da qualche tempo, mentre la vecchia signora percorre la salita, due occhi curiosi la scrutano di nascosto: è Lulù, un giovane gatto che vorrebbe salire al Pan di Zucchero, ma teme di essere troppo piccolo e non abbastanza forte. La signora Tasso lo incoraggia ed ecco che insieme partono per raggiungere la vetta.

Durante il percorso, il tasso gli farà conoscere i suoi amici, gli mostrerà molte cose, lo aiuterà nella fatica della salita fino a quando, arrivati in cima, il piccolo gatto guarderà il magnifico paesaggio senza riuscire a dire una parola per la meraviglia.

Da quel giorno, Lulù salirà con la signora Tasso sul Pan di Zucchero ogni domenica e imparerà da lei tantissime cose. Il gatto e il tasso diventeranno amici, un’amicizia che crescerà giorno per giorno, nel rispetto dei tempi reciproci e nella condivisione delle esperienze.

La vecchia signora sarà felice di spiegare al suo giovane amico ciò che sa e il gatto ascolterà e apprenderà con interesse, ma la curiosità e la voglia di fare da sé tipica dei giovani, lo porteranno a esplorare cose nuove.

I giorni passano e il tasso farà sempre più fatica a percorrere il tragitto e allora sarà il gatto ad aspettarlo e a guidare la lunga camminata.

Una domenica mattina come tante altre, l’anziana signora resterà a casa, perché troppo affaticata. Lulù allora si avventurerà da sola, scoprirà strade nuove e il sentiero della signora Tasso diventerà il sentiero di Lulù. Presto anche il gatto troverà un altro compagno che lo affiancherà nel tragitto e al quale insegnerà ciò che sa, come la sua vecchia amica aveva fatto con lui.

Il sentiero non è soltanto la storia di un’amicizia, ma anche una metafora della vita.

La vita è come un lungo percorso, talvolta ripido e faticoso, che può donare gioie e soddisfazioni, in cui si allacciano rapporti, si cresce, si apprende attraverso le esperienze e da chi, di esperienza, ne ha più di noi. La vita è anche dover fare delle scelte, come si intuisce nel passaggio in cui la signora Tasso, davanti ad un bivio, chiede a Lulù di decidere quale strada prendere per proseguire il tragitto. In questo lungo viaggio giovinezza e vecchiaia si incontrano e percorrono insieme un tratto del sentiero, in cui chi è arrivato quasi alla fine lascia preziosi insegnamenti a chi è all’inizio   del cammino.

Le illustrazioni, in acquerello, sono rilassanti. Trasmettono la tranquillità della signora Tasso, un animale buono, con le gote rosse, lo sguardo mite e dai movimenti lenti, ma sicuri. Ben rappresentata la vecchiaia del tasso, che cammina un po’ curva con l’aiuto di un bastone. Il sentiero che l’anziana signora e Lulù percorrono insieme è disegnato come un luogo stupendo, circondato da alberi, cespugli, fiori colorati, torrenti limpidi e rinfrescanti e un panorama finale mozzafiato. È un modo positivo di rappresentare la vita, guardando gli aspetti più belli e sorprendenti che può riservare.

 

 L’AMICIZIA: giorno 7

Come ultimo albo della settimana vi proponiamo Il raffreddore di Amos Perbacco di Erin E. Stead, Philip C. Stead Ed. Babalibri

Il raffreddore di Amos Perbacco è un albo che si sofferma su un aspetto importante dell’amicizia: la cura.

Amos è un simpatico vecchietto che vive, da solo, in una casetta azzurra circondata da una staccionata e da alti palazzi. Ogni mattina si sveglia, indossa la sua divisa ben stirata e fa colazione. In apparenza sembra un signore un po’ solo, senza nessuno che gli faccia compagnia. In realtà la sua vita è ricca di relazioni e di amicizie sincere. Dopo essersi vestito, aver mangiato i cereali e bevuto il tè ben zuccherato, Amos si incammina alla fermata dell’autobus per prendere il bus che lo porterà sul posto di lavoro: uno zoo.

A quanto pare Amos è pieno di compiti da svolgere all’interno dello zoo, ma trova sempre il tempo da dedicare ai suoi amici animali: gioca a scacchi con il riflessivo elefante, a gara di corsa con la tartaruga (che stranamente vince sempre!), si siede in compagnia dell’amico e silenzioso pinguino, si occupa del rinoceronte che soffre di allergia e ha sempre la goccia al naso e, al tramonto, legge una storia al gufo che ha paura del buio.

Una mattina il gentile Amos si sveglia con l’influenza e proprio non ce la fa ad andare al lavoro.

Gli animali, non vedendolo arrivare, si sentono un po’ disorientati e malinconici: l’elefante lucida i pezzi degli scacchi, il pinguino resta tutto solo, la tartaruga impegna il tempo facendo esercizi di allungamento, il rinoceronte si concentra sulla sua allergia nel timore che possa peggiorare, mentre il gufo, perplesso, se ne sta appollaiato su un’alta pila di libri chiedendosi che fine abbia fatto Amos.

Ed ecco che i cinque animali prendono la decisione di andare a casa del vecchietto per accertarsi che stia bene. Arrivati iniziano a prendersene cura, come lui ha sempre fatto con loro. L’elefante gioca a scacchi e lascia che sia Amos a prendersi lunghe pause di riflessione, la tartaruga accetta di giocare a nascondino per non far sforzare l’amico con la corsa, il pinguino si adagia in fondo al letto per scaldare i piedi di Amos, il rinoceronte interviene prontamente passando un fazzoletto al vecchietto quando starnutisce e il gufo legge una storia al malato.

Infine, tutti insieme, si addormentano nella notte buia, in attesa che il sole ritorni ad illuminare un nuovo giorno.

Il raffreddore di Amos Perbacco insegna quanto sia importante, in un’amicizia, trovare un po’ di tempo da dedicare all’altro, anche se si è oberati dagli impegni. Riuscire a ritagliare un momento della giornata per occuparsi di chi amiamo, è un modo per comunicare che teniamo al loro benessere e alla loro compagnia. L’amicizia va coltivata giorno per giorno, se avremo cura dei nostri amici loro avranno cura di noi e ci restituiranno l’amore e l’attenzione che gli abbiamo sempre dato.

Le illustrazioni sono dai toni delicati, pochi colori spiccano su sfondi bianchi. Il protagonista è disegnato  con un aspetto molto tenero, un vecchietto alto e magro che dorme con l’orsacchiotto e indossa pantofole a forma di coniglio. Gli animali sono disegnati con un’espressione dolce e pacata e tale dolcezza emerge soprattutto da quelli ingombranti come l’elefante e il rinoceronte, davvero buffi nelle immagini in cui siedono su piccoli e fragili sgabelli che reggono, inspiegabilmente, il peso dei due docili pachidermi.

