TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – MAGGIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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MAGGIO
   LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 1

La prima proposta della settimana è L’albero dei bambini  di Sophie Blackall Ed. Gallucci

Una mattina, mentre sta facendo colazione, un bambino riceve dai suoi genitori una notizia inaspettata: presto ci sarà un fratellino o una sorellina a fargli compagnia. Il piccolo protagonista, incuriosito, vorrebbe chiedere da dove arriverà il nuovo bambino, ma i genitori, presi dagli impegni della giornata, si dileguano in tutta fretta. Il compito di accompagnare a scuola il ragazzino è assegnato alla tata Olive la quale alla domanda: “Da dove vengono i bambini” risponde:” Dall’albero dei bambini: si pianta un  seme e si aspetta che cresca”. La risposta della baby-sitter non convince pienamente  il ragazzino, il quale pone la stessa domanda alla maestra, al nonno e al postino. Ognuno dà una spiegazione diversa e il piccolo ne esce sempre più confuso. Finalmente riesce a rivolgere la fatidica domanda alla mamma e al papà che, molto semplicemente, spiegano con parole adatte al figlio come avviene la nascita di un bambino.

L’albero dei bambini è un libro che spiega, senza addentrarsi troppo sul tema della sessualità e del concepimento, come nascono i bambini. È un albo adatto anche ai più piccoli, perché riesce a chiarire in modo molto semplice e con un linguaggio adeguato i dubbi che i bambini possono avere sul tema della nascita.

Un libro che fa sorridere ogni volta che gli adulti danno al bambino delle spiegazioni, alcune delle quali decisamente strampalate o, comunque, sempre incomplete. Simpatico il finale, in cui il protagonista, dopo essersi confrontato con i genitori, mette insieme tutte le risposte che gli sono state date e si rende conto che, in fondo, ognuna conteneva un elemento giusto. L’unico ad essere lontano dalla verità e ad aver bisogno di una spiegazione è il nonno, convinto che i bambini li porti la cicogna. Il bambino giunge alla conclusione che forse è il caso che glielo spieghi lui da dove vengono i bambini!

Alla fine dell’albo c’è una pagina di consigli utili ai genitori su come affrontare con i propri figli il tema della nascita dei bambini.

 

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 2

Oggi proponiamo Il tesoro di Lilith. Un racconto sulla sessualità, il piacere e il ciclo mestruale di Carla Trepat Casanovas (Guida didattica a cura di Anna Salvia Ribera). Ed.Carla Trepat Casanovas

Il tesoro di Lilith è un racconto sulla femminilità e sul piacere di essere donna. Un albo che vuole spiegare alle bambine il grande tesoro che sono e aiutare quelle più grandi a scoprire e a capire le emozioni che il proprio corpo darà loro, affinché possano vivere con serenità la propria sessualità e comprendano la meraviglia del loro ciclo mestruale.

L’albo inizia in un bosco, dove vive un albero molto particolare, una pianta che ha un sogno: desidera ballare, correre, nuotare e vivere emozionanti avventure. Vicino a lui vive a un altro albero, vecchio e saggio, al quale il giovane albero chiede consiglio su come realizzare i propri sogni.

Dopo averci pensato a lungo, l’anziana pianta decide di trasformare il piccolo albero in una bambina, perché per vivere gli alberi devono per forza tenere le radici ben salde al terreno e questo avrebbe impedito al suo amico di fare ciò che tanto desiderava. Una volta diventata bambina, si sarebbe chiamata Lilith e avrebbe avuto le gambe al posto delle radici, le braccia invece dei rami e i capelli sarebbero stati le sue nuove foglie. Lilith, diventata bambina, guarda il suo nuovo corpo piena di meraviglia e domanda alla vecchia pianta come farà a capire quando sarà il momento di riposare, correre e volare. L’albero prende il fiore più bello che cresce lì vicino e lo dona a Lilith affinché lo metta nel suo ventre: sarà proprio quel fiore a guidarla per dirle di cosa avrà bisogno e in quale momento.

Il tesoro di Lilith è un libro che parla in modo poetico della sessualità della donna e di tutto ciò che la determina e la guida. Ricco di simbologia legata al femminile, l’albo affronta il tema del ciclo mestruale accostandolo all’alternarsi delle stagioni e spiega il desiderio sessuale paragonandolo allo svolazzare gioioso di farfalle che invadono il corpo di Lilith.

Le illustrazioni in acquerello sono coloratissime. I disegni molto belli, immagini ambientate in un bosco che sembra fatato, ricco di forme che ricordano l’organo sessuale femminile: l’utero è rappresentato come l’interno di un fiore, le mestruazioni sembrano foglie autunnali che cadono, il sesso un fiore dotato di splendidi petali. Un albo adatto a tutte le età.

Alla fine del libro c’è una guida didattica che suggerisce come affrontare temi come il ciclo mestruale, gli organi sessuali femminili, le fasi del ciclo e il piacere. Ad ogni argomento è associato un esercizio pratico che aiuta le bambine a familiarizzare con la propria sessualità.

 

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 3

Oggi proponiamo La mamma ha fatto l’uovo! di Babette Cole Ed. Mondadori

Nell’albo La mamma ha fatto l’uovo! non sono i figli a chiedere spiegazioni ai genitori, ma sono la mamma e il papà che introducono il discorso di come si fanno i bambini.

Una coppia di genitori dall’aspetto decisamente freak irrompe nel salotto in cui due bambini stravaccati sul divano e circondati da animali di ogni tipo (cani, gatti, uccelli e conigli) mangiano dolci e guardano la televisione. Una stanza degna di una famiglia poco incline alle convenzioni, dove ai figli, sommersi dai cuscini e dai giocattoli, non è vietato mangiare sul divano.  “Bene” annunciano la mamma e il papà “È proprio ora di dirvi come si fanno i bambini”.

Purtroppo la disinvoltura e la modernità dei genitori è solo apparente, perché i due iniziano a dare una serie di spiegazioni assurde su come nascono i bambini che non hanno nulla a che fare con la realtà: bambini impastati con zucchero e spezie o con lumache e terra, altri portati dai dinosauri o trovati sotto i sassi, per non parlare di quelli prodotti dalla pasta uscita da un tubetto o cresciuti in una serra. Infine la spiegazione più esilarante: la mamma ha deposto un grosso uovo sul divano che poi è esploso facendo uscire i due figli.

I bambini ascoltano i genitori con espressione tra il perplesso e il divertito, per poi scoppiare in una fragorosa risata in risposta a tutte le assurdità dette. Decidono così di prendere in mano la situazione e di spiegare alla mamma e al papà come si fanno veramente i bambini, con tanto di disegni esplicativi su come avviene il concepimento e sulle diverse e divertenti posizioni per fare l’amore.

La mamma ha fatto l’uovo! è un albo che piacerà sicuramente a bambine e bambini, perché al di là del tema trattato (è un libro divertente per introdurre un argomento spinoso come la procreazione), è un racconto spiritoso che si prende gioco degli adulti e dei loro imbarazzi nel trattare certi argomenti, dando risalto all’intelligenza dei bambini che, troppo spesso, viene sottovalutata.

Le illustrazioni sono molto divertenti: i personaggi sono rappresentati con uno stile un po’ anticonformista che ricorda quello freak degli anni settanta, soprattutto i genitori.

Buffi disegni descrivono le numerose e strampalate spiegazioni date dai due adulti. Carina la scelta di utilizzare un tratto semplice ed essenziale tipico dei disegni dei bambini per rappresentare le immagini create dai figli sul concepimento.

 

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 4

La proposta di oggi è Mi piaci! Tutte le domande sull’amore e la sessualità  di Delphine Godard, Nathalie Weil, Stéphane Nicolet, Editoriale Scienza

Un albo molto simpatico che affronta in modo divertente ma chiaro moltissimi temi che riguardano sia l’affettività che la sessualità. Parte dai luoghi comuni che si incontrano quando si cerca di fare una distinzione tra maschi e femmine, per passare alle informazioni sugli organi sessuali maschili e femminili, sulle parole legate alla sessualità e i numerosi termini che si usano per indicare il pene e la vagina, i seni, l’erezione, ecc…

Ci sono pagine che spiegano perché si prova imbarazzo a mostrarsi nudi o a vedere due persone che si baciano,altre che ricordano che il corpo è una proprietà privata e spiegano come si fa a capire quando un adulto mostra comportamenti sospetti.

Un albo che parla di come ci si sente quando ci si innamora, del fatto che ci si può innamorare di persone di sesso opposto, ma anche di quelle delle stesso sesso, di come può capitare di essere rifiutati, di cosa succede al nostro corpo durante la pubertà, di cosa sono le mestruazioni, le erezioni, il desiderio, la gravidanza, a cosa serve il preservativo, cosa sono le malattie a trasmissione sessuale e molto altro ancora.

Ricco di informazioni che soddisfano molte curiosità e tratta argomenti che generalmente suscitano disagio in modo semplice e allo stesso tempo divertente, è un libro adatto già a bambini che abbiano otto o nove anni.

Un albo che può essere letto senza la presenza dell’adulto, proprio per la chiarezza con cui sono spiegati i diversi temi che riguardano la sessualità.

Una delle caratteristiche migliori del libro è il fatto che presenta l’argomento senza tabù e in modo esplicito attraverso l’uso di immagini spassose e colorate. con pagine ricche di finestrelle che si possono sollevare per scoprire tutto ciò che c’è da sapere sul sesso, l’amore e il proprio corpo.

 

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 5

Ad amare ci si educa. Viaggio nell’affettività e nella sessualità. Per bambini e bambine dai 4 ai 7 anni. di Ezio Aceti & Stefania Cagliani Ed. Città Nuova

Protagonisti di questo albo sono due fratelli gemelli, Irene e Pietro, che accompagnano i/le giovani lettori/trici in un viaggio che prevede tre fasi: il corpo, le emozioni e i sentimenti e come si diventa grandi.

Nella parte dedicata al corpo, sono descritte le caratteristiche comuni a maschi e femmine, quelle che li differenziano e quali cambiamenti subiscono con la crescita.

La sezione riferita ai sentimenti spiega quali emozioni si incontrano nella vita e come ognuno le esprima in modo diverso.

La parte dedicata a cosa succede quando si diventa grandi racconta, percorrendo la storia personale dei genitori di Irene e Pietro, la fase dell’innamoramento, del concepimento, della gravidanza e della nascita. C’è anche una pagina che spiega che cosa significa essere figli adottivi.

In ogni paesaggio, come l’autore definisce le tre sezioni affrontate dall’albo, i testi sono accompagnati da illustrazioni all’interno di piccoli cerchi e si trovano, alla fine di ogni parte, delle attività legate al tema di cui si è parlato e che i bambini possono fare insieme ai genitori.

Ad amare ci si educa è un viaggio che porta i bambini e le bambine tra i quattro e i sette anni alla scoperta delle emozioni e della sessualità, il tutto raccontato con parole adeguate alla loro età.

Un percorso che ha come obiettivo quello di far comprendere ai bambini e alle bambine che emozioni e sentimenti fanno parte della vita, che non bisogna vergognarsi di esprimere ciò che si prova e che non sempre le persone si comportano allo stesso modo in risposta alle emozioni provate.

All’interno dell’albo è inserita una guida rivolta ai genitori e agli/lle educatori/trici che li aiuta ad affrontare i temi dell’affettività e della sessualità nel modo più adeguato alle esigenze dei/lle bambini/e.

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 6

La proposta di oggi è Piselli e farfalline… son più belli i maschi o le bambine?  di Vittoria Facchini Ed. Fatatrac

Un’esplosione di colori attraversa le pagine di questo bellissimo albo: immagini e didascalie raccontano che, ebbene sì, tra maschi e femmine le differenze ci sono e che crescendo aumentano sempre di più, come diventa sempre maggiore la voglia di conoscere l’altro sesso in tutto e per tutto, anima e corpo.

Una carrellata di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, uomini e donne mostra di quanto i maschi e le femmine siano diversi tra loro, anche se non sempre nelle cose in cui ci sia aspetta siano differenti.

Ciò che li distingue veramente è il corpo e buffe illustrazioni ne mostrano le particolarità che, qualche volta, vien voglia di spiare. Ed ecco che dei bambini si sbirciano a vicenda al mare, per soddisfare le prime curiosità che si hanno sul corpo dell’altro.

E si sa che i maschi hanno il pisello e le femmine la farfallina… e con quanti nomi strampalati vengono chiamati!