NAVIGARE NEL MARE DI INTERNET – Adolescenti e rischi della rete

Incontro informativo sui pericoli che derivano da un utilizzo improprio o non accompagnato del web e dei Social Media da parte degli adolescenti

QUANDO –  Lunedì 7 febbraio 2022 ore 20.30

DOVE – Piattaforma Google Meet

PER CHI – Si rivolge a genitori, insegnanti, educatori/trici

L’incontro sarà condotto dalla dott.ssa Michela Eusepi
I Nuovi Media rappresentano un nuovo modo di comunicare con gli altri, di instaurare relazioni, vivere emozioni, e scambiarsi informazioni senza precedenti, attivando diverse rappresentazioni del sé e della propria realtà di riferimento.
Sono una dimensione complessa, nuova e apparentemente priva di regole, nella quale trovano spazio contenuti e comportamenti potenzialmente nocivi per lo sviluppo dei più giovani, che possono incappare in incontri spiacevoli o situazioni pericolose.
Conoscere rischi e risorse del web è un dovere essenziale per ogni genitore, insegnante o educatore attento ai bisogni, alle possibilità ma anche alle fragilità dei minori che fanno un uso massiccio di Internet e vivono immersi in questa realtà.
La partecipazione è GRATUITA per i soci e le socie (quota associativa 10 euro).
POSTI LIMITATI!
Per info e iscrizioni:
info@officina-educativa.it
Al raggiungimento del numero minimo di partecipanti riceverete una mail di conferma. Il giorno dell’incontro verrà inviato il link per partecipare.

PROFESSIONE GENITORE CONSAPEVOLE

Percorso di sostegno alla genitorialità dalla nascita all’adolescenza

Otto appuntamenti ONLINE condotti dalle nostre esperte di Officina Educativa e Nonsolopedagogia.it
Ogni incontro affronterà una tematica che i genitori possono ritrovare nel percorso di crescita dei loro figli e delle loro figlie.
Occasioni di informazione e di confronto per una genitorialità consapevole.
Calendario degli appuntamenti:
07/04- Come cambiano le dinamiche di coppia con la nascita di un figlio? Cosa sapere. (Dott.ssa Simona Olivieri, Pedagogista)
14/04- Regole, routine e il “no” per una crescita equilibrata dei bambini (Dott.ssa Giulia Piazza, Pedagogista dell’età evolutiva)
21/04- Accompagnamento e sostegno delle autonomie dei bambini nella fase di sviluppo (Dott.ssa Simona Olivieri, Pedagogista)
28/04 – Il potere educativo dello sport nella crescita dei bambini: gioco di squadra e sana competizione (Dott.ssa Giulia Piazza, Pedagogista dell’età evolutiva; Dott.ssa Martina Petrucciani, Analista Comportamentale)
05/05 – Comportamenti a rischio e adolescenza: quali i campanelli d’allarme? ( Dott.ssa Martina Petrucciani, Criminologo esperto in analisi comportamentale)
12/05 – Educazione all’affettività e alla sessualità nella preadolescenza (Dott.ssa Denita Bace, Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale)
19/05 – Didattica a distanza: come aiutare e sostenere tuo figlio nelle attività scolastiche (Dott.ssa Giulia Piazza, Pedagogista)
26/05 – Come prepararsi all’adolescenza. Autonomia, regole e responsabilità (Dott.ssa Giulia Piazza, Pedagogista)
Gli incontri si terranno dalle ore 21 alle 22 su piattaforma Meet.
La partecipazione è GRATUITA per i soci e le socie (quota associativa 10 euro).
POSTI LIMITATI!
Per avere informazioni e iscriversi a uno o più incontri, scrivere a info@officina-educativa.it
Per ogni incontro, al raggiungimento del numero minimo di partecipanti riceverete una mail di conferma. Il giorno dell’incontro verrà inviato il link per partecipare.

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – MARZO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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Ad aprile, altro tema e altri albi…


MARZO
OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 1

Per iniziare la settimana proponiamo Biancaneve e i 77 nani   di Davide Calì, Raphaelle Barbanègre Ed. EDT-Giralangolo

Questa storia di Biancaneve, rivisitata in chiave ironica, vede protagonista una Biancaneve tutt’altro che fragile e delicata,

La storia è diversa dall’originale fin dall’inizio, dal momento che Biancaneve è già nel bosco e in fuga dalla strega cattiva. D’altra parte, chi non conosce l’inizio della fiaba classica? Ed ecco che la fanciulla giunge alla famosa casa dei nani. La sorpresa è che i piccoli abitanti non sono sette, bensì settantasette!

I nani accolgono volentieri la giovane fuggitiva, in cambio lei dovrà solo aiutarli nelle faccende domestiche. L’impresa si dimostra ardua fin da subito: innanzitutto imparare i nomi di così tanti nani non è per niente facile. Davvero esilarante è la scelta di far dire ad ogni nano il proprio nome (nomi decisamente strambi!) davanti ad una Biancaneve dagli occhi sgranati. Per non parlare di tutto quello che c’è da fare: il bucato, settantasette barbe da spazzolare, raccontare la favola della buonanotte (una diversa per ogni nano), la colazione da preparare per tutti nello stesso momento, i settantasette fagotti con i settantasette panini da portare in miniera e molto altro ancora!

La povera Biancaneve si ritrova presto con un aspetto di chi è sull’orlo dell’esaurimento: totalmente spettinata e con profonde occhiaie sotto gli occhi.

I nani sono indubbiamente simpatici e gentili, ma anche confusionari, sporchi, litigiosi, proprio come i bambini. E non solo: sono anche egoisti, perché quando Biancaneve chiede loro aiuto per lavare i piatti la folla di nanetti si dilegua in un secondo, lasciando la fanciulla a sbrigarsela da sola.

A questo punto Biancaneve ne ha piene le tasche: stanca di essere trattata come una schiava, preferisce tornarsene nel bosco nonostante i pericoli. E pazienza se rischia di incontrare la strega con le sue mele avvelenate. Anzi, quando se la ritrova davanti, non solo accetta di mangiare il frutto offertole, ma ne vuole addirittura due, per essere sicura di dormire tranquilla senza che nani o principi la vengano a disturbare.

L’albo termina con l’immagine di una Biancaneve tutt’altro che a un passo dalla morte, stesa sopra un comodo letto, in posizione rilassata e con un’elegante mascherina sugli occhi. In fondo al letto un grande cartello dice: “Per favore NON svegliatemi”. Non si sa mai che ad un principe non venga in mente di baciarla…

Biancaneve e i 77 nani è un albo molto divertente che affronta con ironia un tema importante: in una famiglia, indipendentemente dal numero dei componenti, perché ci sia armonia e serenità è fondamentale dividere il lavoro e le responsabilità.