Ma come crescono i corpi dei maschi e delle femmine? Le illustrazioni spiegano di quanto si cambi crescendo: compaiono i peli un po’ ovunque e una sequenza di immagini mostra ai lettori che non tutti hanno la stessa quantità di peli, che la voce dei maschi cambia, che alle femmine cresce il seno e che indossano diversi tipi di reggiseno, che una volta al mese usano l’assorbente… e quando che il corpo è davvero cambiato succede qualcosa di magico: maschi e femmine si guardano in modo diverso e capita che ci si innamori. Ad innamorarsi non è soltanto il cuore, ma anche i corpi e si ha voglia di conoscersi, di accarezzarsi, di giocare “ e da questo far l’amore, se si decide insieme, può anche nascere un bambino… o una bambina!”

Piselli e farfalline…. son più belli i maschi o le bambine? è un albo che può essere letto anche ai bambini e alle bambine più piccoli/e, perché affronta argomenti un po’ spinosi in modo semplice e spiega che ciò che succede quando si cresce è del tutto naturale, che maschi e femmine sono belli e importanti  allo stesso modo e come suggerisce la frase finale del libro,“ della differenza, ormai l’avrai capita, non possiamo fare senza! Perché serve alla vita…”

Le illustrazioni, dai colori vivaci e dalle immagini divertenti, attirano sicuramente l’attenzione dei/lle bambini/e. Le didascalie sono scritte in modi diversi in ogni pagina, a volte si trovano all’interno di riquadri colorati, altre volte in verticale a bordo pagina, oppure girano intorno all’immagine dando al libro un aspetto dinamico che spinge il lettore ad osservarne ogni particolare.

LA SESSUALITÁ E L’AFFETTIVITÁ: giorno 7

L’ultima proposta della settimana è E io dove stavo? di Mick Manning e Brita Granstrom Editoriale Scienza

E Io dove stavo? è un albo che spiega in modo molto semplice, ma scientifico, come avviene il concepimento, come cresce il/la bambinoa nella pancia e come avviene il parto.

“Tutto è cominciato da un abbraccio molto molto affettuoso tra mamma e papà.” Il libro inizia con questa frase e prosegue illustrando i nove mesi di vita del/lla bambino/a all’interno della pancia della mamma. Mostra come avviene la fecondazione, con chiare illustrazioni di ovulo e spermatozoi e delle parti che lo pongono. C’è una particolareggiata descrizione degli organi sessuali maschili e femminili, di cosa sono i cromosomi, di cosa accade quando si formano i gemelli, di come respira il/la bambino/a all’interno del ventre materno, delle tappe della crescita del feto nel corso dei nove mesi e di come avviene il parto, specificando che non sempre è naturale.

Un libro molto dettagliato e rigorosamente vero, ma scritto con parole adatte ai/alle più piccoli/e per aiutarli/e a comprendere come sono venuti al mondo.

A guidare i/le giovani lettori/trici sono dei bambini che spuntano in ogni pagina e fanno domande, inserite all’interno di balloon che ricordano i fumetti, circa la loro nascita. Intorno sono inserite le spiegazioni per rispondere alle curiosità dei/lle bambini/e, arricchite da illustrazioni per rendere tutto più chiaro e semplice possibile.  Bella l’idea di paragonare il passaggio del bambino al momento della nascita a quando si deve infilare la testa in un maglione con il collo troppo stretto.

Le illustrazioni, per quanto descrivano in modo reale tutti gli aspetti che riguardano concepimento, gravidanza e parto, mantengono un tratto che risulta attraente agli occhi di un/una bambino/a, con immagini grandi e molto colorate dal taglio decisamente scientifico, difficile da trovare nei libri per bambini/e.

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – APRILE

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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APRILE
   L’AMICIZIA: giorno 1

La prima proposta della settimana è Il leone e l’uccellino  di Marianne Dubuc Ed. Orecchio acerbo

È autunno. Leone s’incammina lungo il giardino di casa per raccogliere le foglie che cadono leggere dagli alberi. Un animale mite e gentile, molto diverso da come si immagina un leone. Mentre sistema placidamente l’orto, Leone sente un rumore. Nel cielo uno stormo di uccelli passa indifferente. Cosa sarà stato quel tonfo? Il grosso animale vede un piccolo corpo disteso sull’erba: un uccellino è caduto ed ha un’ala rotta.

Con delicatezza, il leone raccoglie il volatile e gli fascia l’ala. Purtroppo lo stormo è ormai lontano e per l’uccellino è impossibile raggiungerlo. Leone decide di ospitarlo e lo porta a casa con sé: in fondo la casa è grande e possono tranquillamente condividere tutto quello spazio.

 Il leone e l’uccellino racconta di una tenera amicizia tra due esseri tanto diversi. Un’amicizia scandita dal susseguirsi delle stagioni, una storia che percorre un intero anno. I due protagonisti si incontrano per la prima volta in autunno e insieme passano tutto l’inverno. Il leone si prende cura del piccolo amico, perché l’amicizia è anche sapersi curare dell’altro. Lo accoglie nella sua casa per dargli un rifugio, lo sistema nella sua criniera o nel buco del suo cappello di lana per riscaldarlo dal freddo dell’inverno. Insieme passano le lunghe giornate invernali: cenano insieme chiacchierando, Leone legge a voce alta un libro mentre il piccolo amico ascolta crogiolandosi nel calore del focolare e insieme dormono, l’uno nel letto, l’altro infilato in una pantofola adibita a giaciglio.

I due non solo condividono la casa, ma anche la quotidianità: insieme stanno bene, a dimostrare che può nascere un’amicizia anche tra diversi, di quanto sia importante l’affinità tra caratteri e di come, talvolta, tra le persone possa scattare fin da subito una sintonia inspiegabile.

I giorni passano in armonia, la neve si scioglie, la natura si risveglia e gli uccelli tornano. Leone lo sa che il suo piccolo amico deve andarsene e lo accetta, perché un vero amico è chi non ti lega a sé forzatamente, chi ti lascia la possibilità di scegliere. L’amicizia non significa sovrapporre la propria esistenza a quella dell’altro, ma accompagnarsi nella vita e vivere insieme esperienze, gioie, dolori e passioni senza costringere chi si ama a restarci sempre accanto.

Leone lascia andare l’uccellino, ma non senza provare tristezza. La primavera e l’estate passano lentamente, velate di malinconia. Le illustrazioni trasmettono chiaramente lo stato d’animo del leone. Non c’è testo che lo descriva, solo le immagini che ripropongono le attività quotidiane che l’animale svolgeva in compagnia del piccolo amico e che ora si ritrova a vivere in solitudine: lo sguardo basso mentre cena, il libro a terra mentre è seduto davanti al focolare, la difficoltà ad addormentarsi. Tutto ci parla della tristezza del leone, di come sia difficile tornare ad essere soli dopo aver conosciuto il piacere della condivisione.

Il tempo passa e sono molti gli indizi che ce lo raccontano: le piantine dell’orto sbucano dal terreno, crescono, fioriscono e danno i frutti. Ad un certo punto l’autunno ritorna, annunciato dalla fogliolina gialla caduta nel lago dove Leone sta pescando. Ed ecco che l’animale guarda il cielo e si chiede se il suo amico tornerà da lui. Improvvisamente, in una pagina completamente bianca, appare una nota… l’uccellino è tornato, la nota è il suo canto. I due passeranno in compagnia un altro inverno e insieme avranno meno freddo.

Il leone e l’uccellino è un albo straordinariamente delicato e ricco di contenuti emotivi che racconta di come i rapporti di amicizia riescano a completarci, a donarci gioia e ci arricchiscano interiormente. Al contempo decidere di voler bene a qualcuno comporta il rischio di soffrire, è ciò che si deve mettere in conto quando si instaurano delle relazioni umane profonde.

È un albo che insegna a bambini e bambine un concetto importante: essere un vero amico significa rispettare i desideri e le necessità dell’altro, anche se questo vuol dire mettere da parte il nostro volere per il bene di chi ci sta accanto.

Le illustrazioni raccontano in modo talmente chiaro sia la vicenda che le emozioni provate dal protagonista, che il testo scritto diventa quasi marginale. I colori sono delicati, il personaggio del leone molto espressivo. Le immagini a doppia pagina si alternano a quelle più piccole, all’interno di ovali in cui sono descritte le azioni quotidiane del leone e dell’uccellino.

Ben rappresentati lo scorrere del tempo e il susseguirsi delle stagioni, come nella doppia pagina interamente bianca seguita da un’altra in cui fa capolino un bucaneve, chiaro segno di un paesaggio innevato che presto darà il posto all’arrivo della primavera.

Molto tenera l’immagine del leone che guarda, con occhi pieni di malinconia, il suo amico partire in volo: voltando pagina ritroviamo Leone più piccolo e immobile, nell’immensità del bianco della pagina, come immensa è la solitudine da lui provata.

 

 L’AMICIZIA: giorno 2

La proposta di oggi è Sulla collina  di Linda Sarah e Benji Davies Ed. Giralangolo

Una piccola casa di legno circondata dalla natura, i panni stesi in cortile si asciugano nell’estate luminosa, tutto intorno una distesa di campi ricoperti di erba verde e gialla, forse bruciata dal sole, decorata di papaveri rossi e fiorellini gialli. Le rondini volano spensierate nell’azzurro del cielo.

Due bambini scavalcano la staccionata portando due grandi scatole di cartone e corrono, entusiasti, verso il loro posto preferito: la collina. Questo angolo che quasi è un rifugio, diventa lo scenario per vivere grandi avventure e i due amici, con i loro scatoloni, giocano ad essere dei re, degli astronauti, dei pirati che solcano mari in tempesta. Leo e Uto sono grandi amici e trascorrono tutti i giorni insieme, fino all’arrivo del tramonto che li sorprende, seduti sul tetto della piccola capanna, a guardare il rosso del cielo.

Un giorno incontrano un altro bambino, Samu. Anche lui porta con sé una grossa scatola di cartone. Samu ha osservato i due amici per molti giorni e finalmente ha trovato il coraggio di chiedere se può giocare con loro. All’improvviso, il ritmo a due tanto apprezzato da Uto è spezzato dalla presenza del terzo bambino che subito entra in sintonia con Leo. Il cielo si copre di nuvole, la pioggia inizia a cadere e i tre bambini si riparano, ognuno nel proprio scatolone. Uto si mette in disparte, si sente strano e una sera distrugge la propria scatola. Non vuole andare più sulla collina, preferisce restare in casa a disegnare, evita Leo e Samu che, qualche volta, passano a chiamarlo.

Un giorno si presentano a casa di Uto con una sorpresa: un enorme scatola dotata di ruote, con tante cose scintillanti appese e piena di colori. Uto, è estasiato da ciò che ha appena visto, esce da casa correndo per unirsi alla combriccola e giocare con l’incredibile Mostro Creatura Scatola Cosa!

Adesso ad Uto piace giocare con Samu: lui è gentile, divertente, audace e coraggioso. Trascorrere il tempo con i suoi due amici lo rende felice, scopre che questo ritmo a tre gli piace, perché è nuovo. Perché è bello.

Sulla collina è un racconto delicato che parla di amicizia e di emozioni. L’arrivo di un terzo bambino altera inevitabilmente l’equilibrio tra Leo ed Uto, ma mentre il primo si adatta senza difficoltà al cambiamento, il secondo viene sconvolto dalla gelosia, si sente insicuro, arrabbiato. Teme che il nuovo arrivato prenda il suo posto, che per lui non ci sia più spazio. Ad Uto non resta che rinunciare e rinchiudersi in casa. Chi ti vuole bene, però, non ti lascia andare, ma cerca di riconciliarsi con te. È quello che Leo e Samu decidono di fare, senza farsi scoraggiare dai rifiuti di Uto. L’idea che hanno per riconquistarlo è fantastica: la costruzione di una scatola speciale, risultato dell’unione di tre scatole, fa tornare la voglia ad Uto di unirsi a Leo e di accogliere Samu.

L’amicizia è salva ed è diventata ancora più bella in quel nuovo ritmo a tre.

Nel guardare le illustrazioni, ci si sente parte di quelle giornate d’estate. Le linee curve, le nuvole che si sovrappongono tra loro, l’azzurro del cielo, i riflessi sui prati e le sfumature rendono i paesaggi luminosi, mentre il colore steso senza che ci siano linee a contenerlo, dona alle immagini fluidità e movimento.

 

L’AMICIZIA: giorno 3

Oggi proponiamo Telefonata con il pesce  diSilvia Vecchini & Sualzo Ed. Topipittori

“Il bambino seduto al banco vicino alla finestra non parla. Cioè, a casa sì, ma a scuola no.
Neanche una parola.
 – È molto timido – dice la sua mamma.
Ha qualcosa che non va – dicono gli altri genitori.