Non deve essere necessariamente la componente femminile a occuparsi delle mansioni di cura. I nani, in questa versione della storia, ricordano molto i bambini che spesso, anche ai giorni nostri, vengono affidati esclusivamente all’accudimento materno. Se si dà questo per scontato o, addirittura, si pretende, ben venga la ribellione da parte delle donne!

Le illustrazioni, che riempiono le pagine per intero, sono vivaci e coloratissime. Il modo in cui la protagonista cambia di aspetto in ogni pagina è esilarante: da perfettamente pettinata e ordinata, con sguardo spaventato e innocente, si trasforma lentamente in una donna stanca, spettinata, con un’espressione affaticata e indispettita di chi è prossima alla ribellione.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 2

La proposta di oggi è Sono una selvaggia  di Irene Biemmi, Ilaria Urbinati Ed. Erickson

La protagonista di Sono una Selvaggia è Anna, una bambina piena di vita, energica e allegra. Non cerca di essere diversa dagli altri, semplicemente è spontanea e vive le proprie giornate con spensieratezza e naturalezza. Si muove, gioca, si comporta senza essere vincolata a ciò che ci si aspetta da una femmina.

La storia racconta di una giornata qualunque di Anna, da quando si sveglia a quando va a dormire. Giornata che lei vive come se fosse un’avventura. Si sveglia come un grillo, dà il buongiorno ai genitori saltando allegramente sul loro letto, fa colazione, si veste con un look da selvaggia (che altro non è se non una semplice e comoda salopette), corre a scuola sfrecciando sulla sua bicicletta. Il pomeriggio lo passa giocando con le sue amiche, come qualunque altra bambina potrebbe fare, per poi cenare e passare la serata a scambiarsi le coccole con i genitori. Infine va a dormire e si lascia andare a sogni da favola.

Spesso capita di affibbiare ai maschi e alle femmine caratteristiche e comportamenti che sono considerati adatti all’uno o all’altro: i maschi sono energici, rumorosi, curiosi e portati ai giochi atletici; le femmine dolci, delicate, educate, propense a  fare giochi tranquilli.

Fin da piccoli viene insegnato loro che certe cose sono da maschi e altre da femmine, che le bambine non si devono comportare in un certo modo, altrimenti sono definite dei maschiacci e che i bambini devono essere coraggiosi e amare giochi di movimento.

La separazione dei ruoli maschili da quelli femminili avviene talmente precocemente da renderla quasi una cosa naturale, quando invece nasce da rigidi schemi sociali che vengono inculcati nella testa dei bambini fin dalla tenera età.

La protagonista è sì una bambina, ma la storia è rivolta tanto alle femmine quanto ai maschi: il punto è che non esistono cose che siano adatte all’uno o all’altro genere, semplicemente ci sono caratteristiche che appartengono alla natura di ognuno, indipendentemente dal sesso.

Anna ama fare cose da selvaggia, non da maschio. Adora correre, impersonare una tigre, vestirsi comodamente e arrampicarsi sugli alberi, ma ama anche leggere un libro con mamma e papà e dormire tranquilla nel suo letto sognando di essere una principessa. Il finale invia un messaggio molto chiaro: Anna può essere tutto. Può provare piacere a ballare a ritmo tribale e può sognare di indossare i panni di una principessa. Semplicemente esprime se stessa, immaginandosi in molteplici ruoli differenti. Ed è proprio questo concetto che l’albo vuole far passare: ognuno deve cercare, sperimentando ciò che più gli piace, cosa vuole essere nella vita.

Le illustrazioni, per la gran parte disegnate su sfondi vuoti, mettono in risalto la particolarità della protagonista, rappresentata con spettinati capelli di un color rosso fuoco e dal viso spruzzato di simpatiche lentiggini. I disegni sono ad acquerello, rendono bene il senso del movimento dando l’idea di avere a che fare con una bambina molto attiva e vivace.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 3

Oggi proponiamo Ettore l’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche Ed. Settenove

Ettore l’uomo straordinariamente forte racconta di quanto sia sciocco e superficiale lasciarsi influenzare dai pregiudizi di genere e di come le persone infastidite dalla felicità degli altri possano, con cattiveria, sfruttare il peso che questi preconcetti hanno sugli esseri umani, per denigrare e distruggere la vita di coloro che invidiano.

La storia è ambientata in un circo. Non si tratta di un circo qualunque, ma di un circo straordinario, perché pieno di persone straordinarie: c’è l’uomo straordinariamente piccolo, quello straordinariamente divertente, la coppia straordinariamente volante, la ballerina straordinariamente divina e poi c’è Ettore, l’uomo straordinariamente forte, in grado di sollevare due lavatrici piene di vestiti bagnati o una pila di elefanti usando una gamba sola.

Ettore è l’immagine della virilità: forte, con pettorali sviluppati e due baffi sottili che lo rendono affascinante. Ama ed è amato da Leopoldina, la divina ballerina. Ad Ettore non manca proprio nulla per essere felice. Egli nasconde, però, un segreto: il nostro forzuto protagonista, nel tempo libero, adora lavorare a maglia e fare l’uncinetto. In una stanza nascosta sotto terra che tanto ricorda un rifugio, Ettore si diletta a intrecciare fili di lana o di cotone e realizza coperte, cuscini, calze e centrini. Infine, il suo capolavoro: un tu-tu con i pon pon per la sua bella Leopoldina che tanto ama.

Per quanto diversi tra loro, lui grande grosso e lei minuta e aggraziata, insieme formano una splendida coppia. Mentre la ballerina danza per il suo amato con la leggerezza di una libellula, l’uomo si cimenta in numeri straordinari per lei. Tutta questa felicità scatena l’invidia della coppia di addestratori di leoni e leopardi, che provano rabbia e fastidio nei confronti dell’aitante collega.

I due prima lo provocano senza successo, poi lo seguono per spiarlo e scoprono la sua passione segreta. Decidono così di rivelare a tutti l’innocente e creativo hobby di Ettore, per denigrare e ridicolizzare quell’uomo straordinariamente forte che si diverte a lavorare a maglia come se fosse una femminuccia.

All’improvviso accade qualcosa che renderà indispensabile l’intervento di Ettore e la sua passione salverà tutti i componenti del circo.

Ettore l’uomo straordinariamente forte è un albo ricco di messaggi positivi, a partire dal rifiuto del protagonista di reagire alla provocazione degli addestratori, dimostrando che quando si è sereni e appagati, non si sente la necessità di reagire con violenza, al contrario dei due colleghi invidiosi che, insoddisfatti della propria vita, tentano di placare la frustrazione sminuendo e umiliando gli altri.