Inizia così Telefonata con il pesce, un albo di una dolcezza infinita, in cui la voce narrante è una compagna di classe del piccolo pesce muto, una ragazzina che prova a mettersi nei panni di questo bambino silenzioso per capire come poter arrivare a lui.

Lei propone alla classe di giocare al gioco del silenzio, ma a non parlare mai il tempo scorre lento e ad un certo punto non ce la fa più, perché “Parlare è come respirare”.

Tutti trovano strano il nuovo compagno di scuola: c’è chi gli pesta un piede per vedere come reagisce, c’è chi lo paragona ad un sasso, ma la piccola narratrice sa che non è vero, che anche lui ha pensieri ed emozioni. “Come sarà la sua voce?” si domanda la bambina.

Ed ecco che durante la gita scolastica al museo di scienze, la ragazzina trova, in una delle stazioni del percorso, uno spunto per entrare in comunicazione con il compagno: un acquario pieno di pesci, apparentemente silenzioso, se collegato ad una cornetta telefonica rivela un’infinità di suoni e rumori. E allora anche il bambino, come l’acquario, avrà dentro di sé molte parole inespresse, basta trovare il modo giusto per entrare in contatto con lui.

E il finale rivelerà una magnifica sorpresa alla bambina, perché il suo desiderio sarà finalmente esaudito.

Telefonata con il pesce è un albo che parla di empatia: la capacità della protagonista di mettersi in contatto con il bambino silenzioso senza utilizzare le parole, mostra che se siamo disposti ad aspettare e a trovare lo strumento giusto,  sarà possibile avvicinarsi a chi siamo interessati, anche se può sembrare difficile.

La pazienza, la sensibilità e l’assenza di pregiudizio della ragazzina la porterà a rompere il silenzio del compagno e a dare il via all’inizio di un’amicizia.

L’albo è costituito, in parte, da vignette che ricordano un po’ un fumetto.

Le illustrazioni, dalle tinte azzurre e ocra, sembrano immerse nel mare, come se tutto facesse parte dell’acquario. Sembra quasi vogliano trasmettere la disponibilità della bambina di entrare nel mondo del compagno, silenzioso come un pesciolino.

Le immagini esprimono molto bene le emozioni provate, attraverso l’uso di inquadrature eloquenti: l’occhio della bambina quando avvicina all’orecchio la cornetta del telefono collegato all’acquario, i primi piani sui pesciolini che si rincorrono, si baciano e sorridono, il viso della ragazzina che si intravede attraverso l’acqua, la sorpresa sul suo volto quando, finalmente, sente la voce del suo nuovo amico.

 

L’AMICIZIA: giorno 4

Oggi proponiamo La scatola  di Isabella Paglia, Paolo Proietti Ed. La Margherita

Guardando la copertina già si capisce che quando andremo a sfogliare l’albo ci troveremo in un bosco. E così è: un bosco che sembra incantato, immerso in una leggera foschia mattutina. Sull’erba, tra gli alberi, spicca una scatola bianca, con due buchi in un lato. Appoggiato sopra al coperchio, un pettirosso guarda incuriosito lo strano cartone.

“Come è capitata qui?” “Quando è arrivata?” “Chi ce l’avrà portata?” si domandano perplessi gli animali del bosco.

La volpe e la lepre sono le prime ad avvicinarsi e a toccarla. Gli animali invitano il misterioso ospite ad uscire e gli urlano un sonoro “Benvenuto!”

Ad un certo punto, accade qualcosa di inaspettato: dalla scatola qualcuno lancia un grido di rifiuto, chi la abita non ha la minima intenzione di uscire da lì.

Gli animali allora si allontanano, iniziando a fare ipotesi sul motivo che spinge colui che si nasconde nel cartone a non farsi conoscere. C’è chi pensa che abbia una giornata storta e si senta triste, chi suppone che gli sia capitato qualcosa di brutto e adesso abbia paura. Qualunque sia il motivo, gli animali del bosco sono determinati a trovare un modo per mettere a proprio agio il nuovo arrivato in modo che si senta sicuro e decida di uscire.

Organizzano uno spettacolo con tanto di pianoforte e numeri circensi, una festa con torte appetitose e limonata dolce, ma nulla cambia e l’unica cosa che si intravede dai buchi della scatola è un paio di occhi che osservano.

Il giorno dopo l’orso abbraccia teneramente la scatola come a volerla scaldare, lo scoiattolo infila nei buchi delle noccioline, la volpe la avvolge con la sua morbida coda e il gufo vi poggia sopra dei fili d’erba. Il cielo si copre di nuvole, il vento si alza e inizia a piovere. Tutti gli animali corrono per cercare un rifugio e con loro portano la scatola. “Presto! Il nostro amico ha bisogno di un riparo. Altrimenti si bagnerà!”  La determinazione e la disponibilità degli animali, li premierà: il misterioso abitante della scatola si rivelerà, infine, ai suoi nuovi amici.

Ne La scatola, gli animali del bosco insegnano che ognuno ha i propri tempi e che vanno rispettati. Ci mostra come i veri amici non si arrendano mai, ma cerchino di capire ciò di cui abbiamo bisogno e siano determinati a scoprirlo.

Dedicare del tempo a qualcuno, non allontanarsi anche nei momenti di difficoltà e sforzarsi di capirne le necessità sono gli ingredienti per far nascere un’amicizia vera.

Le illustrazioni sono caratterizzate da colori delicati che donano alle immagini un’atmosfera da sogno, nel cielo che si confonde con la terra come se ci fosse sempre una sorta di nebbia, quasi sembra di entrare in un mondo fatato.

 

 L’ AMICIZIA: giorno 5

Oggi proponiamo Ma orso ritornò. Storia di un’amicizia di Sauer Tammi e Dan Taylor Ed. Sassi

Diventare amici richiede tempo, non sempre gli altri sono disponibili ad allacciare un’amicizia fin da subito.

Ma Orso Ritornò racconta di un orso caparbio che non si arrende di fronte ai continui rifiuti del bambino di cui tanto vorrebbe diventare amico.

L’albo inizia con l’immagine di un bambino seduto sul divano di casa, intento a leggere un libro dal titolo “101 attività da fare da soli”, quando qualcuno bussa alla porta: un orso vorrebbe entrare, ma il bambino gli spiega che gli orsi vivono dei boschi e gentilmente lo invita ad andarsene. Orso il giorno dopo si ripresenta, portando con sé l’amico Fenicottero. Il bambino imperterrito continua a mandarlo via. Il grosso animale però non si arrende ed ogni giorno torna a casa del bimbo il quale, esasperato dalla sua presenza, ad un certo punta urla: “Ti avevo detto di andare casa, Orso!” Orso non ritornò più.

Inizialmente il bambino è contento di non avere più l’animale tra i piedi, ma poi trovarsi nuovamente a passare la giornata da solo comincia a pesargli. Orso gli manca.

Non gli resta che andare a cercarlo: appende cartelli con l’immagine di Orso per il quartiere, prepara ciotole di bacche per lui, mette un biglietto con scritto “Benvenuto Orso” alla porta di casa, ma purtroppo Orso non si fa vedere. Finché un bel giorno, Orso ritornò.

Ma Orso Ritornò spiega che diventare amici non è uno scherzo: richiede impegno e determinazione. Per far sì che gli altri nutrano fiducia in noi, è necessario far sentire la nostra presenza ogni giorno, anche quando stare accanto alla persona a cui vogliamo bene è difficile.

Allo stesso tempo non bisognerebbe mai dare per scontata l’amicizia, dal momento che è proprio quando gli amici si allontanano da noi che ci rendiamo conto della loro importanza.

L’albo ha un finale rassicurante: un amico vero torna sempre, anche quando l’abbiamo trattato in malo modo, soprattutto se siamo capaci di ammettere di aver sbagliato e facciamo capire quanto sia importante la sua presenza per noi.

Le illustrazioni, dalle tonalità color pastello, raccontano scene di vita quotidiana in cui l’unica stranezza è la presenza di un orso in una casa di umani. Molto divertenti sono alcuni dettagli che si riescono a scorgere osservando le immagini: il libro che legge il bambino all’inizio e che sottolinea la sua vita solitaria e quello che l’orso offre al piccolo padrone di casa, dal titolo “Tu & il tuo orso. Manuale”, un’esplicita richiesta di amicizia.

Il bambino che scruta l’interno del camino alla ricerca dell’animale o che guarda, malinconico, un orso di schiuma mentre fa il bagno nella vasca, esprime molto bene il senso di solitudine che il bambino prova nel momento in cui si rende conto che Orso, dopotutto, gli manca.

 

L’ AMICIZIA: giorno 6

Oggi vi proponiamo Il sentiero di Marianne Dubuc Ed. Orecchio Acerbo

Il sentiero racconta di un’amicizia che si instaura, a piccoli passi, tra due personaggi di età molto diverse.

La signora Tasso è ormai vecchia, abita ai piedi di una montagna e, ogni domenica, sale sulla cima Pan di Zucchero per ammirare il magnifico paesaggio che questo luogo le offre.

Durante il tragitto, l’anziana signora raccoglie alcune delle cose che ha visto negli anni, come un sasso molto tondo, un pezzo di maiolica, il nido vuoto di un usignolo. Tutte cose che ha conosciuto e che vuole conservare, perché sono parte della sua vita. Mentre s’incammina lungo il sentiero, la signora Tasso incontra quelli che, nel tempo, sono diventati i suoi amici e con gentilezza li saluta, li pensa (raccoglie dei funghi per Alessandro, la sua amica volpe) e li aiuta nei momenti di difficoltà.

Da qualche tempo, mentre la vecchia signora percorre la salita, due occhi curiosi la scrutano di nascosto: è Lulù, un giovane gatto che vorrebbe salire al Pan di Zucchero, ma teme di essere troppo piccolo e non abbastanza forte. La signora Tasso lo incoraggia ed ecco che insieme partono per raggiungere la vetta.

Durante il percorso, il tasso gli farà conoscere i suoi amici, gli mostrerà molte cose, lo aiuterà nella fatica della salita fino a quando, arrivati in cima, il piccolo gatto guarderà il magnifico paesaggio senza riuscire a dire una parola per la meraviglia.

Da quel giorno, Lulù salirà con la signora Tasso sul Pan di Zucchero ogni domenica e imparerà da lei tantissime cose. Il gatto e il tasso diventeranno amici, un’amicizia che crescerà giorno per giorno, nel rispetto dei tempi reciproci e nella condivisione delle esperienze.

La vecchia signora sarà felice di spiegare al suo giovane amico ciò che sa e il gatto ascolterà e apprenderà con interesse, ma la curiosità e la voglia di fare da sé tipica dei giovani, lo porteranno a esplorare cose nuove.

I giorni passano e il tasso farà sempre più fatica a percorrere il tragitto e allora sarà il gatto ad aspettarlo e a guidare la lunga camminata.

Una domenica mattina come tante altre, l’anziana signora resterà a casa, perché troppo affaticata. Lulù allora si avventurerà da sola, scoprirà strade nuove e il sentiero della signora Tasso diventerà il sentiero di Lulù. Presto anche il gatto troverà un altro compagno che lo affiancherà nel tragitto e al quale insegnerà ciò che sa, come la sua vecchia amica aveva fatto con lui.

Il sentiero non è soltanto la storia di un’amicizia, ma anche una metafora della vita.

La vita è come un lungo percorso, talvolta ripido e faticoso, che può donare gioie e soddisfazioni, in cui si allacciano rapporti, si cresce, si apprende attraverso le esperienze e da chi, di esperienza, ne ha più di noi. La vita è anche dover fare delle scelte, come si intuisce nel passaggio in cui la signora Tasso, davanti ad un bivio, chiede a Lulù di decidere quale strada prendere per proseguire il tragitto. In questo lungo viaggio giovinezza e vecchiaia si incontrano e percorrono insieme un tratto del sentiero, in cui chi è arrivato quasi alla fine lascia preziosi insegnamenti a chi è all’inizio   del cammino.

Le illustrazioni, in acquerello, sono rilassanti. Trasmettono la tranquillità della signora Tasso, un animale buono, con le gote rosse, lo sguardo mite e dai movimenti lenti, ma sicuri. Ben rappresentata la vecchiaia del tasso, che cammina un po’ curva con l’aiuto di un bastone. Il sentiero che l’anziana signora e Lulù percorrono insieme è disegnato come un luogo stupendo, circondato da alberi, cespugli, fiori colorati, torrenti limpidi e rinfrescanti e un panorama finale mozzafiato. È un modo positivo di rappresentare la vita, guardando gli aspetti più belli e sorprendenti che può riservare.

 

 L’AMICIZIA: giorno 7

Come ultimo albo della settimana vi proponiamo Il raffreddore di Amos Perbacco di Erin E. Stead, Philip C. Stead Ed. Babalibri

Il raffreddore di Amos Perbacco è un albo che si sofferma su un aspetto importante dell’amicizia: la cura.

Amos è un simpatico vecchietto che vive, da solo, in una casetta azzurra circondata da una staccionata e da alti palazzi. Ogni mattina si sveglia, indossa la sua divisa ben stirata e fa colazione. In apparenza sembra un signore un po’ solo, senza nessuno che gli faccia compagnia. In realtà la sua vita è ricca di relazioni e di amicizie sincere. Dopo essersi vestito, aver mangiato i cereali e bevuto il tè ben zuccherato, Amos si incammina alla fermata dell’autobus per prendere il bus che lo porterà sul posto di lavoro: uno zoo.

A quanto pare Amos è pieno di compiti da svolgere all’interno dello zoo, ma trova sempre il tempo da dedicare ai suoi amici animali: gioca a scacchi con il riflessivo elefante, a gara di corsa con la tartaruga (che stranamente vince sempre!), si siede in compagnia dell’amico e silenzioso pinguino, si occupa del rinoceronte che soffre di allergia e ha sempre la goccia al naso e, al tramonto, legge una storia al gufo che ha paura del buio.

Una mattina il gentile Amos si sveglia con l’influenza e proprio non ce la fa ad andare al lavoro.

Gli animali, non vedendolo arrivare, si sentono un po’ disorientati e malinconici: l’elefante lucida i pezzi degli scacchi, il pinguino resta tutto solo, la tartaruga impegna il tempo facendo esercizi di allungamento, il rinoceronte si concentra sulla sua allergia nel timore che possa peggiorare, mentre il gufo, perplesso, se ne sta appollaiato su un’alta pila di libri chiedendosi che fine abbia fatto Amos.

Ed ecco che i cinque animali prendono la decisione di andare a casa del vecchietto per accertarsi che stia bene. Arrivati iniziano a prendersene cura, come lui ha sempre fatto con loro. L’elefante gioca a scacchi e lascia che sia Amos a prendersi lunghe pause di riflessione, la tartaruga accetta di giocare a nascondino per non far sforzare l’amico con la corsa, il pinguino si adagia in fondo al letto per scaldare i piedi di Amos, il rinoceronte interviene prontamente passando un fazzoletto al vecchietto quando starnutisce e il gufo legge una storia al malato.

Infine, tutti insieme, si addormentano nella notte buia, in attesa che il sole ritorni ad illuminare un nuovo giorno.

Il raffreddore di Amos Perbacco insegna quanto sia importante, in un’amicizia, trovare un po’ di tempo da dedicare all’altro, anche se si è oberati dagli impegni. Riuscire a ritagliare un momento della giornata per occuparsi di chi amiamo, è un modo per comunicare che teniamo al loro benessere e alla loro compagnia. L’amicizia va coltivata giorno per giorno, se avremo cura dei nostri amici loro avranno cura di noi e ci restituiranno l’amore e l’attenzione che gli abbiamo sempre dato.

Le illustrazioni sono dai toni delicati, pochi colori spiccano su sfondi bianchi. Il protagonista è disegnato  con un aspetto molto tenero, un vecchietto alto e magro che dorme con l’orsacchiotto e indossa pantofole a forma di coniglio. Gli animali sono disegnati con un’espressione dolce e pacata e tale dolcezza emerge soprattutto da quelli ingombranti come l’elefante e il rinoceronte, davvero buffi nelle immagini in cui siedono su piccoli e fragili sgabelli che reggono, inspiegabilmente, il peso dei due docili pachidermi.

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – MARZO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

Vai al tema del mese di GENNAIO
Vai al tema del mese di FEBBRAIO
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Ad aprile, altro tema e altri albi…


MARZO
OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 1

Per iniziare la settimana proponiamo Biancaneve e i 77 nani   di Davide Calì, Raphaelle Barbanègre Ed. EDT-Giralangolo

Questa storia di Biancaneve, rivisitata in chiave ironica, vede protagonista una Biancaneve tutt’altro che fragile e delicata,

La storia è diversa dall’originale fin dall’inizio, dal momento che Biancaneve è già nel bosco e in fuga dalla strega cattiva. D’altra parte, chi non conosce l’inizio della fiaba classica? Ed ecco che la fanciulla giunge alla famosa casa dei nani. La sorpresa è che i piccoli abitanti non sono sette, bensì settantasette!

I nani accolgono volentieri la giovane fuggitiva, in cambio lei dovrà solo aiutarli nelle faccende domestiche. L’impresa si dimostra ardua fin da subito: innanzitutto imparare i nomi di così tanti nani non è per niente facile. Davvero esilarante è la scelta di far dire ad ogni nano il proprio nome (nomi decisamente strambi!) davanti ad una Biancaneve dagli occhi sgranati. Per non parlare di tutto quello che c’è da fare: il bucato, settantasette barbe da spazzolare, raccontare la favola della buonanotte (una diversa per ogni nano), la colazione da preparare per tutti nello stesso momento, i settantasette fagotti con i settantasette panini da portare in miniera e molto altro ancora!

La povera Biancaneve si ritrova presto con un aspetto di chi è sull’orlo dell’esaurimento: totalmente spettinata e con profonde occhiaie sotto gli occhi.

I nani sono indubbiamente simpatici e gentili, ma anche confusionari, sporchi, litigiosi, proprio come i bambini. E non solo: sono anche egoisti, perché quando Biancaneve chiede loro aiuto per lavare i piatti la folla di nanetti si dilegua in un secondo, lasciando la fanciulla a sbrigarsela da sola.

A questo punto Biancaneve ne ha piene le tasche: stanca di essere trattata come una schiava, preferisce tornarsene nel bosco nonostante i pericoli. E pazienza se rischia di incontrare la strega con le sue mele avvelenate. Anzi, quando se la ritrova davanti, non solo accetta di mangiare il frutto offertole, ma ne vuole addirittura due, per essere sicura di dormire tranquilla senza che nani o principi la vengano a disturbare.

L’albo termina con l’immagine di una Biancaneve tutt’altro che a un passo dalla morte, stesa sopra un comodo letto, in posizione rilassata e con un’elegante mascherina sugli occhi. In fondo al letto un grande cartello dice: “Per favore NON svegliatemi”. Non si sa mai che ad un principe non venga in mente di baciarla…

Biancaneve e i 77 nani è un albo molto divertente che affronta con ironia un tema importante: in una famiglia, indipendentemente dal numero dei componenti, perché ci sia armonia e serenità è fondamentale dividere il lavoro e le responsabilità.

Non deve essere necessariamente la componente femminile a occuparsi delle mansioni di cura. I nani, in questa versione della storia, ricordano molto i bambini che spesso, anche ai giorni nostri, vengono affidati esclusivamente all’accudimento materno. Se si dà questo per scontato o, addirittura, si pretende, ben venga la ribellione da parte delle donne!

Le illustrazioni, che riempiono le pagine per intero, sono vivaci e coloratissime. Il modo in cui la protagonista cambia di aspetto in ogni pagina è esilarante: da perfettamente pettinata e ordinata, con sguardo spaventato e innocente, si trasforma lentamente in una donna stanca, spettinata, con un’espressione affaticata e indispettita di chi è prossima alla ribellione.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 2

La proposta di oggi è Sono una selvaggia  di Irene Biemmi, Ilaria Urbinati Ed. Erickson

La protagonista di Sono una Selvaggia è Anna, una bambina piena di vita, energica e allegra. Non cerca di essere diversa dagli altri, semplicemente è spontanea e vive le proprie giornate con spensieratezza e naturalezza. Si muove, gioca, si comporta senza essere vincolata a ciò che ci si aspetta da una femmina.

La storia racconta di una giornata qualunque di Anna, da quando si sveglia a quando va a dormire. Giornata che lei vive come se fosse un’avventura. Si sveglia come un grillo, dà il buongiorno ai genitori saltando allegramente sul loro letto, fa colazione, si veste con un look da selvaggia (che altro non è se non una semplice e comoda salopette), corre a scuola sfrecciando sulla sua bicicletta. Il pomeriggio lo passa giocando con le sue amiche, come qualunque altra bambina potrebbe fare, per poi cenare e passare la serata a scambiarsi le coccole con i genitori. Infine va a dormire e si lascia andare a sogni da favola.

Spesso capita di affibbiare ai maschi e alle femmine caratteristiche e comportamenti che sono considerati adatti all’uno o all’altro: i maschi sono energici, rumorosi, curiosi e portati ai giochi atletici; le femmine dolci, delicate, educate, propense a  fare giochi tranquilli.

Fin da piccoli viene insegnato loro che certe cose sono da maschi e altre da femmine, che le bambine non si devono comportare in un certo modo, altrimenti sono definite dei maschiacci e che i bambini devono essere coraggiosi e amare giochi di movimento.

La separazione dei ruoli maschili da quelli femminili avviene talmente precocemente da renderla quasi una cosa naturale, quando invece nasce da rigidi schemi sociali che vengono inculcati nella testa dei bambini fin dalla tenera età.

La protagonista è sì una bambina, ma la storia è rivolta tanto alle femmine quanto ai maschi: il punto è che non esistono cose che siano adatte all’uno o all’altro genere, semplicemente ci sono caratteristiche che appartengono alla natura di ognuno, indipendentemente dal sesso.

Anna ama fare cose da selvaggia, non da maschio. Adora correre, impersonare una tigre, vestirsi comodamente e arrampicarsi sugli alberi, ma ama anche leggere un libro con mamma e papà e dormire tranquilla nel suo letto sognando di essere una principessa. Il finale invia un messaggio molto chiaro: Anna può essere tutto. Può provare piacere a ballare a ritmo tribale e può sognare di indossare i panni di una principessa. Semplicemente esprime se stessa, immaginandosi in molteplici ruoli differenti. Ed è proprio questo concetto che l’albo vuole far passare: ognuno deve cercare, sperimentando ciò che più gli piace, cosa vuole essere nella vita.

Le illustrazioni, per la gran parte disegnate su sfondi vuoti, mettono in risalto la particolarità della protagonista, rappresentata con spettinati capelli di un color rosso fuoco e dal viso spruzzato di simpatiche lentiggini. I disegni sono ad acquerello, rendono bene il senso del movimento dando l’idea di avere a che fare con una bambina molto attiva e vivace.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 3

Oggi proponiamo Ettore l’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche Ed. Settenove

Ettore l’uomo straordinariamente forte racconta di quanto sia sciocco e superficiale lasciarsi influenzare dai pregiudizi di genere e di come le persone infastidite dalla felicità degli altri possano, con cattiveria, sfruttare il peso che questi preconcetti hanno sugli esseri umani, per denigrare e distruggere la vita di coloro che invidiano.

La storia è ambientata in un circo. Non si tratta di un circo qualunque, ma di un circo straordinario, perché pieno di persone straordinarie: c’è l’uomo straordinariamente piccolo, quello straordinariamente divertente, la coppia straordinariamente volante, la ballerina straordinariamente divina e poi c’è Ettore, l’uomo straordinariamente forte, in grado di sollevare due lavatrici piene di vestiti bagnati o una pila di elefanti usando una gamba sola.

Ettore è l’immagine della virilità: forte, con pettorali sviluppati e due baffi sottili che lo rendono affascinante. Ama ed è amato da Leopoldina, la divina ballerina. Ad Ettore non manca proprio nulla per essere felice. Egli nasconde, però, un segreto: il nostro forzuto protagonista, nel tempo libero, adora lavorare a maglia e fare l’uncinetto. In una stanza nascosta sotto terra che tanto ricorda un rifugio, Ettore si diletta a intrecciare fili di lana o di cotone e realizza coperte, cuscini, calze e centrini. Infine, il suo capolavoro: un tu-tu con i pon pon per la sua bella Leopoldina che tanto ama.

Per quanto diversi tra loro, lui grande grosso e lei minuta e aggraziata, insieme formano una splendida coppia. Mentre la ballerina danza per il suo amato con la leggerezza di una libellula, l’uomo si cimenta in numeri straordinari per lei. Tutta questa felicità scatena l’invidia della coppia di addestratori di leoni e leopardi, che provano rabbia e fastidio nei confronti dell’aitante collega.

I due prima lo provocano senza successo, poi lo seguono per spiarlo e scoprono la sua passione segreta. Decidono così di rivelare a tutti l’innocente e creativo hobby di Ettore, per denigrare e ridicolizzare quell’uomo straordinariamente forte che si diverte a lavorare a maglia come se fosse una femminuccia.