Non solo si mette in risalto la banalità del pregiudizio secondo cui un uomo per essere tale deve per forza incarnare requisiti considerati da sempre come indicatori unici di mascolinità, ma sottolinea la debolezza di chi ha l’abitudine di attaccare gli altri comportandosi come un bullo, invece di lavorare su se stesso per raggiungere una serenità interiore.

Le illustrazioni riempiono le intere pagine per la gran parte del libro e sono caratterizzate da colori caldi e delicati. I personaggi trasmettono molto bene ciò che li caratterizza: la forza fisica e l’animo buono e dolce di Ettore, la delicatezza di Leopoldina e l’espressione arrabbiata e colma di invidia degli addestratori.

Molto divertente l’immagine dei personaggi completamente nudi, seduti in cerchio e intenti ad imparare a lavorare a maglia per rifare il guardaroba del circo.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 4

L’albo proposto oggi è Principessa Kevin  di Michael Escoffier, Roland Garrigue  Ed. Clichy

“Quando ci si traveste, è per non farsi riconoscere. Altrimenti, non ha senso vestirsi”

È questo che pensa Kevin quando, a dispetto di quello che dicono gli altri, decide di indossare un costume da principessa per partecipare alla festa della scuola.

Principessa Kevin è un albo che parla di libertà, la libertà di essere se stessi. A Kevin non importa se gli altri lo trovano ridicolo, lui desidera indossare un abito rosa dalle maniche a sbuffo, scarpe con i tacchi e truccarsi con i cosmetici della mamma. E la forza di quest’albo sta proprio nel raccontare il coraggio di un bambino che non si fa influenzare dai pregiudizi e, con l’aiuto della sorella, si prepara a diventare una principessa.

Kevin è molto determinato, non capisce chi abbia stabilito che solo le femmine possano vestirsi da principesse. In fondo molte ragazze si travestono da cowboy o da cavaliere, quindi trova assurdo che un maschio non possa indossare un costume come il suo.

Il bambino purtroppo si scontrerà con i pregiudizi: nel momento in cui cerca un accompagnatore, tutti lo evitano, nessuno dei ragazzi vestiti da cavaliere vuole dargli la mano, temono che possa contagiarli, facendoli diventare tutti principesse.

Kevin non si fa abbattere, li considera dei vigliacchi e continua a cercare di divertirsi. Cloe, una compagna di classe vestita con un ridicolo costume da drago creato dal padre con scarsi risultati, si avvicina al bambino e gli fa i complimenti per il bellissimo costume, dicendogli che gli dona molto.

Imbarazzato, ma felice, Kevin passa il resto della giornata con la sua amica.

Fino a quando comincia ad essere stanco di quell’ingombrante costume rosa, ma non per gli sguardi beffardi dei compagni, semplicemente è troppo lungo e si inciampa di continuo, le scarpe con i tacchi gli fanno un male indescrivibile. “Come fanno le ragazze a sopportare i tacchi alti?” si domanda Kevin con espressione dolorante.

Principessa Kevin è una albo che insegna ai bambini e alle bambine a vivere liberamente, a fare ciò che preferiscono senza farsi influenzare da sciocchi preconcetti e a non giudicare il modo di essere degli altri. Il protagonista non vuole fingere di essere qualcosa che non è, ha scelto di esprimere se stesso, è indifferente alle critiche e alle prese in giro, convinto di ciò che vuole e determinato a vivere la vita come più gli piace.

I coloratissimi costumi indossati dai bambini rendono le illustrazioni particolarmente vivaci. I personaggi hanno grandi occhi e bocche larghe che rendono i volti espressivi. Il protagonista esprime, attraverso movimenti decisi ed espressioni piene di determinazione, sicurezza di sé e voglia di rompere i rigidi schemi sociali a cui veniamo sottomessi fin dalla nascita.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 5

La proposta di oggi è Amelia che sapeva volare di Mara Dal Corso, Daniela Volpari  Ed. EDT Giralangolo

Amelia ha dieci anni, ama passare il suo tempo nel campo dietro casa dei nonni, fingere di essere un cowboy, raccogliere insetti e, soprattutto, Amelia ha un sogno: volare. Si immagina, guardandosi allo specchio, di essere un’aviatrice, si sistema gli occhiali e, con la fantasia, sorvola paesaggi di ogni tipo. A volte si arrampica sulle rocce, apre le braccia e parte, si sente leggera, il vento le arrotola i pantaloni e gioca con la sua sciarpa; l’aria le riempie il cuore.

Amelia che sapeva volare è un racconto tratto da una storia vera, quella di Amelia Earhart (1897- 1937), la prima donna aviatrice che intraprese l’attraversata in solitaria dell’Oceano Pacifico. Narra di una bambina che ha interessi considerati, soprattutto all’epoca in cui ha vissuto, non adatti al genere femminile. Si diverte a raccogliere insetti e ranocchi, indossa i pantaloni, gioca con un fucile, ha i capelli corti e si arrampica sulle rocce.

Amelia ha un quaderno, in cui incolla le foto di donne che hanno realizzato grande imprese. Sogna di poter incollare, un giorno, anche la sua fotografia.

Amelia è fortunata: la famiglia asseconda la sua attitudine, la sostiene e l’aiuta a realizzare il sogno di diventare un’aviatrice. Così la bambina potrà percorrere la propria strada senza scontrarsi con i pregiudizi o subire influenze che potrebbero ostacolarne l’indole.

L’albo termina con la piccola protagonista di spalle che osserva, piena di determinazione, il cielo sconfinato ed esclama: “Mi chiamo Amelia, ho dieci anni. Ci sarò anch’io nel quaderno dei ritagli”

 Alla fine dell’albo, c’è una pagina dedicata alla vita dell’aviatrice, con alcune foto di Amelia. La protagonista riuscirà a cambiare un destino che sarebbe stato ben diverso se non avesse ricevuto l’incoraggiamento di una famiglia di ampie vedute. Nonostante questa passione la porterà ad una morte prematura, Amelia avrà vissuto come più desiderava, facendo l’unica cosa in grado di riempirle la testa, il corpo e il cuore.

Le illustrazioni sono meravigliose: gli orizzonti incurvati, le tende delle finestre che svolazzano, le foglie che volteggiano nell’aria e le nuvole che si mescolano con l’azzurro del cielo. Disegni che trasmettono così chiaramente la sensazione del vento che spettina i capelli della piccola protagonista, che quasi ci sembra sentirlo sul viso.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 6

La proposta di oggi è Il maialibro  di Anthony Browne Ed. Kalandraka Italia

È sufficiente guardare l’immagine della copertina, per capire il tema di quest’albo: una donna che carica, sulle proprie spalle, un sorridente marito e i due figli maschi.