All’improvviso accade qualcosa che renderà indispensabile l’intervento di Ettore e la sua passione salverà tutti i componenti del circo.

Ettore l’uomo straordinariamente forte è un albo ricco di messaggi positivi, a partire dal rifiuto del protagonista di reagire alla provocazione degli addestratori, dimostrando che quando si è sereni e appagati, non si sente la necessità di reagire con violenza, al contrario dei due colleghi invidiosi che, insoddisfatti della propria vita, tentano di placare la frustrazione sminuendo e umiliando gli altri.

Non solo si mette in risalto la banalità del pregiudizio secondo cui un uomo per essere tale deve per forza incarnare requisiti considerati da sempre come indicatori unici di mascolinità, ma sottolinea la debolezza di chi ha l’abitudine di attaccare gli altri comportandosi come un bullo, invece di lavorare su se stesso per raggiungere una serenità interiore.

Le illustrazioni riempiono le intere pagine per la gran parte del libro e sono caratterizzate da colori caldi e delicati. I personaggi trasmettono molto bene ciò che li caratterizza: la forza fisica e l’animo buono e dolce di Ettore, la delicatezza di Leopoldina e l’espressione arrabbiata e colma di invidia degli addestratori.

Molto divertente l’immagine dei personaggi completamente nudi, seduti in cerchio e intenti ad imparare a lavorare a maglia per rifare il guardaroba del circo.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 4

L’albo proposto oggi è Principessa Kevin  di Michael Escoffier, Roland Garrigue  Ed. Clichy

“Quando ci si traveste, è per non farsi riconoscere. Altrimenti, non ha senso vestirsi”

È questo che pensa Kevin quando, a dispetto di quello che dicono gli altri, decide di indossare un costume da principessa per partecipare alla festa della scuola.

Principessa Kevin è un albo che parla di libertà, la libertà di essere se stessi. A Kevin non importa se gli altri lo trovano ridicolo, lui desidera indossare un abito rosa dalle maniche a sbuffo, scarpe con i tacchi e truccarsi con i cosmetici della mamma. E la forza di quest’albo sta proprio nel raccontare il coraggio di un bambino che non si fa influenzare dai pregiudizi e, con l’aiuto della sorella, si prepara a diventare una principessa.

Kevin è molto determinato, non capisce chi abbia stabilito che solo le femmine possano vestirsi da principesse. In fondo molte ragazze si travestono da cowboy o da cavaliere, quindi trova assurdo che un maschio non possa indossare un costume come il suo.

Il bambino purtroppo si scontrerà con i pregiudizi: nel momento in cui cerca un accompagnatore, tutti lo evitano, nessuno dei ragazzi vestiti da cavaliere vuole dargli la mano, temono che possa contagiarli, facendoli diventare tutti principesse.

Kevin non si fa abbattere, li considera dei vigliacchi e continua a cercare di divertirsi. Cloe, una compagna di classe vestita con un ridicolo costume da drago creato dal padre con scarsi risultati, si avvicina al bambino e gli fa i complimenti per il bellissimo costume, dicendogli che gli dona molto.

Imbarazzato, ma felice, Kevin passa il resto della giornata con la sua amica.

Fino a quando comincia ad essere stanco di quell’ingombrante costume rosa, ma non per gli sguardi beffardi dei compagni, semplicemente è troppo lungo e si inciampa di continuo, le scarpe con i tacchi gli fanno un male indescrivibile. “Come fanno le ragazze a sopportare i tacchi alti?” si domanda Kevin con espressione dolorante.

Principessa Kevin è una albo che insegna ai bambini e alle bambine a vivere liberamente, a fare ciò che preferiscono senza farsi influenzare da sciocchi preconcetti e a non giudicare il modo di essere degli altri. Il protagonista non vuole fingere di essere qualcosa che non è, ha scelto di esprimere se stesso, è indifferente alle critiche e alle prese in giro, convinto di ciò che vuole e determinato a vivere la vita come più gli piace.

I coloratissimi costumi indossati dai bambini rendono le illustrazioni particolarmente vivaci. I personaggi hanno grandi occhi e bocche larghe che rendono i volti espressivi. Il protagonista esprime, attraverso movimenti decisi ed espressioni piene di determinazione, sicurezza di sé e voglia di rompere i rigidi schemi sociali a cui veniamo sottomessi fin dalla nascita.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 5

La proposta di oggi è Amelia che sapeva volare di Mara Dal Corso, Daniela Volpari  Ed. EDT Giralangolo

Amelia ha dieci anni, ama passare il suo tempo nel campo dietro casa dei nonni, fingere di essere un cowboy, raccogliere insetti e, soprattutto, Amelia ha un sogno: volare. Si immagina, guardandosi allo specchio, di essere un’aviatrice, si sistema gli occhiali e, con la fantasia, sorvola paesaggi di ogni tipo. A volte si arrampica sulle rocce, apre le braccia e parte, si sente leggera, il vento le arrotola i pantaloni e gioca con la sua sciarpa; l’aria le riempie il cuore.

Amelia che sapeva volare è un racconto tratto da una storia vera, quella di Amelia Earhart (1897- 1937), la prima donna aviatrice che intraprese l’attraversata in solitaria dell’Oceano Pacifico. Narra di una bambina che ha interessi considerati, soprattutto all’epoca in cui ha vissuto, non adatti al genere femminile. Si diverte a raccogliere insetti e ranocchi, indossa i pantaloni, gioca con un fucile, ha i capelli corti e si arrampica sulle rocce.

Amelia ha un quaderno, in cui incolla le foto di donne che hanno realizzato grande imprese. Sogna di poter incollare, un giorno, anche la sua fotografia.

Amelia è fortunata: la famiglia asseconda la sua attitudine, la sostiene e l’aiuta a realizzare il sogno di diventare un’aviatrice. Così la bambina potrà percorrere la propria strada senza scontrarsi con i pregiudizi o subire influenze che potrebbero ostacolarne l’indole.

L’albo termina con la piccola protagonista di spalle che osserva, piena di determinazione, il cielo sconfinato ed esclama: “Mi chiamo Amelia, ho dieci anni. Ci sarò anch’io nel quaderno dei ritagli”

 Alla fine dell’albo, c’è una pagina dedicata alla vita dell’aviatrice, con alcune foto di Amelia. La protagonista riuscirà a cambiare un destino che sarebbe stato ben diverso se non avesse ricevuto l’incoraggiamento di una famiglia di ampie vedute. Nonostante questa passione la porterà ad una morte prematura, Amelia avrà vissuto come più desiderava, facendo l’unica cosa in grado di riempirle la testa, il corpo e il cuore.

Le illustrazioni sono meravigliose: gli orizzonti incurvati, le tende delle finestre che svolazzano, le foglie che volteggiano nell’aria e le nuvole che si mescolano con l’azzurro del cielo. Disegni che trasmettono così chiaramente la sensazione del vento che spettina i capelli della piccola protagonista, che quasi ci sembra sentirlo sul viso.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 6

La proposta di oggi è Il maialibro  di Anthony Browne Ed. Kalandraka Italia

È sufficiente guardare l’immagine della copertina, per capire il tema di quest’albo: una donna che carica, sulle proprie spalle, un sorridente marito e i due figli maschi.

La famiglia Maialozzi vive in una deliziosa villetta, con un ampio giardino. La casa è linda e ordinata, la tavola imbandita di buon cibo. Il quadretto perfetto che le prime illustrazioni ci raccontano, nascondono una triste realtà, assai frequente nelle famiglie tradizionali: un marito indolente, vestito di un abito elegante e il giornale aperto davanti a sé che, seduto a tavola con i due figli, chiede: “Allora, è pronta la colazione, cara?”

Dietro a tutta questa perfezione c’è la signora Maialozzi, moglie, madre e lavoratrice, che passa il tempo a cucinare, riordinare, pulire, stirare per poi recarsi al lavoro e tornare a casa per ricominciare a preparare la cena, a lavare i piatti e a svolgere tante altre mansioni casalinghe, senza che il marito e i due figli muovano un dito per aiutarla. I tre maschi della famiglia se ne stanno comodamente seduti sul divano a guardare la televisione, in attesa di andare a dormire nei loro letti ben fatti.

Una mattina accade qualcosa di inaspettato: la signora Maialozzi se ne va di casa e sparisce per alcuni giorni. Lascia un biglietto con scritto: “Siete dei maiali”.

Come se la frase scritta fosse una maledizione, i tre maschi della famiglia assumono le sembianze di veri maiali. Lasciati soli a doversi occupare di loro stessi e della casa, marito e figli dovranno prepara da mangiare, pulire e riordinare. Incapaci di fare qualsiasi cosa, proprio perché non abituati, si ritroveranno in poco tempo a vivere in un porcile. Cominciano così a rendersi conto dell’importanza della donna e desiderano ardentemente il suo ritorno. La signora Maialozzi tornerà, ma le cose dovranno cambiare: così ognuno si impegnerà a svolgere qualche compito. Il lavoro condiviso porterà all’armonia e alla serenità di tutti.

Il maialibro è stato scritto a fine degli anni 80. In questi trent’anni sicuramente le cose sono cambiate, in molte famiglie i lavori casalinghi vengono divisi tra i vari componenti. Ciò non significa che si sia raggiunta una vera parità tra i sessi, soprattutto per quanto riguarda l’accudimento dei figli o delle persone anziane della famiglia, che spesso è affidato unicamente alla componente femminile.  Questo albo è quindi ancora molto attuale e utile per educare i bambini, in modo ironico e divertente, all’importanza della condivisione del lavoro e delle responsabilità familiari.

Le illustrazioni sono realistiche e particolareggiate. I tre personaggi maschili trasmettono una certa antipatia, con quelle bocche sempre spalancate pronte a chiedere di essere serviti. addirittura le foto dei personaggi sul giornale che il padre sta leggendo hanno la stessa espressione. Molto divertente l’idea di trasformare marito e figli in tre maiali e fare assumere ad alcuni oggetti le stesse sembianze: il telefono, il personaggio dipinto nel quadro, il cane e la spilla sulla giacca del padre. Tutto quanto ricorda un maiale. Anche l’atteggiamento ad un certo punto è come quello dei maiali, con il padre accovacciato a terra alla ricerca di qualche avanzo di cibo.

 

OLTRE GLI STEREOTIPI DI GENERE: giorno 7

Come ultimo albo della settimana proponiamo Il pianeta stravagante  della Classe seconda Scuola primaria Jatteau, di Moissy-Cramayel- Gwen Keraval  Ed. Giralangolo

La differenza tra maschi e femmine è molto più banale di quanto si creda. È ciò che ci insegna questo delizioso albo scritto dagli alunni della classe seconda di una scuola primaria francese.

Il pianeta stravagante racconta degli abitanti di Glatifus, un piccolo pianeta lontano e sconosciuto ai Terrestri. I Glatifusiani ci osservano, ci analizzano e ci studiano. Anche i piccoli Glatifusiani vanno a scuola, e l’argomento affrontato dalla maestra quel giorno è: “Come si fa a distinguere tra maschi e femmine umani?”

Si apre un lungo dibattito tra gli studenti della classe ed ognuno dice la sua opinione. C’è chi sostiene che si capisca dai capelli: le femmine ce li hanno lunghi, mentre i maschi corti, ma le foto scattate un po’ ovunque sulla terra mostrano che non è proprio così…

Un altro alunno afferma che si capisca dall’abbigliamento, ma che confusione! Ci sono femmine con i pantaloni, con gli short, con la gonna, con il vestito e uomini con i pantaloni, con il kilt e con la tunica. Per non parlare del trucco! Ci sono popoli sulla terra in cui sia uomini che donne si dipingono il viso!

Uno studente azzarda l’ipotesi che le femmine terrestri piangano, mentre i maschi no. La maestra lo sgrida ed esclama: “Alla tua età dovresti sapere che tutti gli umani possono fare uscire dell’acqua dai loro occhi!” A quel punto l’insegnante decide di aiutare i suoi piccoli alunni e mostra loro una foto di due bambini, un maschio e una femmina, intenti a fare la doccia. Ed ecco che per i Glatifusiani tutto è più chiaro: “Ah, ma Sì!!!” esclamano in coro.

Non c’è bisogno di aggiungere altro: la differenza è palese davanti ai loro occhi, quando guardano i corpi nudi dei due umani!

 

Il pianeta stravagante insegna, attraverso il confronto tra gli studenti e la maestra, che il mondo è ricco di differenze, e che quelle che sembrano così ovvie, non è detto che lo siano veramente. Il fatto che in alcune parti della Terra siano le donne quelle che hanno l’abitudine di truccarsi, non significa che debba essere così ovunque, o il fatto che ci siano dei paesi in cui non è usanza che i maschi indossino gonne o abiti lunghi, non vuol dire che troveremo le stesse tradizioni in ogni angolo del pianeta. Le differenze possono essere marcate, sottili, sfumate, ma non vanno considerate come verità assolute, perché si rischia di usare tali differenze come la base per inserire le persone all’interno di rigide categorie prestabilite.

Banalmente, la cosa che permette di distinguere le femmine dai maschi è solo una: il sesso!

Nelle illustrazioni, caratterizzate da figure geometriche, dominano i toni del rosso, dell’azzurro e dell’ocra. I Glatifusiani, provvisti di due paia di braccia, un occhio solo e numerose antenne sul capo, sono rappresentati come molto diversi dagli umani e al contempo molto simili a noi: anche nel loro pianeta i bambini vanno scuola e una maestra li istruisce. Stupende le immagini che descrivono i terrestri, una carrellata di personaggi che mostrano quanto sia varia la specie umana, indipendentemente dal genere.

 

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – FEBBRAIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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FEBBRAIO
LE BUGIE: giorno 1

Iniziamo la settimana con Piccoli fantasmi  di T. Robberecht e P. Goossens Ed. Zoolibri

Piccoli fantasmi è un albo che descrive cosa succede alla coscienza quando si dicono le bugie.

Sara ama giocare con i gioielli della mamma. Ce n’è uno in particolare con cui vorrebbe giocare di più: la collana di perle. La mamma le ha proibito di toccarla e questo divieto non fa altro che rendere l’oggetto ancora più desiderabile.

La voglia di prendere la collana è tale che la bambina entra di nascosto in camera della mamma e gioca con il gioiello ma, ahimè, si rompe e le perle rotolano sul pavimento. Nascoste le perle in fondo al cassetto, la bambina comincia a nascondere anche la verità. Inizia così a dire una serie di bugie pur di non essere scoperta.

Succede però che, ad ogni bugia detta, dalla bocca di Sara esca un fantasmino dispettoso che canticchia ciò che la bambina non riesce a dire, cioè la verità. Nessuno, oltre lei, può sentire o vedere gli spiriti spioni e, con il passare dei giorni, i fantasmi diventano sempre più numerosi. Gli spettri, che altro non sono se non la coscienza della bambina, la disturbano continuamente: non la lasciano dormire di notte, si intromettono tra lei e il papà nel momento delle coccole, la inseguono mentre va a scuola.

Il senso di colpa provato da Sara è tale da portarla ad isolarsi in un angolo della casa per piangere.

Il messaggio trasmesso dall’albo è chiaro: le bugie costruiscono un muro tra noi e le persone a cui vogliamo bene, ci impediscono di vivere serenamente la quotidianità, ci perseguitano in ogni momento.
Una volta che la protagonista riuscirà a dire la verità, i fantasmi spariranno e la bambina capirà cosa succede quando si raccontano le bugie. Il finale è interessante: Sara ammette che, nonostante l’esperienza vissuta, talvolta fatica ancora a raccontare tutto a mamma e papà. L’ultima pagina dell’albo sottolinea quanto sia importante instaurare con i propri figli un rapporto di fiducia, che consenta ai bambini di aprirsi con i propri genitori nonostante le possibili conseguenze.

Le illustrazioni di Piccoli fantasmi riempiono l’intera pagina e descrivono molto bene la storia. La protagonista, dal viso dolce e rotondo, è l’unica a essere disegnata per intero. Di mamma e papà, per tre quarti del libro, si scorgono solo le gambe per poi comparire in modo completo alla fine del racconto, cioè nel momento in cui la bambina dice la verità. Sembra quasi che la consapevolezza di mentire le impedisca di guardare negli occhi i propri genitori. L’unico altro personaggio disegnato per intero fin dall’inizio è il gattino di casa, testimone del guaio commesso da Sara e custode della verità. Il piccolo animale, proprio per questo, sembra riuscire a vedere i fantasmini che escono dalla bocca della bambina, disegnati con un’espressione un po’ antipatica e dispettosa.

 

LE BUGIE: giorno 2

Oggi proponiamo Teodoro e il fungo parlate di L. Lionni Ed. Babalibri

Teodoro e il fungo parlante racconta di quanto le bugie abbiano le gambe corte e che, prima o poi, la verità viene a galla.

Teodoro è un topo pauroso che vive con quattro amici nel ceppo di una vecchia quercia. Ogni coinquilino si vanta di una qualità posseduta: la lucertola può farsi ricrescere la coda come una magia ogni volta che la perde, la rana può nuotare sott’acqua, la tartaruga può rinchiudersi nel suo guscio. E il piccolo topo? Imbarazzato, senza riuscire a trovare nessuna qualità che possa essere considerata straordinaria, a Teodoro viene in mente solo una cosa: “Io posso correre”. Gli amici lo deridono per quella che, ai loro occhi, non è certo una caratteristica di cui vantarsi.

Un giorno accade qualcosa che cambierà la vita del topo: mentre scappa impaurito, convinto di essere attaccato da un gufo, che in realtà è solo una foglia che cade da un albero, Teodoro si nasconde sotto un grosso fungo blu che è in grado di dire un’unica parola:”Quirp”.

Al topolino balena un’idea: inventarsi una storia per ingannare gli amici. Racconta loro di avere scoperto un fungo parlante. “Ne esiste uno solo in tutto il mondo”, sussurra Teodoro agli altri animali. “È il fungo della verità, ho imparato il suo linguaggio e dice che il topo deve essere venerato da tutti gli animali”.

Dal quel momento, il piccolo protagonista diventa re, gli amici gli costruiscono una corona e lo trasportano su cuscini di fiori.

Peccato che la menzogna venga presto svelata: un vero guaio per il topolino! Spaventato dalla rabbia dei suoi amici, fugge veloce attraverso il bosco e scopre che, in fondo, saper correre non è poi tanto male!

Teodoro e il fungo parlante, dal finale un po’ crudele in cui il protagonista non viene perdonato dagli amici adirati, è un albo che racconta di quanto le bugie abbiano vita breve e di come la delusione e la rabbia di coloro che vengono ingannati possa rovinare per sempre la fiducia riposta nelle persone che hanno commesso il tradimento.

Le illustrazioni, che ricordano un collage fatto di carte colorate e dai bordi strappati, sono arricchite di tratti a matita. Sfogliando le pagine si ha l’idea di percorre, insieme ai personaggi, i diversi panorami che fanno da cornice alla storia: si passa dal bosco e se ne superano i confini, si arriva ai campi di erica e oltre colline mai attraversate prima per giungere alla valle dove, infine, la menzogna sarà svelata.

 

LE BUGIE: giorno 3

Oggi vi proponiamo Le bugie di Marino di R. Aliaga, S. Mulazzani Ed. Logos

Le bugie di Marino è un albo che racconta del sottile confine tra realtà e immaginazione. Talvolta i bambini e le bambine sono talmente presi/e dalle loro fantasie da rendere difficile, sia per se stessi che per gli altri, capire cosa sia reale e cosa no.

La bugia, in questo caso, viene detta sì per giustificare una propria inadempienza (il protagonista marina la scuola), ma diventa quasi reale, tanto che Marino si immedesima nella bugia raccontata arricchendola di numerosi personaggi di fantasia.

Marino è un topolino che vive in campagna. La mattina la nonna lo sprona per andare a scuola. “Forza, Marino, sbrigati” disse la nonna “Oppure stamattina farai tardi a scuola!” Marino uscì dalla sua tana, ma di andare a scuola non ne voleva sapere… Era un topo di campagna, mica un topo di biblioteca!

Così il topolino decide di saltare la scuola per andare a cercare mandorle e nocciole. Marino corre rapito dall’immensità della campagna, si diverte a fare capriole e nel suo vagare incontra altri animali e ognuno gli chiede sempre la stessa cosa: “Che cosa ci fai da queste parti, Marino? Dovresti essere a scuola!” Il piccolo protagonista inizia così ad inventare una serie di storie come giustificazione del fatto di non essere dove dovrebbe: alla pecora racconta di aver incontrato un lupo cattivo che l’ha fatto scappare, alla gallina di essersi imbattuto in una volpe che lo voleva assaggiare, al passero di aver visto un gatto pronto a metterlo nel piatto.

Tutti questi personaggi di fantasia prendono vita e iniziano a rincorrere Marino e gli altri animali della fattoria. Stanco dei personaggi da lui stesso creati, Marino torna a scuola, confessa al maestro di essere in ritardo, perché voleva cercare noci e mandorle, e di aver mentito per sfuggire alle domande della pecora, della gallina e del passero. Raccontata la verità, avviene la distinzione tra realtà e fantasia, i feroci predatori scompaiono magicamente e tutti tornano alla serenità, compreso Marino.

I testi sono semplici, scritti in rima, adatti alla lettura con i bambini e le bambine più piccoli/e che facilmente si riconosceranno nel protagonista e nel suo giocare con la fantasia, proveranno sollievo nel finale, in cui si capisce come tutto ciò che è frutto dell’immaginazione può svanire, basta volerlo.

Le illustrazioni, realizzate con un misto di tecniche, occupano l’intera pagina. Il protagonista, vestito con una salopette a righe, si muove tra le pagine come se danzasse. Mentre Marino corre nella campagna, tanto che “A volte gli sembrava perfino di volare”, osserva i panorami, rappresentati in una prospettiva dall’alto, proprio come se stesse volando. I personaggi di fantasia sono disegnati con la matita, il loro colore è lo stesso dello sfondo, come se fossero trasparenti, proprio per sottolinearne l’irrealtà. Stessa cosa riguarda il testo che ne descrive la comparsa, composto di lettere senza riempimento.

 

LE BUGIE: giorno 4

La proposta di oggi è Tea quanto pesa una bugia?  di S. Serrelli Ed. Giunti Kids

Tea quanto pesa una bugia fa parte di una collana di libri che vede protagonista la piccola Tea, una bambina di sei anni. In questo albo si affronta il tema del senso di colpa e delle sensazioni che si provano quando si dicono le bugie.

Tea non ha mai mentito, tanto che alla domanda posta dal maestro alla classe: “Quanto pesa una bugia?”, proprio non sa rispondere.

Durante il pranzo con mamma e papà, la bambina racconta la sua prima bugia: i genitori le chiedono come sia andata la verifica di matematica e Tea, consapevole di non essere andata bene, mente spudoratamente: “Bene, ho preso un bel voto” risponde Tea tenendo gli occhi bassi sul piatto.

Fin dalle prime pagine vengono descritti quali effetti può provocare raccontare le bugie: incapacità di guardare negli occhi l’interlocutore, diventare rossi in volto, difficoltà a dormire, sentire un peso sul cuore.

I genitori non solo le credono, ma la riempiono anche di complimenti: inizialmente Tea si sente soddisfatta, pensa che mentire sia molto facile, tanto che si sente tranquilla e quando va la parco a giocare con le amiche, quasi si dimentica dell’episodio. Tutto cambia nel momento in cui la bugia detta le si ripresenta davanti agli occhi in ogni momento: il padre le dice di avere raccontato ai colleghi di lavoro del bel voto preso, la mamma che la nonna, saputo del suo successo scolastico, le vuole regalare la bambola tanto desiderata. Tea si sente schiacciata dai sensi di colpa per aver ricevuto lodi non meritate e prova tristezza.

Il peso che sente per la menzogna detta, è rappresentato nel libro come un grosso macigno che la schiaccia e che diventa sempre più grande ogni giorno che passa. Quando il sasso ormai è così grosso da non poter essere più sopportato, Tea urla a tutta la famiglia la verità, esausta dalla situazione che lei stessa ha creato.

Tea quanto pesa una bugia è un albo che aiuta bambini e bambine a prendere consapevolezza di ciò che comporta raccontare bugie e spiega quanto sia importante riuscire a dire la verità. Spesso capita che le persone che ci vogliono bene e che ci conoscono a fondo si accorgano molto presto delle nostre menzogne, proprio perché il peso che si prova per averle dette ci porta a comportarci in modo diverso dal solito e scatena in noi una serie di reazioni che ci tradiscono.

Le illustrazioni, per lo più caratterizzate da sfondi vuoti che mettono in risalto i personaggi, sono molto colorate. I comportamenti che accompagnano le bugie sono ben rappresentati: lo sguardo basso di Tea mentre sta mentendo, il rossore sulle guance, l’espressione triste. I genitori sono mostrati per intero solo nel momento in cui la piccola protagonista confessa di aver mentito: dire la verità toglie dall’imbarazzo e riunisce agli affetti più cari.