La famiglia Maialozzi vive in una deliziosa villetta, con un ampio giardino. La casa è linda e ordinata, la tavola imbandita di buon cibo. Il quadretto perfetto che le prime illustrazioni ci raccontano, nascondono una triste realtà, assai frequente nelle famiglie tradizionali: un marito indolente, vestito di un abito elegante e il giornale aperto davanti a sé che, seduto a tavola con i due figli, chiede: “Allora, è pronta la colazione, cara?”

Dietro a tutta questa perfezione c’è la signora Maialozzi, moglie, madre e lavoratrice, che passa il tempo a cucinare, riordinare, pulire, stirare per poi recarsi al lavoro e tornare a casa per ricominciare a preparare la cena, a lavare i piatti e a svolgere tante altre mansioni casalinghe, senza che il marito e i due figli muovano un dito per aiutarla. I tre maschi della famiglia se ne stanno comodamente seduti sul divano a guardare la televisione, in attesa di andare a dormire nei loro letti ben fatti.

Una mattina accade qualcosa di inaspettato: la signora Maialozzi se ne va di casa e sparisce per alcuni giorni. Lascia un biglietto con scritto: “Siete dei maiali”.

Come se la frase scritta fosse una maledizione, i tre maschi della famiglia assumono le sembianze di veri maiali. Lasciati soli a doversi occupare di loro stessi e della casa, marito e figli dovranno prepara da mangiare, pulire e riordinare. Incapaci di fare qualsiasi cosa, proprio perché non abituati, si ritroveranno in poco tempo a vivere in un porcile. Cominciano così a rendersi conto dell’importanza della donna e desiderano ardentemente il suo ritorno. La signora Maialozzi tornerà, ma le cose dovranno cambiare: così ognuno si impegnerà a svolgere qualche compito. Il lavoro condiviso porterà all’armonia e alla serenità di tutti.

Il maialibro è stato scritto a fine degli anni 80. In questi trent’anni sicuramente le cose sono cambiate, in molte famiglie i lavori casalinghi vengono divisi tra i vari componenti. Ciò non significa che si sia raggiunta una vera parità tra i sessi, soprattutto per quanto riguarda l’accudimento dei figli o delle persone anziane della famiglia, che spesso è affidato unicamente alla componente femminile.  Questo albo è quindi ancora molto attuale e utile per educare i bambini, in modo ironico e divertente, all’importanza della condivisione del lavoro e delle responsabilità familiari.

Le illustrazioni sono realistiche e particolareggiate. I tre personaggi maschili trasmettono una certa antipatia, con quelle bocche sempre spalancate pronte a chiedere di essere serviti. addirittura le foto dei personaggi sul giornale che il padre sta leggendo hanno la stessa espressione. Molto divertente l’idea di trasformare marito e figli in tre maiali e fare assumere ad alcuni oggetti le stesse sembianze: il telefono, il personaggio dipinto nel quadro, il cane e la spilla sulla giacca del padre. Tutto quanto ricorda un maiale. Anche l’atteggiamento ad un certo punto è come quello dei maiali, con il padre accovacciato a terra alla ricerca di qualche avanzo di cibo.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 7

Come ultimo albo della settimana proponiamo Il pianeta stravagante  della Classe seconda Scuola primaria Jatteau, di Moissy-Cramayel- Gwen Keraval  Ed. Giralangolo

La differenza tra maschi e femmine è molto più banale di quanto si creda. È ciò che ci insegna questo delizioso albo scritto dagli alunni della classe seconda di una scuola primaria francese.

Il pianeta stravagante racconta degli abitanti di Glatifus, un piccolo pianeta lontano e sconosciuto ai Terrestri. I Glatifusiani ci osservano, ci analizzano e ci studiano. Anche i piccoli Glatifusiani vanno a scuola, e l’argomento affrontato dalla maestra quel giorno è: “Come si fa a distinguere tra maschi e femmine umani?”

Si apre un lungo dibattito tra gli studenti della classe ed ognuno dice la sua opinione. C’è chi sostiene che si capisca dai capelli: le femmine ce li hanno lunghi, mentre i maschi corti, ma le foto scattate un po’ ovunque sulla terra mostrano che non è proprio così…

Un altro alunno afferma che si capisca dall’abbigliamento, ma che confusione! Ci sono femmine con i pantaloni, con gli short, con la gonna, con il vestito e uomini con i pantaloni, con il kilt e con la tunica. Per non parlare del trucco! Ci sono popoli sulla terra in cui sia uomini che donne si dipingono il viso!

Uno studente azzarda l’ipotesi che le femmine terrestri piangano, mentre i maschi no. La maestra lo sgrida ed esclama: “Alla tua età dovresti sapere che tutti gli umani possono fare uscire dell’acqua dai loro occhi!” A quel punto l’insegnante decide di aiutare i suoi piccoli alunni e mostra loro una foto di due bambini, un maschio e una femmina, intenti a fare la doccia. Ed ecco che per i Glatifusiani tutto è più chiaro: “Ah, ma Sì!!!” esclamano in coro.

Non c’è bisogno di aggiungere altro: la differenza è palese davanti ai loro occhi, quando guardano i corpi nudi dei due umani!

 

Il pianeta stravagante insegna, attraverso il confronto tra gli studenti e la maestra, che il mondo è ricco di differenze, e che quelle che sembrano così ovvie, non è detto che lo siano veramente. Il fatto che in alcune parti della Terra siano le donne quelle che hanno l’abitudine di truccarsi, non significa che debba essere così ovunque, o il fatto che ci siano dei paesi in cui non è usanza che i maschi indossino gonne o abiti lunghi, non vuol dire che troveremo le stesse tradizioni in ogni angolo del pianeta. Le differenze possono essere marcate, sottili, sfumate, ma non vanno considerate come verità assolute, perché si rischia di usare tali differenze come la base per inserire le persone all’interno di rigide categorie prestabilite.

Banalmente, la cosa che permette di distinguere le femmine dai maschi è solo una: il sesso!

Nelle illustrazioni, caratterizzate da figure geometriche, dominano i toni del rosso, dell’azzurro e dell’ocra. I Glatifusiani, provvisti di due paia di braccia, un occhio solo e numerose antenne sul capo, sono rappresentati come molto diversi dagli umani e al contempo molto simili a noi: anche nel loro pianeta i bambini vanno scuola e una maestra li istruisce. Stupende le immagini che descrivono i terrestri, una carrellata di personaggi che mostrano quanto sia varia la specie umana, indipendentemente dal genere.