 

LE BUGIE: giorno 5

Oggi vi proponiamo  È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario  di I. Lammertink, E. Vermeltfoor Ed. Clavis

L’albo di oggi spiega ai bambini e alle bambine l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, attraverso una storia che vede protagonista Matilde, una bambina molto vivace. Ogni volta che commette una marachella, Mati incolpa sempre qualcun altro.

Un giorno, mentre si trova a casa della nonna, la bambina vede un barattolo di caramelle alla frutta: la voglia di mangiarle è tale da prenderle senza chiedere il permesso. In un lampo, Matilde svuota il vaso delle caramelle. “Chi avrà mai svuotato il barattolo delle caramelle?” chiede la nonna a Mati. La bambina, ancora con la bocca piena, indica il muro ed esclama: “Non sono stata io, è stata BIRBA! ECCOLA QUI!”

Birba non è altro che la sua ombra proiettata sul muro, che incarna l’amica immaginaria di Matilde. Da quel momento, Mati combinerà diversi guai ed ogni volta darà la colpa alla sua dispettosa amica, anche quando viene colta sul fatto. Colpevolizzare Birba diventa la normalità, tanto che l’ombra ad un certo punto si stacca dai piedi di Matilde e si muove autonomamente.

I disastri commessi dalla bambina si accumulano sempre più: rompe i vasi della vicina di casa, suona i campanelli di una palazzo disturbandone gli abitanti, imbratta il muro di casa con la vernice rossa e molto altro ancora! Fino a quando, in un pomeriggio piovoso, Matilde fa il grande passo e si prende la responsabilità di ciò che ha combinato: mentre è sdraiata sul tappeto di casa a giocare con il suo cagnolino, la bambina trova il rossetto della mamma e decide di mettersene un po’ sulle labbra. Purtroppo il rossetto le cade sul tappeto e il cane inizia a giocarci sporcando dappertutto!  “Chi ha combinato questo disastro?” chiede la mamma. Mati si guarda intorno ma… non vede nessuno.

Non riuscendo a trovare Birba, Matilde dovrà ammettere di essere stata lei a combinare il guaio.  Questo è il momento in cui l’amica immaginaria della bambina svanisce. Matilde riconosce i propri errori, li accetta e non teme di ammetterli, perché ha raggiunto la consapevolezza che, anche se lo farà, gli adulti che fanno parte della sua vita continueranno a volerle bene.

È stata lei! Io non ho fatto niente! L’amico immaginario è un albo che parla non solo di bugie e di assunzione di responsabilità, ma anche di amici immaginari.

Capita di frequente che alcuni/e bambini/e si creino un compagno immaginario, condizione che può destare nei genitori preoccupazione. In realtà l’amico immaginario è per il bambino e la bambina una presenza utile, perché permette di proiettare su di lui i propri sogni e le proprie paure. Crescendo, il/la bambino/a svilupperà una maggiore consapevolezza di sé e imparerà ad affrontare il complesso mondo degli adulti, fatto anche di regole e divieti.

L’albo è dotato di un approfondimento che spiega ai genitori come comportarsi con un/una bambino/a che ha un amico immaginario.

Le illustrazioni, molto colorate, riempiono l’intera pagina. Matilde è disegnata con un aspetto da vera monella: capelli corti che le danno un’aria sbarazzina con il viso coperto da lentiggini. L’idea di rappresentare Birba come l’ombra della bambina, chiarisce che il ruolo dell’amico immaginario è proprio quello di proiettare su di lui i propri timori e desideri.

 

LE BUGIE: giorno 6

La proposta di oggi è Voglio il mio cappello!

In Voglio il mio cappello! si racconta di due aspetti legati alle bugie: a volte chi mente continua a farlo nonostante la bugia sia evidente, pur di farla franca; le conseguenze delle bugie, per chi inganna, spesso non sono piacevoli.

I personaggi di questo albo sono gli animali del bosco, il protagonista un orso che non trova più il suo cappello rosso. L’orso inizia così a chiedere agli abitanti del bosco se abbiano visto il suo cappello: alla volpe, alla tartaruga, al serpente e a molti altri. Nessuno ne sa nulla, c’è chi ne ha visto uno blu, chi addirittura non sa neanche cosa sia un cappello.

Arriva il turno del coniglio che, senza dubbio, è il colpevole. L’animale, infatti, indossa il rosso cappello dell’orso, il quale non si accorge di niente, nonostante il coniglio lo porti sfacciatamente in testa. Alla fatidica domanda: “Hai visto il mio cappello?” il coniglio risponde in modo agitato e confuso, come se fosse stato ingiustamente accusato di una colpa mai commessa. È chiaro che il coniglio è consapevole di essere il ladro e invia una serie di segnali fisici e verbali che ne sottolineano la colpevolezza.

L’orso, ormai rassegnato al fatto che non troverà mai più il suo cappello, improvvisamente si rende conto di chi gliel’ha rubato e, naturalmente torna a riprenderselo! Il finale è molto divertente, anche perché a vestire i panni del bugiardo sarà proprio l’orso!

Voglio il mio cappello! è un albo che affronta in modo spassoso ed ironico il tema della menzogna, toccando diversi aspetti: non solo insegna a riconoscere i segnali di chi sta mentendo, ma anche ad essere consapevoli che la menzogna può tornare indietro, come dice il proverbio “chi la fa l’aspetti”: ingannare gli altri, infatti, può portare a conseguenze e a problemi non sempre facili da risolvere.

Le illustrazioni sono davvero esilaranti: tutti i personaggi sono molto buffi. L’orso ha, per tutto l’albo, la stessa espressione che cambia solo nel momento in cui capisce di essere stato ingannato. Lo sfondo è assente, mettendo in risalto i personaggi. Soltanto la pagina in cui l’orso si rende conto di essere stato preso in giro dal coniglio è colorata di rosso, sottolineando la rabbia del protagonista. Stessa cosa riguarda la parte in cui parla il coniglio: il testo è scritto di rosso, come a mettere in evidenza l’agitazione dell’animale, consapevole della sua disonestà.

 

LE BUGIE: giorno 7

Come ultimo albo della settimana proponiamo La bugia di C. Grive, F. Bertrand Ed. Lapis

Come vive un/una bambino/a la consapevolezza di aver detto una bugia? Che effetti ha sulla vita di tutti i giorni?

La protagonista di La bugia, un giorno, mentre pranza con i suoi genitori, dice una bugia. Non si sa quale sia la menzogna detta, non è importante: quello che conta è che sia stata detta. Inizialmente la bugia prende la forma di un piccolo pallino rosso sospeso sulla testa della protagonista mentre legge seduta sulla poltrona. E nemmeno se ne accorge. Quando la bambina si reca in camera per andare a dormire, la bolla rossa la segue e si posiziona accanto al comodino. La bambina la vede e sa che si tratta della bugia.

La mattina seguente è ancora lì, più grande del giorno prima, davanti al lampadario. La piccola le sussurra di andarsene. La bugia ubbidisce, ma dopo poco ritorna, mentre è in bagno a lavarsi i denti. Il pallino rosso la segue ovunque e diventa sempre più grande, tanto quanto aumenta il disagio provato dalla bambina. Lo ritrova per strada mentre va a scuola, copre il viso della maestra, le impedisce di godersi il momento del bagno. E mai l’abbandonerà, fino a quando non riuscirà a dire la verità.

La bugia analizza gli stati d’animo e le paure che i bambini e le bambine provano quando sanno di aver mentito. Come la protagonista, si pongono delle domande: “Dopo una bugia, le persone non ti credono più?” “Dopo una bugia, le persone non ti vogliono più bene?”

È un albo che si sofferma sulla presa di coscienza delle possibili conseguenze dell’atto di mentire, ma anche sull’importanza che i genitori si accorgano del disagio dei/lle propri/e figli/e, in modo che i bambini e le bambine si sentano accolti e riescano ad ammettere di non essere stati sinceri. E a quel punto, potranno far esplodere la bolla rossa.

Le illustrazioni, esasperate, sono caratterizzate da prospettive distorte. La bugia, sotto forma di bolla rossa, aumenta sempre più di volume, per sottolineare l’angoscia della bambina che diventa sempre più profonda. Molto carino il finale, in cui il momento della confessione viene rappresentato da uno spillo che, bucando la bolla, la fa esplodere.

TE LO ILLUSTRO CON UN ALBO – GENNAIO

Un albo al giorno per sette giorni

Cosa meglio di un albo illustrato può spiegare ai bambini e alle bambine temi che, per la loro delicatezza, sono di difficile comprensione?

Associazione Officina Educativa dedicherà una settimana al mese a un tema diverso. Proporrà, ogni giorno per sette giorni, un albo illustrato che aiuti i bambini e le bambine a riflettere sul tema scelto.

Un albo è uno strumento ideale, in cui immagini e testo costituiscono una doppia narrazione che si intreccia e si snoda accompagnando il bambino e la bambina in un viaggio che può percorrere in compagnia di un adulto, dei coetanei o da solo, alla scoperta di sé e delle numerose emozioni e situazioni che incontrerà nella lunga strada della crescita.

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GENNAIO
L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 1

La proposta di oggi è Orecchie di farfalla  di Luisa Aguilar e André Neves ed. Kalandraka

È comune che i bambini  e le bambine si divertano, quasi fosse un passatempo, a prendere in giro i coetanei per i loro difetti fisici, per come si vestono, o perché non possiedono oggetti all’ultima moda.

Orecchie di farfalla è un albo che tratta in modo poetico questo tema.

Il libro inizia con un gruppo di bambini/e che canzonano la piccola protagonista, Mara, per un suo difetto fisico: “Mara ha le orecchie a sventola!” La mamma la rassicura trasformando ciò di cui la bambina si vergogna in qualcosa di particolare e ricco di originalità: “No, figlia mia. Hai le orecchie come farfalle”. Da questo momento, Mara vede se stessa da un altro punto di vista e non sente più il bisogno di nascondere ciò che la caratterizza, ma sceglie di valorizzare ogni sua diversità.

Saprà così rispondere decisa alle provocazioni di bambini e bambine: “Mara s’è vestita con una tovaglia!” “No! Ho un vestito per giocare a scacchi o a dama!”, le sue scarpe consumate diventano scarpe che hanno molto viaggiato, la sua pancia che brontola un’orchestra che suona. Saranno molte le risposte che la bambina darà ai coetanei dispettosi per mostrare a loro, ma soprattutto a se stessa, che quello che può apparire come un difetto è, in realtà, una ricchezza.

Orecchie di farfalla è un albo che racconta di un viaggio interiore in cui si impara ad apprezzare la propria unicità, ad essere orgogliosi della propria diversità per giungere, infine, all’accettazione di sé.

Un albo utile per iniziare ad aiutare i bimbi  e le bimbe a non cadere nella trappola dell’omologazione, adatto soprattutto alla fascia d’età in cui il desiderio di far parte di un gruppo è forte e può comportare problemi.

Le illustrazioni sono molto fantasiose e originali, da guardare e riguardare

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 2

L’ albo che proponiamo oggi è: Alla ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein ed. Orecchio Acerbo

Alla ricerca del pezzo perduto è un albo che presenta moltissimi spunti di riflessione. Nella lettura del libro, emerge un importante messaggio: il voler raggiungere la perfezione non solo è frustrante, poiché impossibile, ma anche inutile, perché è proprio l’imperfezione a rendere le persone uniche. E l’unicità è bellezza.

Il lungo viaggio che percorre il nostro piccolo protagonista, è ricco di incontri e di peripezie. Fa capire quanto il raggiungimento della felicità e della soddisfazione personale non sia legato unicamente all’arrivo, ma si costruisca nel tragitto che si compie, talvolta costellato di difficoltà da superare.

In questo albo si toccano temi quali: il senso d’incompletezza, la ricerca di qualcosa che colmi un vuoto, la difficoltà a trovare la parte percepita come mancante, la frustrazione che ne consegue e la scoperta che ciò che può sembrare una mancanza o un difetto è in realtà un valore. Ed è proprio tale scoperta a portare ad una rivalutazione di sé.

Ne Alla ricerca del pezzo perduto si racconta di un cerchio imperfetto, a cui, per l’appunto, manca un pezzo. Lo spicchio vuoto, in realtà, assomiglia ad una bocca, con cui il protagonista riesce a parlare, cantare e sorridere.

Il cerchio rotola, alla ricerca del suo pezzettino. Il suo rotolare è lento e se è vero che la mancanza della piccola parte gli impedisce di muoversi agilmente, gli permette però di fermarsi a chiacchierare con un verme, gli dà occasione di annusare il profumo di un fiore, di ammirare una farfalla.