 

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – FEBBRAIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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FEBBRAIO
LE BUGIE: giorno 1

Iniziamo la settimana con Piccoli fantasmi  di T. Robberecht e P. Goossens Ed. Zoolibri

Piccoli fantasmi è un albo che descrive cosa succede alla coscienza quando si dicono le bugie.

Sara ama giocare con i gioielli della mamma. Ce n’è uno in particolare con cui vorrebbe giocare di più: la collana di perle. La mamma le ha proibito di toccarla e questo divieto non fa altro che rendere l’oggetto ancora più desiderabile.

La voglia di prendere la collana è tale che la bambina entra di nascosto in camera della mamma e gioca con il gioiello ma, ahimè, si rompe e le perle rotolano sul pavimento. Nascoste le perle in fondo al cassetto, la bambina comincia a nascondere anche la verità. Inizia così a dire una serie di bugie pur di non essere scoperta.

Succede però che, ad ogni bugia detta, dalla bocca di Sara esca un fantasmino dispettoso che canticchia ciò che la bambina non riesce a dire, cioè la verità. Nessuno, oltre lei, può sentire o vedere gli spiriti spioni e, con il passare dei giorni, i fantasmi diventano sempre più numerosi. Gli spettri, che altro non sono se non la coscienza della bambina, la disturbano continuamente: non la lasciano dormire di notte, si intromettono tra lei e il papà nel momento delle coccole, la inseguono mentre va a scuola.

Il senso di colpa provato da Sara è tale da portarla ad isolarsi in un angolo della casa per piangere.

Il messaggio trasmesso dall’albo è chiaro: le bugie costruiscono un muro tra noi e le persone a cui vogliamo bene, ci impediscono di vivere serenamente la quotidianità, ci perseguitano in ogni momento.
Una volta che la protagonista riuscirà a dire la verità, i fantasmi spariranno e la bambina capirà cosa succede quando si raccontano le bugie. Il finale è interessante: Sara ammette che, nonostante l’esperienza vissuta, talvolta fatica ancora a raccontare tutto a mamma e papà. L’ultima pagina dell’albo sottolinea quanto sia importante instaurare con i propri figli un rapporto di fiducia, che consenta ai bambini di aprirsi con i propri genitori nonostante le possibili conseguenze.

Le illustrazioni di Piccoli fantasmi riempiono l’intera pagina e descrivono molto bene la storia. La protagonista, dal viso dolce e rotondo, è l’unica a essere disegnata per intero. Di mamma e papà, per tre quarti del libro, si scorgono solo le gambe per poi comparire in modo completo alla fine del racconto, cioè nel momento in cui la bambina dice la verità. Sembra quasi che la consapevolezza di mentire le impedisca di guardare negli occhi i propri genitori. L’unico altro personaggio disegnato per intero fin dall’inizio è il gattino di casa, testimone del guaio commesso da Sara e custode della verità. Il piccolo animale, proprio per questo, sembra riuscire a vedere i fantasmini che escono dalla bocca della bambina, disegnati con un’espressione un po’ antipatica e dispettosa.

 

LE BUGIE: giorno 2

Oggi proponiamo Teodoro e il fungo parlate di L. Lionni Ed. Babalibri

Teodoro e il fungo parlante racconta di quanto le bugie abbiano le gambe corte e che, prima o poi, la verità viene a galla.

Teodoro è un topo pauroso che vive con quattro amici nel ceppo di una vecchia quercia. Ogni coinquilino si vanta di una qualità posseduta: la lucertola può farsi ricrescere la coda come una magia ogni volta che la perde, la rana può nuotare sott’acqua, la tartaruga può rinchiudersi nel suo guscio. E il piccolo topo? Imbarazzato, senza riuscire a trovare nessuna qualità che possa essere considerata straordinaria, a Teodoro viene in mente solo una cosa: “Io posso correre”. Gli amici lo deridono per quella che, ai loro occhi, non è certo una caratteristica di cui vantarsi.

Un giorno accade qualcosa che cambierà la vita del topo: mentre scappa impaurito, convinto di essere attaccato da un gufo, che in realtà è solo una foglia che cade da un albero, Teodoro si nasconde sotto un grosso fungo blu che è in grado di dire un’unica parola:”Quirp”.

Al topolino balena un’idea: inventarsi una storia per ingannare gli amici. Racconta loro di avere scoperto un fungo parlante. “Ne esiste uno solo in tutto il mondo”, sussurra Teodoro agli altri animali. “È il fungo della verità, ho imparato il suo linguaggio e dice che il topo deve essere venerato da tutti gli animali”.

Dal quel momento, il piccolo protagonista diventa re, gli amici gli costruiscono una corona e lo trasportano su cuscini di fiori.

Peccato che la menzogna venga presto svelata: un vero guaio per il topolino! Spaventato dalla rabbia dei suoi amici, fugge veloce attraverso il bosco e scopre che, in fondo, saper correre non è poi tanto male!

Teodoro e il fungo parlante, dal finale un po’ crudele in cui il protagonista non viene perdonato dagli amici adirati, è un albo che racconta di quanto le bugie abbiano vita breve e di come la delusione e la rabbia di coloro che vengono ingannati possa rovinare per sempre la fiducia riposta nelle persone che hanno commesso il tradimento.

Le illustrazioni, che ricordano un collage fatto di carte colorate e dai bordi strappati, sono arricchite di tratti a matita. Sfogliando le pagine si ha l’idea di percorre, insieme ai personaggi, i diversi panorami che fanno da cornice alla storia: si passa dal bosco e se ne superano i confini, si arriva ai campi di erica e oltre colline mai attraversate prima per giungere alla valle dove, infine, la menzogna sarà svelata.

 

LE BUGIE: giorno 3

Oggi vi proponiamo Le bugie di Marino di R. Aliaga, S. Mulazzani Ed. Logos

Le bugie di Marino è un albo che racconta del sottile confine tra realtà e immaginazione. Talvolta i bambini e le bambine sono talmente presi/e dalle loro fantasie da rendere difficile, sia per se stessi che per gli altri, capire cosa sia reale e cosa no.

La bugia, in questo caso, viene detta sì per giustificare una propria inadempienza (il protagonista marina la scuola), ma diventa quasi reale, tanto che Marino si immedesima nella bugia raccontata arricchendola di numerosi personaggi di fantasia.

Marino è un topolino che vive in campagna. La mattina la nonna lo sprona per andare a scuola. “Forza, Marino, sbrigati” disse la nonna “Oppure stamattina farai tardi a scuola!” Marino uscì dalla sua tana, ma di andare a scuola non ne voleva sapere… Era un topo di campagna, mica un topo di biblioteca!

Così il topolino decide di saltare la scuola per andare a cercare mandorle e nocciole. Marino corre rapito dall’immensità della campagna, si diverte a fare capriole e nel suo vagare incontra altri animali e ognuno gli chiede sempre la stessa cosa: “Che cosa ci fai da queste parti, Marino? Dovresti essere a scuola!” Il piccolo protagonista inizia così ad inventare una serie di storie come giustificazione del fatto di non essere dove dovrebbe: alla pecora racconta di aver incontrato un lupo cattivo che l’ha fatto scappare, alla gallina di essersi imbattuto in una volpe che lo voleva assaggiare, al passero di aver visto un gatto pronto a metterlo nel piatto.

Tutti questi personaggi di fantasia prendono vita e iniziano a rincorrere Marino e gli altri animali della fattoria. Stanco dei personaggi da lui stesso creati, Marino torna a scuola, confessa al maestro di essere in ritardo, perché voleva cercare noci e mandorle, e di aver mentito per sfuggire alle domande della pecora, della gallina e del passero. Raccontata la verità, avviene la distinzione tra realtà e fantasia, i feroci predatori scompaiono magicamente e tutti tornano alla serenità, compreso Marino.

I testi sono semplici, scritti in rima, adatti alla lettura con i bambini e le bambine più piccoli/e che facilmente si riconosceranno nel protagonista e nel suo giocare con la fantasia, proveranno sollievo nel finale, in cui si capisce come tutto ciò che è frutto dell’immaginazione può svanire, basta volerlo.

Le illustrazioni, realizzate con un misto di tecniche, occupano l’intera pagina. Il protagonista, vestito con una salopette a righe, si muove tra le pagine come se danzasse. Mentre Marino corre nella campagna, tanto che “A volte gli sembrava perfino di volare”, osserva i panorami, rappresentati in una prospettiva dall’alto, proprio come se stesse volando. I personaggi di fantasia sono disegnati con la matita, il loro colore è lo stesso dello sfondo, come se fossero trasparenti, proprio per sottolinearne l’irrealtà. Stessa cosa riguarda il testo che ne descrive la comparsa, composto di lettere senza riempimento.

 

LE BUGIE: giorno 4

La proposta di oggi è Tea quanto pesa una bugia?  di S. Serrelli Ed. Giunti Kids

Tea quanto pesa una bugia fa parte di una collana di libri che vede protagonista la piccola Tea, una bambina di sei anni. In questo albo si affronta il tema del senso di colpa e delle sensazioni che si provano quando si dicono le bugie.

Tea non ha mai mentito, tanto che alla domanda posta dal maestro alla classe: “Quanto pesa una bugia?”, proprio non sa rispondere.

Durante il pranzo con mamma e papà, la bambina racconta la sua prima bugia: i genitori le chiedono come sia andata la verifica di matematica e Tea, consapevole di non essere andata bene, mente spudoratamente: “Bene, ho preso un bel voto” risponde Tea tenendo gli occhi bassi sul piatto.

Fin dalle prime pagine vengono descritti quali effetti può provocare raccontare le bugie: incapacità di guardare negli occhi l’interlocutore, diventare rossi in volto, difficoltà a dormire, sentire un peso sul cuore.

I genitori non solo le credono, ma la riempiono anche di complimenti: inizialmente Tea si sente soddisfatta, pensa che mentire sia molto facile, tanto che si sente tranquilla e quando va la parco a giocare con le amiche, quasi si dimentica dell’episodio. Tutto cambia nel momento in cui la bugia detta le si ripresenta davanti agli occhi in ogni momento: il padre le dice di avere raccontato ai colleghi di lavoro del bel voto preso, la mamma che la nonna, saputo del suo successo scolastico, le vuole regalare la bambola tanto desiderata. Tea si sente schiacciata dai sensi di colpa per aver ricevuto lodi non meritate e prova tristezza.

Il peso che sente per la menzogna detta, è rappresentato nel libro come un grosso macigno che la schiaccia e che diventa sempre più grande ogni giorno che passa. Quando il sasso ormai è così grosso da non poter essere più sopportato, Tea urla a tutta la famiglia la verità, esausta dalla situazione che lei stessa ha creato.

Tea quanto pesa una bugia è un albo che aiuta bambini e bambine a prendere consapevolezza di ciò che comporta raccontare bugie e spiega quanto sia importante riuscire a dire la verità. Spesso capita che le persone che ci vogliono bene e che ci conoscono a fondo si accorgano molto presto delle nostre menzogne, proprio perché il peso che si prova per averle dette ci porta a comportarci in modo diverso dal solito e scatena in noi una serie di reazioni che ci tradiscono.

Le illustrazioni, per lo più caratterizzate da sfondi vuoti che mettono in risalto i personaggi, sono molto colorate. I comportamenti che accompagnano le bugie sono ben rappresentati: lo sguardo basso di Tea mentre sta mentendo, il rossore sulle guance, l’espressione triste. I genitori sono mostrati per intero solo nel momento in cui la piccola protagonista confessa di aver mentito: dire la verità toglie dall’imbarazzo e riunisce agli affetti più cari.

 

LE BUGIE: giorno 5

Oggi vi proponiamo  È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario  di I. Lammertink, E. Vermeltfoor Ed. Clavis

L’albo di oggi spiega ai bambini e alle bambine l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, attraverso una storia che vede protagonista Matilde, una bambina molto vivace. Ogni volta che commette una marachella, Mati incolpa sempre qualcun altro.

Un giorno, mentre si trova a casa della nonna, la bambina vede un barattolo di caramelle alla frutta: la voglia di mangiarle è tale da prenderle senza chiedere il permesso. In un lampo, Matilde svuota il vaso delle caramelle. “Chi avrà mai svuotato il barattolo delle caramelle?” chiede la nonna a Mati. La bambina, ancora con la bocca piena, indica il muro ed esclama: “Non sono stata io, è stata BIRBA! ECCOLA QUI!”

Birba non è altro che la sua ombra proiettata sul muro, che incarna l’amica immaginaria di Matilde. Da quel momento, Mati combinerà diversi guai ed ogni volta darà la colpa alla sua dispettosa amica, anche quando viene colta sul fatto. Colpevolizzare Birba diventa la normalità, tanto che l’ombra ad un certo punto si stacca dai piedi di Matilde e si muove autonomamente.

I disastri commessi dalla bambina si accumulano sempre più: rompe i vasi della vicina di casa, suona i campanelli di una palazzo disturbandone gli abitanti, imbratta il muro di casa con la vernice rossa e molto altro ancora! Fino a quando, in un pomeriggio piovoso, Matilde fa il grande passo e si prende la responsabilità di ciò che ha combinato: mentre è sdraiata sul tappeto di casa a giocare con il suo cagnolino, la bambina trova il rossetto della mamma e decide di mettersene un po’ sulle labbra. Purtroppo il rossetto le cade sul tappeto e il cane inizia a giocarci sporcando dappertutto!  “Chi ha combinato questo disastro?” chiede la mamma. Mati si guarda intorno ma… non vede nessuno.