Il viaggio è lungo e difficoltoso, il protagonista supera giungle e paludi, attraversa oceani, rotola sotto la pioggia e sotto la neve. Incontra molti pezzi, ma nessuno è quello giusto. C’è chi è troppo grande, chi è troppo piccolo, chi è troppo appuntito e la ricerca continua fino a quando non trova quello che calza a pennello. Ed ora che il piccolo cerchio è perfetto, sarà davvero felice?

Le illustrazioni, in bianco e nero, sono essenziali ed elementari, ma straordinariamente espressive nella loro semplicità. L’illustratore mantiene sempre la linea orizzontale, come a voler rappresentare un lungo viaggio, una strada su cui il protagonista si muove senza sosta e che porta il lettore a viaggiare insieme a lui, alla ricerca della felicità.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 3

La proposta di oggi è Leo otto volte eroe di Sara Sahinkanat e Paolo Domeniconi ed. Sinnos

Diventare grandi non è facile. Spesso capita che non ci piaccia come siamo fatti, che gli altri ci sembrino meglio di noi: sono più alti o più magri, con il naso più bello o con le gambe più lunghe. Accettare la propria natura e riconoscere le potenzialità di cui siamo dotati è un difficile compito.

L’albo racconta di un piccolo polpo che fatica ad accettare se stesso: Leo ha, come tutti i suoi simili, otto tentacoli che sono la sua disperazione. Per vestirsi si deve svegliare prestissimo, quando ancora il sole non è spuntato e togliere il pigiama è una vera fatica, con ben otto maniche da sfilare! Per non parlare dei vestiti da indossare… una vera tortura! Anche fare colazione risulta un’impresa complicata. In inverno poi, tra maglione, cappotto e guanti, impiega un’eternità ad uscire di casa.

Leo ogni giorno sogna di diventare un’anguilla, per poter vestirsi indossando tutto il corpo in una sola manica. Una mattina, mentre si reca a scuola con lo scuolabus, accade qualcosa di inaspettato: la sua amica anguilla è in grave pericolo e l’unica cosa che permetterà di evitare una tragedia saranno proprio i suoi otto tentacoli. Leo si renderà finalmente conto di come ciò che ha sempre considerato un fastidioso prolungamento di sé è di fatto qualcosa di cui essere orgogliosi.

Le illustrazioni mostrano un mondo marino che assomiglia alla realtà dei giovani lettori, con i personaggi che compiono azioni e vivono giornate simili a quelle degli esseri umani, si vestono, fanno colazione, si lavano i denti e si recano a scuola. I personaggi sono disegnati con linee arrotondate, hanno grandi occhi che esprimono dolcezza e si muovono in uno scenario coloratissimo, ma dalle tinte delicate.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 4

Oggi proponiamo Il coccodrillo che non amava l’acqua di Gemma Merino ed. Valentina

Il senso di appartenenza e di riconoscimento di sé ad un gruppo è un aspetto fondamentale nella vita di ogni bambino e bambina. Questa necessità si scontra spesso con la consapevolezza dei propri limiti, il non riuscire in ciò in cui riescono gli altri, il sentirsi in difetto, il timore di non essere accettati e amati, la paura di essere esclusi.

Il/La bambino/a dovrà fare un lungo percorso per scoprire che ognuno possiede dei talenti e che può essere, in qualche modo, di aiuto alla comunità di cui fa parte.

È un percorso che porta all’accettazione di sé, considerando ciò che ci differenzia dagli altri come una particolarità e non come una mancanza.

Per capire il proprio valore e trovare una collocazione nel mondo, il/la bimbo/a dovrà fare molti tentativi e si imbatterà in numerose sconfitte, che gli causeranno dolore e timore di non essere all’altezza delle aspettative degli altri.

Il coccodrillo che non amava l’acqua racconta di un piccolo coccodrillo che, a differenza dei suoi simili, non sopporta il contatto con l’acqua. Mentre i suoi fratelli e sorelle si godono lunghi bagni in vasca e si tuffano in grandi laghi saltando dai trampolini, il giovane protagonista se ne resta in disparte, incapace di unirsi agli altri e cercando consolazione arrampicandosi sugli alberi: un divertimento piuttosto insolito per un coccodrillo!

Lo sconsolato e triste coccodrillo le prova tutte per farsi piacere l’acqua e poter sentirsi come i suoi fratelli. Con i propri risparmi compra addirittura una ciambella che gli permetta di restare a galla. Purtroppo si rivela estremamente scomoda e gli impedisce di muoversi liberamente e di giocare con gli altri, poi l’acqua è talmente fredda!

Quando ormai sembra tutto perduto, accade qualcosa che farà scoprire che l’avversione del coccodrillo per l’acqua non era poi così tanto assurda!

Leggendo questa storia, il/la bambino/a si può facilmente immedesimare nel protagonista e vedere che dietro le difficoltà si può sempre trovare una soluzione che porta ad un lieto fine. Un finale che rassicura, perché rivela che, prima o poi, ognuno riuscirà a scoprire il proprio talento.

Le illustrazioni, dalle tinte delicate, mostrano protagonisti animali che vivono in un mondo umano: ci sono le vasche da bagno, le ciabatte, la palla, la ciambella, tutte cose che fanno parte della vita dei bambini e delle bambine e che aiutano ad immedesimarsi con il protagonista e nella storia.

Il protagonista è disegnato con tratti che esprimono dolcezza, che lo rendono molto espressivo e in grado di trasmettere il senso di solitudine che lo pervade.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 5

L’albo proposto oggi è Rosso. Una storia raccontata da Matita di Michael Hall ed. Il Castoro

Un albo che parla di identità, ma anche di pregiudizi e di convenzioni sociali.

Rosso è un pastello a cera blu che è stato avvolto in una carta rossa con scritto Rosso al centro. Il nostro protagonista ha un problema: quando colora, colora di blu. Gli altri pastelli non se ne capacitano: se sopra di lui c’è scritto rosso, doveva per forza colorare di rosso!

Tutti provano ad aiutarlo e dispensano consigli di ogni genere o esprimono opinioni sul motivo del suo fallimento. La maestra sostiene che abbia bisogno di maggiore esercizio e gli suggerisce di disegnare delle fragole rosse insieme al suo compagno Scarlatto, ma ciò che riesce a produrre è una fila di fragole blu. La mamma Verde Oliva, gli propone di mescolarsi con Giallo, per disegnare una bella arancia, ma il risultato è disastroso: un’arancia verde!

C’è chi pensa che sia solo pigrizia, chi non s’impegni abbastanza. Rosso è desolato e non sa proprio come rimediare. Tutto l’astuccio vuole intervenire per aggiustare il pastello sbagliato: Scotch ritiene che sia rotto all’interno e lo avvolge stretto stretto, Temperino che non fosse ben temperato. Niente da fare: Rosso continua a colorare di blu.

Un bel giorno Prugna fa una cosa che nessun altro abitante dell’astuccio aveva mai fatto: assecondare la natura di Rosso. Il risultato è stupefacente. Grazie a Prugna, il protagonista capisce di non essere sbagliato: semplicemente, non era rosso, ma blu!

Rosso è un albo che racconta della ricerca della propria identità, insegna a liberarsi dei pregiudizi, a scrollarsi di dosso le etichette che gli altri ci vogliono a tutti costi attaccare, per accettare se stessi e diventare consapevoli della propria unicità e dei punti forza di cui si dispone.

Le illustrazioni catturano lo sguardo del lettore: caratterizzate da colori brillanti su uno sfondo nero che rappresenta l’interno dell’astuccio, metafora della società, si snoda la vicenda di Rosso e della scoperta della propria natura.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 6

La proposta di oggi è Ranocchio è un… ranocchio di Max Velthuijis ed. Bohem Press Italia

In Ranocchio è un… ranocchio, il protagonista è alle prese con l’accettazione di sé. Per riuscire in questa difficile impresa, dovrà prendere coscienza dei propri limiti, passando attraverso la frustrazione e la sensazione di essere un incapace, mettendo in dubbio il proprio valore. Guarda gli altri personaggi che lo circondano e ha l’impressione che tutti siano dotati di qualcosa tranne lui.

La storia inizia con Ranocchio che si ammira in uno specchio d’acqua e, soddisfatto di sé, dice: “Sono proprio fortunato! Sono bello, so nuotare e so saltare meglio di tutti. Essere un ranocchio è la cosa migliore del mondo.” “Però io posso volare e tu non sei capace” ribatte l’amica Anatra pronta a prendere la rincorsa e a spiccare il volo, lasciando Ranocchio sbalordito e desideroso di volare come la sua amica.

Il piccolo protagonista le prova tutte per riuscire a decollare e librarsi nel cielo: agita le zampe come fossero ali dopo aver preso una lunga rincorsa, si costruisce delle ali con un vecchio lenzuolo, ma ogni tentativo finisce in un fallimento. Ratto interviene cercando di spiegargli che i ranocchi non possono volare e che dovrebbe saperlo. Questa spiegazione non è sufficiente a convincere Ranocchio, il quale chiede chiarimenti ad altri suoi amici.

Scopre così che nessun altro è in grado di volare, ma che ognuno è bravo in qualcosa: Porcello sa cucinare molto bene e Lepre sa leggere, mentre Ranocchio, nonostante ci provi, non è in grado di fare nessuna di queste cose. Sarà l’amico Lepre ad aiutare lo sconsolato protagonista a diventare consapevole delle proprie abilità, che sono uniche e che non tutti hanno ed è proprio il suo essere ranocchio a renderlo importante e amato da tutta la comunità.

Il protagonista, ora sollevato, torna al suo stagno e si specchia soddisfatto di sé, orgoglioso di essere un ranocchio.

Ranocchio è un… ranocchio è un albo che parla di un’esperienza che molti/e bambini/e vivono nella loro quotidianità: il desiderio di possedere le abilità di alcuni amici considerando le proprie come poco interessanti e di nessuna utilità è molto comune. Il racconto insegna ad apprezzarsi per come si è e a valorizzare al massimo le proprie competenze, attribuendo a queste il valore che meritano.

Le illustrazioni sono all’interno di cornici che ricordano dei piccoli quadri, con sfondi dai toni delicati e ben definiti. Il protagonista è rappresentano con occhi sporgenti e un costume a righe che gli donano un’aria simpatica.

 

L’ ACCETTAZIONE DI SÈ E DELLA DIVERSITÀ: giorno 7

L’ultima proposta di gennaio è La cosa più importante di Antonella Abbatiello ed.Fatatrac

Il racconto inizia con un’accesa discussione tra gli animali su quale fosse la cosa più importante. Ognuno individua una propria caratteristica come fondamentale e di maggior valore rispetto a quelle degli altri animali. Il coniglio sostiene che avere lunghe orecchie sia indispensabile, perché permettono di sentire ogni minimo rumore e scappare dai pericoli. Il riccio si trova in disaccordo, dal momento che a rendere veramente sicuro sono gli aculei che proteggono. Per la rana è essere verdi, perché permette di mimetizzarti e di sfuggire ai predatori.

Molti bambini e bambine sentono di avere una caratteristica che li contraddistingue, un pregio che considerano dominante e che può essere fonte di invidia degli altri.

Nel bosco accade esattamente la stessa cosa: ogni animale percepisce la propria particolarità come la più importante e tutti gli altri si chiedono se, in effetti, sia vero.

Sarà il saggio gufo a porre fine alla discussione, spiegando che non c’è una caratteristica migliore di un’altra, perché ognuno può dare un contributo importante utilizzando la propria: il coniglio può avvertire gli altri animali di un pericolo grazie alle sue lunghe orecchie, l’uccello può volare in alto per perlustrare il territorio, la giraffa procurare del cibo con il suo lungo collo. E così sarà per ogni animale.

Essere diversi fa sì che ognuno possa dare il proprio speciale contributo alla comunità attraverso la condivisione e la collaborazione, diventando così utile al gruppo.

Come negli albi fino ad ora proposti, anche ne La cosa più importante si tocca il delicato tema dell’accettazione di sé e della diversità, quest’ultima elemento fondamentale per avere un mondo vario dove ognuno può aiutare mettendo a disposizione degli altri ciò di cui è dotato.

Le illustrazioni dai colori vivaci, appaiono molto divertenti: ogni volta che un animale si vanta con gli altri della propria peculiarità definendola come la più importante, tutti gli animali del bosco ci pensano su e si immaginano con quella caratteristica. Nel libro è così possibile aprire un’aletta in cui si vedono tutti gli animali dotati della particolarità tanto decantata: un momento avranno lunghe orecchie da coniglio, in un altro la proboscide e in un altro ancora zampe palmate. Tutto questo rende le illustrazioni, per la loro stranezza, decisamente buffe.