Non riuscendo a trovare Birba, Matilde dovrà ammettere di essere stata lei a combinare il guaio.  Questo è il momento in cui l’amica immaginaria della bambina svanisce. Matilde riconosce i propri errori, li accetta e non teme di ammetterli, perché ha raggiunto la consapevolezza che, anche se lo farà, gli adulti che fanno parte della sua vita continueranno a volerle bene.

È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario è un albo che parla non solo di bugie e di assunzione di responsabilità, ma anche di amici immaginari.

Capita di frequente che alcuni/e bambini/e si creino un compagno immaginario, condizione che può destare nei genitori preoccupazione. In realtà l’amico immaginario è per il bambino e la bambina una presenza utile, perché permette di proiettare su di lui i propri sogni e le proprie paure. Crescendo, il/la bambino/a svilupperà una maggiore consapevolezza di sé e imparerà ad affrontare il complesso mondo degli adulti, fatto anche di regole e divieti.

L’albo è dotato di un approfondimento che spiega ai genitori come comportarsi con un/una bambino/a che ha un amico immaginario.

Le illustrazioni, molto colorate, riempiono l’intera pagina. Matilde è disegnata con un aspetto da vera monella: capelli corti che le danno un’aria sbarazzina con il viso coperto da lentiggini. L’idea di rappresentare Birba come l’ombra della bambina, chiarisce che il ruolo dell’amico immaginario è proprio quello di proiettare su di lui i propri timori e desideri.

 

LE BUGIE: giorno 6

La proposta di oggi è Voglio il mio cappello!

In Voglio il mio cappello! si racconta di due aspetti legati alle bugie: a volte chi mente continua a farlo nonostante la bugia sia evidente, pur di farla franca; le conseguenze delle bugie, per chi inganna, spesso non sono piacevoli.

I personaggi di questo albo sono gli animali del bosco, il protagonista un orso che non trova più il suo cappello rosso. L’orso inizia così a chiedere agli abitanti del bosco se abbiano visto il suo cappello: alla volpe, alla tartaruga, al serpente e a molti altri. Nessuno ne sa nulla, c’è chi ne ha visto uno blu, chi addirittura non sa neanche cosa sia un cappello.

Arriva il turno del coniglio che, senza dubbio, è il colpevole. L’animale, infatti, indossa il rosso cappello dell’orso, il quale non si accorge di niente, nonostante il coniglio lo porti sfacciatamente in testa. Alla fatidica domanda: “Hai visto il mio cappello?” il coniglio risponde in modo agitato e confuso, come se fosse stato ingiustamente accusato di una colpa mai commessa. È chiaro che il coniglio è consapevole di essere il ladro e invia una serie di segnali fisici e verbali che ne sottolineano la colpevolezza.

L’orso, ormai rassegnato al fatto che non troverà mai più il suo cappello, improvvisamente si rende conto di chi gliel’ha rubato e, naturalmente torna a riprenderselo! Il finale è molto divertente, anche perché a vestire i panni del bugiardo sarà proprio l’orso!

Voglio il mio cappello! è un albo che affronta in modo spassoso ed ironico il tema della menzogna, toccando diversi aspetti: non solo insegna a riconoscere i segnali di chi sta mentendo, ma anche ad essere consapevoli che la menzogna può tornare indietro, come dice il proverbio “chi la fa l’aspetti”: ingannare gli altri, infatti, può portare a conseguenze e a problemi non sempre facili da risolvere.

Le illustrazioni sono davvero esilaranti: tutti i personaggi sono molto buffi. L’orso ha, per tutto l’albo, la stessa espressione che cambia solo nel momento in cui capisce di essere stato ingannato. Lo sfondo è assente, mettendo in risalto i personaggi. Soltanto la pagina in cui l’orso si rende conto di essere stato preso in giro dal coniglio è colorata di rosso, sottolineando la rabbia del protagonista. Stessa cosa riguarda la parte in cui parla il coniglio: il testo è scritto di rosso, come a mettere in evidenza l’agitazione dell’animale, consapevole della sua disonestà.

 

LE BUGIE: giorno 7

Come ultimo albo della settimana proponiamo La bugia di C. Grive, F. Bertrand Ed. Lapis

Come vive un/una bambino/a la consapevolezza di aver detto una bugia? Che effetti ha sulla vita di tutti i giorni?

La protagonista di La bugia, un giorno, mentre pranza con i suoi genitori, dice una bugia. Non si sa quale sia la menzogna detta, non è importante: quello che conta è che sia stata detta. Inizialmente la bugia prende la forma di un piccolo pallino rosso sospeso sulla testa della protagonista mentre legge seduta sulla poltrona. E nemmeno se ne accorge. Quando la bambina si reca in camera per andare a dormire, la bolla rossa la segue e si posiziona accanto al comodino. La bambina la vede e sa che si tratta della bugia.

La mattina seguente è ancora lì, più grande del giorno prima, davanti al lampadario. La piccola le sussurra di andarsene. La bugia ubbidisce, ma dopo poco ritorna, mentre è in bagno a lavarsi i denti. Il pallino rosso la segue ovunque e diventa sempre più grande, tanto quanto aumenta il disagio provato dalla bambina. Lo ritrova per strada mentre va a scuola, copre il viso della maestra, le impedisce di godersi il momento del bagno. E mai l’abbandonerà, fino a quando non riuscirà a dire la verità.

La bugia analizza gli stati d’animo e le paure che i bambini e le bambine provano quando sanno di aver mentito. Come la protagonista, si pongono delle domande: “Dopo una bugia, le persone non ti credono più?” “Dopo una bugia, le persone non ti vogliono più bene?”

È un albo che si sofferma sulla presa di coscienza delle possibili conseguenze dell’atto di mentire, ma anche sull’importanza che i genitori si accorgano del disagio dei/lle propri/e figli/e, in modo che i bambini e le bambine si sentano accolti e riescano ad ammettere di non essere stati sinceri. E a quel punto, potranno far esplodere la bolla rossa.

Le illustrazioni, esasperate, sono caratterizzate da prospettive distorte. La bugia, sotto forma di bolla rossa, aumenta sempre più di volume, per sottolineare l’angoscia della bambina che diventa sempre più profonda. Molto carino il finale, in cui il momento della confessione viene rappresentato da uno spillo che, bucando la bolla, la fa esplodere.